Sorpresa (forse): gli immigrati sono in maggioranza cristiani

Come ogni anno a fine ottobre, è stato presentato alla stampa il Dossier immigrazione, curato come sempre da Caritas Italiana e Migrantes. Peccato che la maggior parte dei resoconti si sia incentrata sul contributo che gli immigrati possono dare all’economia. Ci sono, infatti, altri dati interessanti cui dar conto, per esempio quelli relativi alle religioni degli immigrati. Si apprende quindi dal rapporto che i cristiani (1.791.758) sono quasi la metà degli stranieri presenti, anche se gli ortodossi nell’ultimo anno hanno superato i cattolici di 233.000 unità (sono oggi 918.000). I musulmani, con più di 1 milione di presenze, sono il secondo gruppo religioso del Paese, presenti in 735 luoghi di preghiera o associazioni. “Pensiamo che nell’attuale contesto – affermano gli autori del dossier – si possa condividere un impegno che unisca cattolici, cristiani di altre confessioni e fedeli di altre religioni, per mostrare alla società che credere in Dio non solo ha un valore personale ma può essere anche costruttivo per l’intera società”. Alcuni rimarranno forse stupiti nell’apprendere che gli immigrati sono per la maggioranza cristiani e non islamici, ma abbattere i luoghi comuni è un esercizio sempre salutare.

Vivere biblicamente: la ricerca di un ebreo agnostico americano

Cari lettori maschietti, avete mai pensato a cosa potrebbe succedere se, tornando a casa, diceste a vostra moglie che avete in programma di aggiungerne un’altra e poi magari un’altra ancora? Bene, se la vita non vi sembra abbastanza complicata, questo è il tipo di problemi che si è fatto per un anno A. J. Jacobs, un ebreo (anche se si definisce tale come l’Olive Garden può definirsi un ristorante italiano, evidentemente ha avuto problemi con la sua cucina) americano che per un intero anno ha cercato di vivere seguendo alla lettera i dettami della Bibbia e poi ci ha scritto sopra un libro. Per dire delle problematiche che Jacobs ha dovuto affrontare: ha dovuto evitare di avere rapporti sessuali con la moglie subito prima e subito dopo il ciclo mestruale, ma ha anche dovuto evitare di sedersi accanto a donne mestruate, cosa che afferma avergli procurato qualche grattacapo nella metropolitana di Manhattan. Quest’ultimo dev’essere stato un problema difficile a risolvere, ma non quanto lo spezzare il collo di una mucca accanto alla scena di un omicidio irrisolto. Insomma, pare di capire, la ricerca e il libro sono poco più di un divertissement, che magari potrebbe essere simpatico leggere nelle fredde serate dell’incipente inverno, ma nulla di più.

God Tube: un “ghetto” cui guardare con attenzione

In tutta sincerità, all’inizio avevo un po’ snobbato (e forse quel “po’” è di troppo) il fenomeno. Al pari, infatti, dei suoi omologhi islamico ed ebraico, mi sembrava una sorta di ghettizzazione. O meglio, di autoghettizzazione, che di tutte è la peggiore. Se qualcuno non avesse ancora capito, si sta parlando di GodTube, “clone” in salsa cristiana del celeberrimo YouTube. Ora, un paio di letture, dovrebbero indurre ad una più attenta riflessione. La prima viene dal Los Angeles Times, dove si riportano dati che fanno davvero riflettere. Come l’impressionante incremento del numero di visitatori, per esempio. Altre interessanti considerazioni vengono da un post pubblicato da Il Comunicatore in cui, dopo aver preso in esame il fenomeno, si fa cenno, più in generale, alla propensione degli internauti alla navigazione in siti ad argomento religioso. “Oggi 82 milioni di americani – è uno dei dati che personalmente mi hanno più colpito- vanno su Internet per motivi legati ai loro interessi religiosi; sono più di quelli che usano la rete per interrogare la loro banca o per cercare di fare nuove conoscenze”. Insomma, GodTube sarà pure un ghetto, ma un ghetto cui guardare con molta attenzione.

Tra icone e dipinti zen, un fine settimana all’insegna dell’arte

Non c’è davvero che l’imbarazzo della scelta per chi, in questo fine settimana, sia deciso ad andar per mostre. Eccone alcune diverse tra di loro, ma tutte ugualmente interessanti. La prima ci porta presso la basilica di Santa Maria in Montesanto, a Roma, dove ieri si è tenuta a vernice di Sulle tracce dell’Icona, una mostra degli allievi del corso di Tecniche Pittoriche Antiche della Scuola d’Arte e dei mestieri del Comune di Roma “Nicola Zabaglia” che si sono cimentati con quella che non è solo una tecnica pittorica ma prima di tutto un itinerario spirituale. Dal cristianesimo allo Zen, ecco che a Milano sono in scena i dipinti della collezione di Renzo Freschi. Si tratta di 27 lavori datati dal XVIII agli inizi del XX secolo che presentano i soggetti più caratteristici della pittura e della dottrina Zen. Tornando a Roma, ecco una mostra originale fin dal titolo: “Modigliani e la spiritualità africana”, un itinerario che mette in parallelo le opere dell’artista italiano e quelle di alcuni artisti africani. Una spiritualità poco nota ai più, quella africana, che la mostra romana contribuirà certamente a far conoscere maggiormente.

La rinnovata attenzione alla religiosità è figlia della paura (Romano docet)

Davvero interessante l’editoriale che Sergio Romano pubblica sul Corriere della Sera oggi in edicola. Prendendo lo spunto dall’aumentato numero del turismo religioso a Roma dopo l’elezione al pontificato di Benedetto VXI, Romano fa alcuni esempi (dai funerali di Boris Eltsin alla protesta dei monaci Birmani, da un’assemblea di evangelici americani alla Turchia, passando per il Ramadan) per portare acqua al mulino della tesi che il “mercato religioso” (come lo chiamano i sociologi) tira come non mai. Anche l’integralismo musulmano, a parere dell’editorialista, non sarebbe che un aspetto di questa rinnovata attenzione ai temi religiosi. Attenzione che ha un padre, anche se sarebbe meglio chiamarlo patrigno, con un nome ben preciso: paura. Si va dalla paura economica e sociale a quella ambientale, passando per quella che investe l’area delle certezze e della moralità. “Ciò che può sembrare progresso conclude Romano- rappresenta per molti un fattore di smarrimento e di confusione. Mentre gli uomini politici vivono alla giornata e cercano di accontentare tutti i loro elettori, le religioni danno risposte nette e offrono ai fedeli disorientati l’ancora della certezza”. Tesi un po’ all’ingrosso, bisogna dire, ma che comunque hanno il pregio di non prestarsi ad equivoci e che possono rappresentare una buona base di discussione.

Internet? per i netizen americani offre molte opportunità per la vita spirituale

Cosa pensano i netizen americani della Rete in generale, del suo utilizzo e della sua influenza nella propria esistenza personale? A questa domanda ha inteso rispondere un sondaggio i cui risultati sono stati resi noti in Italia da Punto Informatico.  Se ne parliamo qui è perché nel sondaggio si fa cenno anche alla sfera spirituale. A parte che “molti degli intervistati amano la rete come il prossimo loro”, ma l’aspetto forse più interessante della cosa è che “il 6 per cento dei rispondenti ha considerato Internet un tentatore strumento del demonio, c’è chi vede nella rete un viatico che accompagna al divino, di qualunque natura esso sia. Sono addirittura il 20 per cento i militanti di alcune frange della cristianità protestante a ritenere che Internet conduca alla salvezza”. Fa riflettere questa cosa che sono molti di più coloro che vedono le opportunità positive della Rete che quelle negative (poi lasciamo stare se la medesima sia uno strumento diabolico o porti alla salvezza: nessuna delle due, ma il discorso porterebbe lontano).

Top Verses: i versetti biblici “al top” per popolarità

Davvero una gran bella applicazione quella di cui parla il sempre informatissimo ChurchRelevance. Si tratta di TopVerses.com, che si propone di far effettuare all’utente ricerche per parole chiave o casuali sui versetti biblici, appunto, “al top” per popolarità. Per determinare la popolarità degli stessi, è stato condotto un apposito studio tra i 37 milioni di riferimenti biblici presenti in rete. Come notato dal sito francese BlogDei, le sorprese non sono mancate. Se c’era infatti da aspettarsi che ben 87 versetti su 100 tra i più popolari appartenessero al Nuovo Testamento, può magari destare stupore che al “top” dei libri biblici neotestamentari (sempre per citazioni) si collochi la non celeberrima Lettera agli Efesini. Stupore magari aumentato dal fatto che, se si passa all’Antico Testamento, vediamo un altro piccolo libro, quello del profeta Malachia, svettare con cinque versetti citati tra i primi mille. Insomma, anche in campo biblico, piccolo è bello.