Si parla spesso (e lo facciamo anche in questo blog) di dialogo interreligioso. Ma come può la Chiesa dialogare, oltre che con le altre religioni, anche con chi non crede e, più in generale, con la cultura contemporanea? Su questi temi si esercita in un’interessante intervista a Famiglia Cristiana Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura. Leit motiv dell’intervista sembra essere il fatto che la Chiesa non solo non ha nulla da temere, ma anzi tutto da guadagnare, dal confronto con la cultura contemporanea. Dal mondo dell’arte («Vorrei un padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia, perché lì si elaborano le nuove grammatiche artistiche e anche la Chiesa ha qualcosa da dire») a quello della scienza («Dobbiamo discutere le teorie dell’evoluzione e del rapporto tra la conoscenza e la teologia. Non possiamo far finta che non esistano>>) passando per lo stesso linguaggio ecclesiale («La Chiesa fatica a farsi comprendere. Abbiamo linguaggi troppo paludati e a volte curiali. Oltre la siepe della comunità ecclesiale il linguaggio ha toni diversi, usa molte più risorse delle nostre, è più diretto, tempestivo, più adeguato agli stili della modernità>>). Le idee del “Ministro della cultura vaticano” sono indubbiamente buone. Il tempo dirà se si passerà dalle parole ai fatti.
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