E’ dedicato al meticciato l’ultimo numero della rivista Oasis

È arrivato in libreria l’ultimo numero di Oasis, ottima pubblicazione in più lingue (italiano, inglese, francese, arabo e urdu). L’ultimo numero della rivista, di cui ci siamo già occupati, ha come titolo “Uno più uno uguale tre. Quando i mondi si toccano: ipotesi sul meticciato contemporaneo” e tenta di rispondere, tra l’altro, alle seguenti domande: ciò che avviene oggi nel mondo, sull’onda delle migrazioni dei popoli e della globalizzazione tecno-economica, può essere definito come un gigantesco, caotico e drammatico incrociarsi di civiltà e di culture? La categoria di meticciato è utile per capire i processi del cambiamento? Quale il volto del meticcio di oggi? Tra i contributi apparsi sulla rivista e  meritevoli di segnalazione, l’editoriale del Patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola e la riflessione sull’argomento di otto studiosi provenienti da esperienze diverse.

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2 Risposte

  1. E’ dedicato al meticciato l’ultimo numero della rivista Oasis

    Ciò che avviene oggi nel mondo, sull’onda delle migrazioni dei popoli e della globalizzazione tecno-economica, può essere definito come un gigantesco, caotico e drammatico incrociarsi di civiltà e di culture? La categoria di meticciato è utile pe…

  2. IMMIGRAZIONE, INVASIONE E ALTRO
    Le migrazioni hanno contraddistinto fino dagli inizi la storia dell’umanità. L’homo sapiens dall’Africa per millenni si è spostato fin a raggiungere ogni luogo del pianeta. Forse la fame, il bisogno di nuovi territori di caccia. Forse la sete di avventura. Forse l’avidità di ricchezze e di potere che per millenni hanno spinto eserciti e condottieri ad invadere i territori altrui.
    Marco Polo e Cristoforo Colombo a loro modo sono stati migranti.

    Gli italiani sono più di tanti altri un popolo di migranti. Storie di miseria e fatica, in condizioni durissime attraversando gli oceani. Condizioni terribili di sfruttamento e di disprezzo nel nord e nel sud delle Americhe. Italiani che hanno dato la vita a centinaia nelle miniere del Belgio, dove alcuni bar erano vietati ai cani e agli italiani. Italiani che da tutte le regioni sono emigrati a milioni in tutto il mondo.Italiani che dal sud sono venuti al nord per lavorare nell’edilizia e nelle fabbriche poi. Ho davanti agli occhi una foto che non posso allegare: meridionali a Milano, interno della baracca dormitorio di un’impresa edile a Baggio , nel 1953.Letti a castello, niente spazio, nessuna intimità. Questo si vede anche oggi, solo che gli emigranti hanno cambiato colore. Gli italiani emigrati verso i paesi europei tra il 1876 e il 1975 sono stati nel complesso quasi 14 milioni. In direzione dei paesi transoceanici sono invece partite circa 12 milioni di persone, per un totale di 26 milioni. Nel periodo compreso tra il 1886 e il 1930 si è registrata la massima intensità di movimento, con una punta negli anni intorno al 1910, quando sono partiti più di tre milioni di emigranti, di cui circa un milione e mezzo verso gli Stati Uniti. Dopo la diminuzione dei flussi durante il fascismo e la seconda guerra mondiale, dalla metà degli anni 50 le partenze ripresero, specialmente con destinazione Germania e Svizzera. Nei primi anni ’70 il fenomeno è finito: è cominciato il tempo dell’immigrazione. Fonte dei dati: L’Unità – inserto novembre 1991.
    Va comunque detto che nella gran parte gli italiani non erano clandestini. Ed era grande l’affinità culturale e religiosa con i popoli che li ospitavano. Alcuni italiani però non erano in grado di capirsi tra loro perchè provenivano da diverse regioni, almeno nei primi decenni.

    Gli emigranti di cui voglio parlare non sono quindi spinti dalla curiosità di scoprire un mondo misterioso, ma dalla miseria, a volte dalla fame. Spesso lasciando con il cuore gonfio e grande nostalgia la loro terra e i loro affetti.

    E i migranti sono stati per secoli e sono tuttora una risorsa per molti paesi, quando l’economia è in crescita, quando nei paesi ricchi si stenta a reperire nel mercato del lavoro interno personale disponibile a svolgere le mansioni pìù umili e faticose. Per i paesi poveri infine, cui arrivano le “rimesse” degli emigranti.

    Da almeno vent’anni stiamo affrontando una ondata migratoria senza precedenti, dal sud al nord del mondo e dai paesi più poveri dell’est Europa e dell’Asia. Il volto delle nostre città è cambiato in pochi anni , dai “vu cumpra” curiosità delle spiagge ai nostri giorni come tutti possono vedere .

    Relativamente alle situazioni di miseria , fame e malattie in cui versano centinaia di milioni di persone mi pongo i seguenti problemi, a cui non so dare esaurienti risposte e documentazione e su cui gradirei molto qualunque contributo, anche bibliografico.
    1) quali sono le responsabilità che l’occidente ha avuto fino a tutto il periodo coloniale e com’era la vita, particolarmente in Africa, prima dell’arrivo dell’uomo bianco?
    2) quali sono le responsabilità che l’occidente ha avuto nelle periodo post coloniale e che ha tutt’ora. Vedi sfruttamento economico e di risorse ma vedi anche il ruolo di paesi diversi quali la Russia e la Cina
    3) come sono organizzati gli aiuti dei paesi ricchi, vedi anche i paesi arabi, nei confronti del terzo mondo. Quanto proviene dagli stati e quanto da organizzazioni umanitarie? E quali sono i limiti che si pongono all’opera di moltissime organizzazioni?
    4) quali sono le cause di miseria e degrado in cui versa il terzo mondo non dipendenti dai comportamenti dei paesi ricchi . Vedi arretratezza culturale e mancanza di ceti medi evoluti, vedi mancanza di spirito di impresa e di capitali, vedi mancanza di democrazia. Intere nazioni sono governate da bande di militari e mafiosi legalizzati con diritto di voto all’ONU. Vedi difficoltà del clima che nei millenni ha reso inevitabilmente più difficile lo sviluppo.

    I precedenti punti sono da ritenersi ovviamente uno schema parziale essendo diversissime le storie e le situazioni nei vari paesi.
    A tal proposito vorrei proporre solo alcune parziali riflessioni.
    Gli aiuti al terzo mondo non sono solo un problema di invio di aiuti materiali, ma anche di organizzazione delle economie. Si pensi alle difficoltà e ai fallimenti del recente WTO.
    Non si tratta solo di fornire aiuti materiali: occorre fornire tecnologie, cultura, professionalità. Non basta regalare pesci, occorre insegnare a pescare. Ma anche solo inviare aiuti non è semplice. Vorrei citare a titolo di esempio parte di un articolo a firma Massimo Alberizzi apparso in ottobre 2008 nel Magazine del Corriere della Sera. Si legge “In Somalia la fame viene usata come arma di guerra. Gli islamici più oltranzisti, per aggiudicarsi il consenso e il sostegno della popolazione, pretendono di essere i soli autorizzati a portare aiuto. Tolgono di mezzo quanti possono mettersi “in concorrenza”. E ancora per l’Eritrea : “La carestia non è sempre causata dalle condizioni metereologiche, dalla siccità o dalle alluvioni. In alcuni casi sono le politiche scellerate dei governi che aggravano la situazione. In Eritrea il governo dal pugno di ferro guidato dal dittatore Isayas Afeworki ha distrutto l’economia. Nazionalizzato tutto, anche i piccoli pescatori, che devono vendere il loro pescato a prezzi irrisori. I guadagni non permettono neppure di pagare il gasolio per far navigare i pescherecci. Così una delle più importanti risorse del Paese è crollata e il mercato del pesce di Asmara, una volta ricco e sfarzoso, oggi è miseramente vuoto. Risultato: galere gonfie, migliaia di profughi in fuga (molti dei barconi che arrivano alle nostre coste sono carichi di eritrei) e un milione e mezzo di persone, su una popolazione di 5 milioni, secondo una stima dell’ONU, vivono di stenti. Il regime pretende di controllare tutti gli aiuti e non vuole che i donatori ci mettano il becco. Ha perfino espulso organizzazioni come Mani tese…”

    Se percorressimo la storia dei decenni trascorsi, solo relativamente all’Africa di storie come queste potremmo scriverne a centinaia, anzi di molto peggiori .

    Vorrei citare ancora, sempre dal Magazine un articolo di settembre 2008 a firma Enrico Mannucci.
    “ARMI, è un mercato in continua espansione, cresciuto del 6% nel 2007 toccherà quota 1500 miliardi nel 2008. Trainato dalle aree di crisi ma anche da zone a prima vista più quiete come il Sud America.” Non si arma solo il ricco occidente.

    Una domanda mi pongo: quanti sono in tutto il mondo i possibili migranti, che vivono in condizioni di vita durissime, alcuni rischiando la stessa vita per il regime dittatoriale del loro paese, che progettano di trasferirsi nel ricco nord del mondo, quante centinaia di milioni di persone?

    In Italia il dibattito sui problemi dell’immigrazione è da anni aperto e costituisce uno dei punti più caldi dello scontro politico. Mi chiedo: chi è favorevole, sia pur con diverse articolazioni, all’arrivo degli immigrati, anche clandestini?
    – La sinistra estrema, da parte di alcuni si propone anche la chiusura dei centri di permanenza.
    Per molti vale lo slogan secondo cui siamo tutti clandestini
    – pur con necessari distinguo la sinistra moderata
    – le gerarchie ecclesiastiche e di conseguenza molti cattolici: è parte integrante della loro religione che considera tutti fratelli e ritengo su questo superfluo soffermarsi. Basti ricordare Gesù : “ogni volta che avrete fatto questo ai miei fratelli .. lo avrete fatto a me”.
    – gli industriali e gli imprenditori in genere, quelli onesti e capaci, che non trovano tra gli italiani manodopera sufficiente
    – gli imprenditori che desiderano sfruttare i clandestini facendoli lavorare”in nero” e pagandoli pochissimo, con orari impensabili, senza rispetto delle norme di sicurezza e tenendoli in condizioni inumane di alloggio, a volte quasi in condizioni di schiavitù.
    – la massa nascosta di coloro che a vario titolo sfruttano l’emigrazione, affittando alloggi abusivamente, fornendo documenti falsi, falsi certificati di lavoro ecc.

    Si tratta di una massa notevole di cittadini votanti che cercano di intervenire sulla pubblica opinione e di condizionarla nel momento del voto.

    Chi è contrario all’immigrazione? O anche chi si pone in modo problematico di fronte al problema?
    Ritengo sia difficile una classificazione rigida, come del resto non deve essere intese come tale neppure la precedente dei favorevoli.

    Sono contrari o perplessi molti cittadini, probabilmente la maggioranza degli italiani, che non si nascondono i problemi posti dal grande numero di immigrati presenti ormai in Italia e in Europa, numero che aumenta continuamente con i continui sbarchi. Ma anche in tanti altri modi, nascosti in autocarri, navi, autobus…..attraverso tutti i porti e tutte le frontiere.

    Tra i contrari ci sono indubbiamente cittadini qualunque , politici in buona fede e politici che cercano di sfruttare la paura della gente per il loro tornaconto. Ci sono anche emigrati che, sistemata la loro posizione, sono contrari ai nuovi arrivi. Tutto questo importa poco. Prioritario è invece esaminare quali sono i benefici e quali i problemi che l’immigrazione comporta.

    Beneficio importante è sicuramente la possibilità di tenere in vita molte industrie che si fermerebbero senza il contributo degli emigranti. Gli immigrati regolari e regolarmente stipendiati inoltre pagano le tasse e contribuiscono, come popolazione attiva, al pagamento delle pensioni degli italiani, visto il numero sempre più elevato di persone anziane e pensionate.

    Un altro beneficio potrebbe essere il fatto che ci si sta avviando verso un mondo multiculturale e multirazziale (mi si consenta l’uso del termine razza in senso buono, fermo restando che geneticamente le razze non esistono) .Se si preferisce multietnico. Una società in cui le culture si scambiano, si aggregano. Una società in cui vivendo e lavorando insieme si impara a conoscersi, a rispettarsi, a non aver paura del diverso, anzi riconoscendo nella diversità una bellezza e un valore.
    Non sono le mescolanze che devono fare paure, come i fiori variopinti in un prato, ma le masse di uguali, tutti irrigimentati, tutti con un unico credo e certezza, omologati e pronti a combattere per i capi e la bandiera. Sono gli omologhi degli eserciti nazisti e comunisti, solo due esempi del secolo passato. Chi non ricorda di aver visto le grandi sfilate, le grandiose adunate…Ma credo siano da temere anche tante folle urlanti e omologate dei nostri giorni, in cui l’identità, la persona, il pensiero, il dubbio si perdono per trovare sicurezza annullandosi nella massa omologata dalla nazione, dalla ideologia o dalla religione. Folle urlanti in enormi cortei. Folle prostrate a terra, tutti adoranti nella stessa direzione.

    Infine la nostra cultura, i nostri costumi potranno essere esportati nel mondo, favorendo lo sviluppo di terre ancora arretrate e sofferenti che, non solo del nostro pane hanno bisogno, ma anche delle nostre conoscenze.

    E a questo punto vorrei soffermarmi sul significato della parola cultura.
    E’ difficile anche una definizione e se ne possono trovare di dotte nei testi di antropologia, più di quanto possa io scrivere. Semplificando potremmo intendere l’insieme delle conoscenze, degli usi, costumi e dei valori di un popolo. E’ chiaro che una simile definizione mal si adatta ad un paese come l’Italia, per non parlare del mondo occidentale.
    In Italia esistono molte culture, dai teppisti che fanno violenza dentro e fuori gli stadi agli studiosi coltissimi che insegnano nelle nostre università. Ci sono poi i valori degli atei, dei cattolici e delle altre religioni. C’è la cultura di intere popolazioni che ammirano la mafia e la criminalità organizzata in genere. C’è una cultura laica e delle forze politiche di sinistra e di centro. C’è una cultura di destra, a sua volta laica o religiosa. C’è credo una cultura che unisce però la gran parte degli italiani e degli “occidentali”. Questa cultura è la Costituzione, la democrazia, la libertà, l’uguaglianza di fronte alla legge, i diritti umani, la tolleranze per il pensiero diverso e la tolleranza religiosa,la laicità dello Stato, la fiducia nella ricerca scientifica. Non ultima da poco acquisita la parità dei diritti della donna che da noi sta appena completando la conquista dell’altra metà del cielo.

    Ci sono poi le culture, diversissime, degli emigrati da tutte le parti del mondo. Ci sono gli islamici, in realtà molto differenti e divisi al loro interno. Tra essi sicuramente i più integralisti e i moderati, I Sunniti e gli Sciiti. Quelli che frequentano le moschee o, come da noi per i cattolici, quelli indifferenti alla religione, che non frequentano e hanno altro cui pensare. Ma , pensando a quello che riferiscono le cronache mi chiedo: come vengono considerati da questi emigrati i diritti della donna e la laicità dello stato? Valgono più per la loro coscienza le leggi italiane o i loro costumi e la sharia, la legge del Corano?
    Ci sono poi le culture animiste, ancora diffuse in alcune zone dell’Africa e combattute dai musulmani stessi.La cultura di chi lapida le adultere e sulle donne ha tante altre idee interessanti che non sto qui a dire. La cultura dell’infibulazione, inutile violenza e reato per la nostra legge eppure anch’essa parte di una cultura. Col termine generico di infibulazione, vengono spesso raccolte tutte le mutilazioni a carico dei genitali femminili, praticate in 28 paesi dell’Africa sub-sahariana, per motivi non terapeutici, che ledono fortemente la salute psichica e fisica delle bambine e donne che ne vengono sottoposte. Ci sono gli indù e la religione che divide la società in caste. Cito dalla enciclopedia Garzanti: Il sistema castale è considerato dagli induisti sacro e immutabile, ed è connesso alla dottrina del karma; tra un’esistenza e l’altra l’uomo può dimorare nei cieli come divinità o negli inferi come demone, e quando farà ritorno in terra nascerà in una casta oppure in un’altra, oppure rinascerà in forma non umana. Un rifiuto del sistema castale equivarrebbe ad una ribellione contro l’ordinamento stesso dell’universo….
    Per inciso indù e musulmani non sono mai andati molto d’accordo e sono dei nostri giorni le notizie di persecuzioni di cristiani in India ed Pakistan..

    Ritengo che le culture possano e debbano coesistere, ma che la scelta deva essere fatta nel senso dell’integrazione. Le diverse culture devono essere tutelate, ma il loro limite invalicabile deve essere il rispetto della nostra costituzione e delle nostre leggi.
    Le culture non hanno tutte lo stesso valore. L’uguaglianza non esiste. Sono diversi gli esseri umani, per aspetto esterno, organi interni, capacità fisiche e intellettive, attitudini morali ecc. Non ci sono due gocce d’acqua uguali nell’universo, così non esistono due esseri umani uguali. Va garantita l’uguaglianza nei diritti, delle opportunità, di fronte alla legge. Ma poi ognuno sarà con le sue diverse capacità artefice delle sue fortune. Uomini grandi hanno fatto le storia della civiltà e prodotto benessere e ricchezza e conoscenza. Altri hanno prodotto solo lutti e sciagure. Così le culture, non solo non sono tutte uguali, ma possono produrre esiti molto differenti per l’umanità. Il mondo occidentale è un mondo atroce, la cui storia è costellata di guerre, persecuzioni religiose e brutalità di ogni genere. Atrocità che comunque non sono mancate e non mancano in tutte le parti del mondo. Però il mondo occidentale, nel suo complesso, ha prodotto negli ultimi secoli la quasi totalità della musica, dell’arte, della scienza e della tecnologia. E per ultimi, ancora imperfetti, la democrazia e i principi fondamentali di cui ho già parlato. E tali principi vanno difesi.
    Non possiamo trattare al nostro pari culture che negano o limitano ad esempio i diritti delle donne o non credono nella laicità dello stato. Come non viene da noi accettata la cultura fascista, la cui apologia è proibita da legge dello stato.

    Vorrei fare due esempi. Come laico nei luoghi pubblici non esporrei nessun crocifisso e nessun altro simbolo religioso. Oppure li esporrei tutti, almeno quelli richiesti. La religione dovrebbe essere un problema di testimonianza e di scambio. Nessuna dovrebbe sentirsi offeso dal simbolo di un’altra religione.
    Le moschee si aprano pure, ma il problema è originato dalla carenza di leggi dello stato. Dovrebbe essere predisposto uno standard di cui pretendere il rispetto: controllo dei finanziamenti, uso della lingua italiana ecc. Sono punti di difficilissima attuazione e creeranno non poche difficoltà al legislatore e ai controlli. E’ chiaro che tali richieste sono discriminatorie nei confronti della religione islamica, ma credo che la necessità di tale discriminazione sia altrettanto evidente.

    Quali sono i problemi posti dall’immigrazione?
    L’attuale immigrazione inizia ormai da anni con la clandestinità. Chi arriva sa che nella quasi totalità dei casi una volta arrivato rimarrà in Italia. Nel dubbio la gran maggioranza arriva senza documenti e a volta anche con la dita trattate in modo da impedire il prelievo delle impronte digitali.
    Milioni di persone vagano per l’Italia e l’Europa senza casa, senza lavoro, arrangiandosi in tutti i modi e preda di ogni sfruttamento. Molti ovviamente si danno ai vari tipi di attività illegali, spaccio di droga, formazione di clan criminali organizzati, commercio abusivo, acccattonaggio ecc.
    Si formano in varie città, anche ordinate e ricche città del nord (vedi Padova) quartieri ghetto in cui si vive in condizioni terribili e fuori da ogni controllo. Le strade sono piene di prostitute di ogni etnia. Noi abbiamo già i nostri quartieri ghetto in varie città del sud. Quartieri in cui la polizia deve entrare con prudenza e ad ogni arresto c’è il rischio di una sommossa.
    Le carceri sono sovraffollate per la presenza di detenuti immigrati che in alcuni casi, come a Milano, costituiscono la maggioranza.
    Basta leggere le cronache di qualunque giornale locale di qualunque città per percepire la continua sequenza di reati che coinvolgono i comuni cittadini per le strade.

    Vorrei solo osservare che le prostitute non starebbero nelle strade o nelle case se non ci fosse una grande richiesta da parte degli italiani. E altrettanto gli spacciatori non sarebbero così numerosi se gli italiani non consumassero in massa tanta droga.

    Non ultimo , visto da laico non religioso, il fatto che milioni di emigrati, ad esempio ma non solo musulmani, potrebbero, un domani con diritto di voto, influire sulle leggi e sui costumi nazionali, non certo nel senso dell’avanzamento dei diritti delle donna e della laicità dello stato.
    Solo un cenno ai problemi sanitari:
    Gazzettino di Venezia 22.08.06 – Immigrati, boom di malattie psichiche. Nasce l’unità di crisi.
    Idem 29.08.06 – AIDS nel Veneto. Il 12% di ammalati è composto da extracommunitari quasi tutti irregolari. Scoprono di essere positivi dopo essere arrivati in Italia. Curare gli immigrati costa 26 milioni di euro l’anno.

    Credo che le linee da tenere per gli anni futuri siano le seguenti.
    Favorire in tutti i modi l’integrazione costruendo l’assimilazione almeno ai principi fondamentali della nostra cultura e della nostra storia. Ciò si fa a partire dalla scuola, ma anche dal posto di lavoro, con la casa, l’assistenza sanitaria ecc.
    L’integrazione avviene più facilmente nell’ordine, in presenza di regole certe, col rispetto delle leggi.
    E’ chiaro che nel caso di milioni di migranti non è possibile fornire a tutti casa, lavoro ecc. La creazione di ghetti, la criminalità, il lassismo, la debolezza dello stato non possono che produrre reazioni giustificate di rigetto da parte dei cittadini, in un’Italia malata, ricca, spesso alienata, in cui mancano leggi, processi, carceri, certezza della pena.

    Il razzismo non va combattuto con la parole ma con i fatti, innanzi tutto prevenendone le cause.
    E a proposito di razzismo vorrei fare alcune considerazioni.

    Il razzismo esiste. Esiste da sempre. Esiste come odio per i diversi. Esiste come invidia e paura. Esiste come violenza. E’ esistito in varia forme, dagli Stati Uniti al Sud Africa, dove i problemi portati dal razzismo non sono ancora del tutto risolti. Ancora chi scrive si commuove al ricordo della signora Rosa. Il 01.12.1955 a Montgomery, in Alabama una signora di mezza età, Rosa Parks, salì su un autobus di linea, seguì l’indicazione “gente di colore” e si sedette nella quinta fila dietro i posti riservati ai bianchi. L’autobus ben presto si riempì. Il conducente invitò allora a far posto ai signori “bianchi”. Tre negri si alzarono. Rosa era stanca, decise di rimanere seduta. Il conducente la invitò esplicitamente ad alzarsi, ma la donna disse che non si sarebbe alzata. L’autista si allontanò e ritornò poco dopo accompagnato da due poliziotti, i quali afferrarono Rosa e la portarono via. Ancora mi commuovo e credo che nessuno debba mai smettere di avere sogni, di raccoglierli come sono stati raccolti quelli di Martin Luther King. Tutti dobbiamo onorare grandi figure come quella di Nelson Mandela,ma anche , in diversa epoca e circostanze quella di Gandhi.. E di milioni di alte persone che resteranno sconosciute. Perchè il razzismo non è solo rivolto contro i negri o chi appartiene ad un’altra etnia. Il razzismo è anche contro chi appartiene ad una altra casta , ad un’altra religione o per qualunque motivi è o ci sembra diverso. E ho scritto negri , perchè non c’è alcun disprezzo nella parola. Hanno la pelle scura e il sangue rosso e un cuore. E sono negri come noi siamo bianchi e altri rossi o gialli. E i ciechi sono ciechi oppure non vedenti? E noi dovremmo essere allora non colorati.

    E il razzismo deve essere combattuto in ogni sua forma perchè non può portare che a lutti e sciagure. Ma il primo modo per combattere in Italia oggi il possibile inizio del razzismo non può che essere innanzi tutto il rispetto severo delle leggi, l’ordine, mentre il caos, la criminalità ingenerano paura, rabbia. Sono come si dice il terreno di coltura. Il razzismo si combatte porgendo una mano a chi ha bisogno del nostro aiuto, ma facendo percepire che la nostra mano è salda, esige altrettanto rispetto delle regole e correttezza.

    C’è però qualcosa di più profondo, che va oltre il razzismo. E’ il mistero dell’animo umano. Il cervello che lavora, spesso senza guida, senza valori. Il cervello che si annoia e avvertendo il vuoto cerca disperatamente di provare emozioni. Il cervello che ha paura, paura della solitudine e che trova sicurezza nel gruppo o nel branco. Il cervello che fugge dal vuoto con lo sballo, l’alcool, la droga. Il cervello insoddisfatto di una vita monotona, grigia, senza valori, senza progetti, alienato negli oggetti di consumo. Il cervello che si ribella, urla e da ancestrali ricordi di una lontana e mai perduta umanità ritrova come unica risposta la violenza. La violenza della natura che solo con la violenza può riprodurre la vita. La violenza della caccia, del gruppo che solo unito può cacciare i grandi animali e poi della guerra, dei sacrifici agli dei. C’è ancora molto mistero nascosto nel nostro cervello. E la notte, il sonno della ragione fa rivivere i demoni che cercano un pretesto. Cercano un diverso. E non importa se il pretesto sia negro o giallo, non importa se sia un compagno di classe appena un pò più grasso o più fragile. Il questo caso il cervello fiuta la debolezza, come i lupi del branco riconoscono il più forte. Per il debole non c’è pietà. Non importa se il pretesto sia il tifoso della squadra avversaria o il poliziotto. L’importante è la scarica selvaggia di emozioni per cui le strade sono i sentieri della foresta ed il rito sempre uguale si ripete. Violenza.
    E come gli uomini antichi, realizzando di dover morire, volevano lasciare una traccia del loro passaggio, disegnando nelle caverne o erigendo le piramidi. Come le tombe antiche egizie erano piene di oggetti del defunto nell’illusione di un mondo in cui durasse il ricordo, e come anche noi per morire ci mettiamo a volte il vestito più bello. Così anche i nostri bulli quotidiani vogliono apparire, vogliono lasciare traccia di sè, documentando spesso la loro violenza.

    C’è qualcosa di più profondo e insieme idiota nell’animo umano, che non può essere banalizzato nel pestaggio di qualche emigrato. E non credo che si possa quindi semplicemente accusare l’attuale governo di aver provocato o fomentato l’odio razziale. Anzi, la mano ferma e non il lassismo sconfiggeranno il razzismo.

    L’integrazione non è un ballo in maschera. L’integrazione richiede tempi lunghi, cultura, rispetto reciproco. Funzione fondamentale e primaria ha ovviamente la scuola. Fondamentale è poter fornire accoglienza agli immigrati in termini di casa e lavoro, di assistenza sanitaria, di giustizia. Nemici dell’integrazione sono il buonismo, il lassismo, il disordine, la mancanza di certezza della pena e del rispetto delle regole. Tutto questo non si può realizzare in in tempi brevi e facilmente in un’Italia in profonda crisi, di cui non mi dilungo a parlare, pur essendo campioni del mondo. Non si è realizzato in Francia, ci sono problemi non piccoli in tutti iPaesi Europei. Anche il melting pot americano ha conosciuto non pochi disordini razziali e guerre tra le criminalità delle diverse etnie.
    Chi ricorda il film West side story? Corriere della sera, 16.10.2008: marsigliese fischiata durante partita di calcio. I sostenitori della squadra avversaria, la Tunisia, non erano tifosi in trasferta, ma in maggioranza ragazzi delle banlieue, maghrebini d’origine, con passaporto francese e radici nella terra dove sono emigrati i loro genitori e i loro nonni……Un mondo di cui non si parla quasi più dopo le violente notti dell’autunno 2005, ma resta una ferita aperta nella società francese, con uno stillicidio quotidiano di vandalismi, auto in fiamme e aggressioni alle forze dell’ordine…..insulti risparmiati soltanto all’idolo Ribery, l’attaccante bianco convertito all’Islam.

    Qualcuno dirà: colpa dei francesi e del razzismo. I francesi non hanno saputo integrare. Ma noi cosa sapremo fare?

    Non so se esista una percentuale massima di popolazione emigrata accettabile per una corretta integrazione e quale essa sia.Credo che tale percentuale in Italia sia stata raggiunta. Credo che occorra fare tutto il possibile per impedire ogni ulteriore immigrazione.
    Certo questo non è facile. Gli Stati Uniti con il confinante Messico le hanno provate tutte. E c’è chi è fatalista e ritiene che, pur essendo troppi gli immigrati, non ci sia nulla da fare. Questo non lo so, forse col fatalismo possiamo dire che non c’è nulla da fare per l’intero pianeta, che qualcuno vede come un treno lanciato a tutta velocità senza pilota. Io personalmente, da laico, sono perchè non si perda mai la speranza.

    Con questo mio lungo scritto non intendo fornire indicazioni precise su questioni particolari: impronte digitali ai nomadi, classi differenziate, espulsioni ecc. Spero vada colto uno schema generale di pensiero, all’interno del quale poi si possono politicamente discutere le singole proposte.

    Certamente ho scritto, in buona fede, cose inesatte o discutibili e di questo mi scuso. Anzi sarei ben felice che questo mio scritto sollevasse qualche discussione, mi piacerebbe ricevere qualche nota e risposta.
    Concludo con due recenti ricordi di una vacanza a Torino. In tram la sera viaggiavamo in compagnia di un gruppo di prostitute negre le quali non facevano altro che ridere e scherzare prima di iniziare l’attività sul marciapiede. Forse cercavano di nascondere la loro tristezza, chissà?. Ho attaccato discorso con un albanese (gli italiani erano pochi) che mi ha manifestato il suo disagio per un’Italia disordinata, piena, a suo dire, di puttane, di lesbiche e di omosessuali.
    Di giorno però, nello stesso tram in corso Unione Sovietica (come cambia il mondo!) ben due volte ho visto negri gentili offrire il posto a italiani anziani. In quel momento mi è parso che quei negri fossero miei fratelli

    Auguro a chi ha avuto la pazienza di leggere tutto ogni felicità

    Stefano
    autunno 2008

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