Blog Day! Blog Day!! Blog Day!!!

È tardi per partecipare al Blog Day? Ma no, visto che mancano ancora diverse ore alla mezzanotte. Il fatto è che non  me ne ricordavo (peccato mortale per un “vecchio” blogger) e me ne sono accorto casualmente sbirciando il blog di Isadora. In ogni caso, questi sono i miei magnifici cinque:

I tempi e le idee: Andrea Zanardo è un ebreo fiorentino che da poco tempo ha fatto aliyah insieme alla moglie Sara e ora si trova a Gerusalemme dove studia per diventare rabbino. A leggerlo sembra di stare lì con lui.

Ribat al mujaheed: punti di vista interessanti sul e dall’Islam.

Luigi Accattoli: il blog del vaticanista del Corriere della Sera (peccato per alcune commentatrici, ma nessuno è perfetto).

Sperare per tutti: Christian Albini è dotato di una virtù sempre più rara: la saggezza. Sarà demodé affermarlo, ma è così.

L’attenzione: il blog di Lorenzo Gobbi (peccato che ogni tanto si metta in sonno).

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Maria con il burqa e Gesù – Osama: arte o provocazione? (O tutte e due?)

Si può considerare opera d’arte una statua raffigurante la Vergine Maria che indossa il burqa? E un quadro rappresentante alternativamente Gesù Cristo e Osama Bin Laden a seconda del punto di vista dell’osservatore? (Tra parentesi: chissà cosa penserà della cosa l’amica blogger Cristina, che quanto a creatività non è seconda a nessuno). In ogni caso, la risposta è negativa (vale a dire non è arte, secondo quanto riportato dal Sydney Morning Herald) per i politici australiani (il primo ministro John Howard ha detto trattarsi di due opere gratuitamente offensive) e per i vertici della Chiesa cattolica australiana (l’arcivescovo di Sidney, il cardinal George Pell, ha definito le ha definite noiose e banali). Le medesime, che hanno partecipato al Blake Prize, un importante concorso australiano che ha lo scopo di promuovere l’arte religiosa, sono state invece difese dai rappresentanti dell’Australia’s Islamic Council, che rappresenta le più importanti associazioni islamiche del nuovissimo continente. Le motivazioni addotte dal suo presidente, Ikebal Patel, sono particolarmente interessanti. La statua raffigurante Maria con il burqa, dice in pratica quest’ultimo, non può essere considerata offensiva in quanto la stessa è raffigurata con l’abbigliamento modesto che ci si aspetterebbe dalle nostre madri e sorelle. Decisamente più complessa la questione del quadro raffigurante Gesù – Osama, in quanto l’Islam vieta le raffigurazioni dei profeti. Mah. Quello che è certo è che le opere vincitrici quest’anno del Blake Prize (una Via crucis, un’Ultima Cena e dei non meglio precisati bisbigli non è che siano chissà quali capolavori). Almeno le opere di cui si parlava prima (al di là di quella che può essere stata la volontà provocatoria dell’artista) hanno il merito di far discutere.

La “Piccola via” di Teresina: un’intuizione presente in molte vie spirituali

Sono passati dieci anni da quando Santa Teresa di Gesù Bambino (più nota come Santa Teresina e particolarmente cara ai blogger) è stata nominata Dottore della Chiesa. Per l’occasione, il mensile 30 Giorni pubblica un interessante scritto della sorella Céline Martin che parla della cosiddetta “piccola via”, il punto cardine della spiritualità della santa francese. Ricorda la sorella che l’intuizione di Teresa era già stata fatta propria da quelli che lei definisce “alcuni grandi filosofi cinesi” e fa degli esempi: <<La virtù matura approda allo stato d’infanzia» (Lao Tse, VII sec. a.C.).
«Grande uomo è colui che non ha perduto il suo cuore di fanciullo» (Meng Tse, IV sec. a.C.).

E ancora: «Conoscere la virtù virile significa progredire sempre nella via del bene e ritornare all’infanzia» (Tao Ta-Ching)>>
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Segno, questa comunanza di pensiero, che le grandi anime sanno arrivare alle medesime intuizioni indipendentemente dal punto di partenza e da quello di arrivo. La cosa darà magari qualche dispiacere ai teorici della specificità cristiana ad oltranza e a coloro che usano l’identità come una clava, ma che è comunque (o forse proprio per questo) molto consolante.

L’acqua come bene universale: da San Francesco ai giorni nostri

“L’acqua di Dio”: questo titolo di un post del blog di Beppe Grillo non poteva ovviamente non incuriosirmi. Contiene tra l’altro la lettera di un sacerdote lombardo, don Giorgio De Capitani, volta a stimolare la riflessione sulle leggi che tendono a “privatizzare” l’acqua. “Un tempo –afferma tra l’altro il sacerdote- i beni naturali erano di proprietà dell`universo. Erano visti come beni esclusivi della divinità, che li rimetteva al servizio dell`uomo. L`acqua era un dono di Dio, e tale rimaneva. Oggi non si fa altro che appropriarsi di ogni dono di Dio, e così, ad esempio l`acqua, diventa una merce”. C’è molto di vero in queste riflessioni. Per completezza dell’informazione, c’è magari da aggiungere che giusto il prossimo 1 settembre la chiesa cattolica celebra la seconda Giornata per la salvaguardia del creato. Argomento di quest’anno (e non è un caso, si vede che l’argomento è tra quelli “sensibili”) è proprio l’acqua. Ma qualcuno era sensibile all’argomento già svariati secoli fa: “Laudato sii mio Signore per sor’acqua, la quale è molto utile et umile et pretiosa et casta”. Si chiamava San Francesco d’Assisi, e peccato ancora non esistessero, se no magari –pur di raggiungere il maggior numero di persone- avrebbe aperto pure un blog, tanto ci sono svariate piattaforme gratuite e non avrebbe infranto neppure il voto di povertà.

Update: Che poi, a ben considerare, sempre a proposito di acqua, forse è un bene che il caro Francesco sia nato prima dell’avvento del Web, almeno ha evitato di vedere certe cose.

Maradonisti di tutto il mondo uniti (da una Chiesa)

Il Dio della tradizione cristiana e quello della tradizione ebraica, l’Allah islamico e gli innumerevoli dei delle tradizioni hindu e della Grecia classica scrutano preoccupati l’avvenire: un nuovo, formidabile competitor ha infatti deciso di fare la sua comparsa nel già affollato supermarket delle religioni. Il suo nome è: Diego Armando Maradona. Messa così sembra al massimo una boutade di fine estate, invece è tutto vero, come informa il quotidiano messicano Milenio (la notizia è stata ripresa in Italia dal Sole 24 Ore). “Come tutte le chiese che si rispettino –informa il quotidiano- ha delle festività e celebra i suoi riti. Il Natale si festeggia nella notte tra il 29 e il 30 ottobre, giorno in cui il piccolo Diego Armando Maradona venne al mondo. I fedeli si riuniscono a Rosario attorno ad un albero di Natale e a un maxi-schermo sul quale scorrono i gol più belli del divo. Di solito viene invitato anche qualche amico della cerchia di Maradona che racconti aneddoti vissuti dal campione. Poi c’è l’Anno Nuovo maradonita: naturalmente gli anni si contano a partire dal 1960, anno di nascita del divo, e attualmente siamo nel 49 d. D. (dopo Diego). La Pasqua è fissata per il 22 giugno, data di Argentina-Inghilterra, giorno in cui Dio si manifestò, rendendo pari a sé il divo Diego”. E poteva mancare un sito? Ovviamente no, eccolo qua. Non si dice nulla però dei ministri di culto, chissà se hanno pure seminario per la loro formazione.

Update: c’è anche la Chiesa del rugby

Francia: il matrimonio tra ministri di culto che non si doveva fare

E vissero felici e contenti? Il punto di domanda è d’obbligo riguardo alla vicenda che vede protagonisti Catherine Stoerkel e Jonathan Levy, freschi sposi. Il problema è che, secondo alcuni, il matrimonio non si doveva fare. Il problema sorge dalla particolare “professione” svolta dai due sposi: lei è infatti una donna pastore protestante, lui un rabbino ebraico. A quanto pare, di matrimoni tra ministri di culto di diverse religioni non si aveva fin qui notizia. Mentre la Chiesa della sposa ha preso bene la cosa accettando il matrimonio, lo sposo rabbino è stato invece destituito dall’incarico. I due si erano conosciuti nel 2006, quando la donna stava facendo ricerche (rivelatesi poi galeotte) sulle origini ebraiche della propria famiglia. Sposatisi nel luglio scorso a Gerusalemme, i due sposi stanno indubbiamente vivendo ora un periodo difficile e contrastato. Peccato: un matrimonio del genere poteva (e forse ancora può) diventare un buon laboratorio di dialogo. Quindi, tanti auguri agli sposi.

 

I Guerrieri di Dio: alle radici del fondamentalismo

La celebre emittente televisiva americana CNN ha appena mandato in onda in prima serata un’interessante serie di tre documentari intitolata God’s Warrior (i Guerrieri di Dio). Opera di una della sue migliori giornaliste, Cristiane Amanpour, la serie aveva come scopo dichiarato quello di far luce sulla crescente insorgenza del fondamentalismo all’interno delle tre religioni monoteiste. La giornalista è andata alle radici del conflitto tra Sciiti e Sunniti, ha cercato di capire come mai così tanti musulmani sono pronti ad immolare la propria vita per la causa di Allah, ha indagato sulla BattleCry, un’organizzazione evangelicale americana finanziata per la maggior parte da esponenti della cosiddetta moral majority del da poco defunto telepredicatore Jerry Falwell, ha cercato di capire le ragioni dei coloni ebrei. Qualcuno ha accusato il programma di mettere sullo stesso piano fenomeni che sono di per se diversissimi. Ovviamente tutte le critiche sono lecite, va comunque apprezzato lo sforzo di discutere di simili problematiche e soprattutto di farlo in piena estate. C’è da augurarsi che il programma venga importato da qualche Tv nostrana almeno in inverno. Per il momento siamo ancora alle prese con le repliche di “Furia cavallo del West”.