Buddhismo in chiaroscuro tra Giappone e Cina

Ogni anno, nei primi giorni di agosto a ridosso dell’anniversario del bombardamento atomico su Hiroshima, i buddisti giapponesi della corrente Tendai organizzano un incontro interreligioso di preghiera sul sacro Monte Hiei per tenere vivo lo spirito della Giornata di preghiera per la pace promossa ad Assisi da Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986. Quello di quest’anno era particolarmente importante perché il ventesimo della serie. Lo stesso Papa ha quindi inviato un messaggio al Venerabile Kahjun Handa, leader del Buddismo Tendai, in cui esprime la sua “vicinanza spirituale” a quanti hanno preso parte all’incontro.

Notizie decisamente meno buone per il buddismo provengono invece dalla Cina. Come informa tra gli altri anche Asia News, infatti, dal prossimo primo settembre entrerà in vigore una norma che “stabilisce che tutte le reincarnazioni  (del Buddha, ndr) devono fare richiesta di approvazione ai dipartimenti provinciali o nazionali, a seconda “della loro fama o influenza”. La nuova regola, pubblicata sul sito governativo, serve per “mantenere ordine nel buddismo tibetano e creare una società armoniosa”. Una società armoniosa con il bollino del partito. Già la cosa fa un po’ tristezza.

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2 Risposte

  1. Cinesi maledetti! Vedrai tra qualche anno.. sinceramente mi fanno paura.

  2. In effetti qualche motivo di allarme c’è.

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