La moda rende felici (e anche la ripetizione)

Quella di Franco La Cecla è una singolare figura di antropologo – architetto – urbanista (al quale tra l’altro occorse pochi anni fa una disavventura che poteva costare cara) che vale la pena davvero conoscere. Chi non lo avesse ancora incrociato (oltre che leggere un articolo che La Stampa ha recentemente dedicato al Nostro) può prendere l’occasione per farlo dall’uscita della sua ultima opera: La moda rende felici (per mezz’ora almeno). Per invogliare alla lettura, ecco qui un piccolo brano in cui l’autore da un saggio della sua acribia nell’esplorare i confini della nostra contemporaneità, in questi caso quelli del sacro: “Spesso chi partecipa a un rito si annoia, come si annoia chi ripete lo sgranamento del rosario, il mantra buddhista o la preghiera ai 99 nomi di Allah. E gli stessi indigeni della foresta si distraggono mentre altri praticano un rito, ridacchiano, guardano altrove. Questo comportamento non inficia il rito, anzi lo conferma. Il rito deve inserirsi nella banalità quotidiana, nel lento fluire del tempo apparentemente uguale”. Che è poi nient’altro di ciò che sanno tutti gli innamorati che non si stancano di ripetere “Ti amo” all’oggetto del loro amore. Solo che spesso tendiamo a dimenticarlo.

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11 Risposte

  1. parole sante donMo: la ripetizione rende felici. Come i cani che ripetono le stesse cose e si sentono rassicurati.

    Sai che quando misero la Messa in lingua e tolsero il latino un gruppo di sanscritisti e matematici olandesi pagò per farsi celebrare la messa in latino? Nessuno di loro ci capiva niente ma la ripetizione dei suoni li rendeva felici.

    D’altronde, quando io aiutavo il prete da bambina mi dava dei sonori scappellotti (ridevo troppo mi muovevo oppure danzavo) invece di fare le sue cose. Al rosario, intendo. Diceva la metà delle preghiere e si distraeva pure lui.
    😉

  2. Io sono ancora più avanti: mi distraggo pure da solo:) Però è vero: anche la distrazione fa parte della vita e non bisogna disprezzarla.

  3. ma tu li dai gli scappellotti ai ragazzini che ti aiutano, se ne hai?
    😦

  4. No no, mai. Però (visto che erano, come sul dirsi *altri tempi*) mamma mia quanti ne ho presi 😦

  5. già, adesso se un prete fa così diventa in odor di sadomaso, se un maestro fa così di pedofilia, e comunque si verrebbe accusati di violenza, ne sono certa.
    Beh, io ehm ho preso anche le bacchettate sulle mani.
    😦 😦 😦
    dal maestro però, ma era molto bravo e mi sa che mi ha insegnato le poche cose buone che ho imparato.
    Devo dire poi che ero terribile, avere una come me in aula o vicino la sbatterei fuori ogni secondo…!:)

  6. ah di bacchettate sulle mani ne ho prese così tante pure io che a volte mi stupisco che ancora riesco a scrivere!

  7. davvero donMo? Io quando lo dico si stupiscono tutti, dice che già non si usava più…
    Invece si usava eccome.
    Però io non faccio testo, ero un po’ terribilina..
    😉

  8. Non usava più? Dipende dalle generazioni: evidentemente le nostre non sono così lontane:)

  9. ma tu eri terribile? ti muovevi sempre come me? io non chiacchieravo, facevo rumore mi muovevo e facevo tanto i fatti miei..

  10. Beh ma eravamo pressochè simili: neanc’io chiacchieravo molto e mi facevo i fatti miei. Forse messi nello stesso banco non ci saremmo dati fastidio:)

  11. repetita iuvant

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