“Riproviamo con tutte le nostre forze e proibiamo con l’autorità di Dio e dei beati apostoli Pietro e Paolo la pessima malvagità devastatrice e abominevole di appiccare incendi”. E ancora: “Chiunque, dopo la promulgazione del nostro divieto, con intenzione malvagia per odio o per vendetta, avrà causato un incendio o avrà incaricato altri di provocarlo, o avrà prestato consapevolmente consiglio o aiuto agli incendiari, sia scomunicato”. Queste singolari disposizioni ricordate dall’agenzia Sir sono contenute un decreto del Concilio Lateranense II, tenutosi nel 1193. Evidentemente questa piaga (a dimostrazione che non vi è nulla di nuovo sotto il sole) era già viva allora. E non è tutto: “Se poi l’incendiario troverà la morte – aggiungono infatti i vescovi -, sia privato della cristiana sepoltura”. Anche l’assoluzione era condizionata al risarcimento “del danno arrecato”, previo giuramento di “non causare più alcun incendio”. In più, “per penitenza gli si imporrà di stare a Gerusalemme o in Spagna a servizio di Dio per un anno intero”. Dopo circa 800 anni gli incendi ardono ancora. E, soprattutto, nessuno ha più paura della scomunica.
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