Il rapporto tra la religiosità e il benessere individuale è stato l’oggetto di un recente sondaggio che la Gallup ha realizzato negli Stati Uniti d’America nel corso dell’ultimo anno e mezzo. Quello che è emerso è che esiste una stretta correlazione tra i due fattori nella vita degli individui: ad un maggiore tasso di religiosità corrisponderebbe un maggiore tasso di benessere individuale. Ai fini del sondaggio, la popolazione statunitense è stata suddivisa in tre macroaree: i molto religiosi, i non religiosi e i moderatamente religiosi. Al primo segmento appartengono coloro che dichiarano di frequentare con regolarità un luogo di culto almeno una volta la settimana e comprende il 43,7% della popolazione adulta. I non religiosi, al contrario, sono coloro che dichiarano che la religione non è un fattore importante della propria esistenza e non frequentano pressoché mai luoghi di culto. Si dichiara tale il 29,7% della popolazione adulta. I moderatamente religiosi, infine, rappresentano il 26,6% della popolazione adulta.
La differenza del benessere percepito individualmente, notano gli autori della ricerca, è altamente significativa, anche se è difficile individuarne le cause. Il rapporto causa – effetto potrebbe anche essere invertito: è cioè possibile che individui che godono di maggior benessere possano essere spinti a dare più importanza alla religiosità nella propria esistenza. Quello che è certo è che comunque la religiosità incrementa l’interazione sociale e spinge verso stili di vita in grado di ridurre lo stress, tutti fattori che hanno ovviamente ricadute positive sul livello di benessere. Senza contare che la religione è in grado di fornire meccanismi ed anticorpi in grado di far fronte ai problemi e alle sconfitte della vita.
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Il primo giovedì di maggio è il giorno in cui tradizionalmente negli USA si svolge il 

La fine di ogni anno, si sa, è tempo di bilanci e di “Top Ten”. Non è quindi inutile chiedersi quali siano state, nel corso di questo 2009 che sta per concludersi, le maggiori vicende religiose raccontata dai giornali. Dagli Stati Uniti provengono tre diversi elenchi abbastanza interessanti, anche perché denotano una particolare sensibilità che sarebbe utile paragonare con altre, se simili elencazioni esistessero anche altrove (o almeno se se ne avesse notizia).
La percentuale degli americani che affermano di non appartenere a nessuna religione è cresciuto del 15% dal 1990 ad oggi, anche se questo non significa che gli USA stiano diventando un Paese di atei, visto che il numero di coloro che si definiscono tali tra i non professanti è rimasto invariato. È questo forse il dato più interessante di un’
Gli americani, si sa, amano cambiare. Anche in fatto di religioni, come dimostra l’ultimo studio elaborato dalla