A Messa nei “non luoghi” (ma in spirito e verità)

La messa si ascolta standosene comodamente seduti all’interno della propria auto parcheggiata all’interno di un drive-in, la voce del celebrante raggiunge i fedeli tramite l’autoradio e per dire “amen” si lampeggia con i fari dell’autoveicolo. Sembra la classica boutade estiva, invece la notizia pare sia vera e non c’è neppure da stupirsi più di tanto. Tempo fa, anche in questa sede segnalammo il caso di altre celebrazioni che uscivano dalle proprie sedi abituali per indirizzarsi verso quelli che Marc Augé definisce i non luoghi, e che però sono affollati di gente, in questo caso un centro commerciale. Il pastore Italo Benedetti, nel suo interessante blog dedicato a quel fenomeno carsico che attraversa il mondo protestante anglosassone e che va sotto il nome di Chiesa emergente, parla in un suo post del rapporto tra edifici ecclesiastici e spiritualità. Fenomeni davvero interessanti, anche se non nuovi. Già la Samaritana si interrogava su quale fosse il luogo migliore per il culto. Le fu autorevolmente risposto che il luogo migliore era il cuore dell’uomo. E questo, perché no, può pure trovarsi temporaneamente anche in un drive-in, in un centro commerciale o in un cinema in disuso.

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9 Risposte

  1. Rimango parecchio dubbioso sul fenomeno da te descritto in quanto se è pur vero che il luogo migliore per il culto è il cuore, c’è anche da tenere in considerazione l’importanza del luogo spirituale.. un posto in cui il credente trova solo quello (e non altro), un posto dove può trovare fisicamente il Signore nel Corpo, dove non è distratto da altre amenità… insomma, può essere al massimo un dì più… mai un’alternativa secondo me…

  2. Beh, certo, nessuno dice infatti di abolire le chiese o gli altri luoghi di culto! Sono talmente d’accordo con le tue considerazioni che personalmente di luoghi come quello da te descritto ne ho uno solo per me. La mia voleva solo essere la fotografia di un fenomeno ed un invito alla relativizzazione (che se no siamo portati ad assolutizzare tutto, anche le cose belle, e questo è un male).

  3. Penso che la Chiesa si debba un po’ guardare intorno e rendersi conto che i tempi sono cambiati. Certo che il luogo del culto fa la differenza, ma la differena la fa anche e soprattutto chi celebra. Il celebrante deve partecipare col cuore e anche con qualcos’altro. Lo so che sto diventando esigente, ma non ne posso più di Messe celebrate alla bell’emmeglio, con l’orologio in mano, Messe lette dall’altare come se si stesse leggendo la lista della spesa. In fin dei conti, ci stavo pensando proprio stamattina mentre andavo in ufficio, il Pane e il Vino non sono semplici simboli, sono realmente Corpo e Sangue di Cristo. Quindi ben venga una Messa al Drive In o al Centro Commerciale, purché riesca a trasmettere quel piccolo pezzetto di infinito e riesca a coinvolgere chi partecipa. PS Nella nostra Parrocchia, d’estate, il mercoledì sera si celebra in giardino. Attendo tutto l’anno per questo!

  4. Donmo, questo tuo post dà a pensare. Forse più che cercare nonluoghi, dovremmo cercare ‘spazi’ nuovi per la liturgia. A volte manca tanta essenzialità in molte nostre celebrazioni.
    Per quanto riguarda la tua citazione della Samaritana sai quanto sono affezionata a quel passo del Vangelo… Forse c’è davvero da riscoprire il cuore come centro della nostra liturgia.

  5. @Marta, la messa in giardino? Bella idea, da farci un pensierino!
    @Annalisa, già, spazi nuovi ed essenziali. Giusto ieri guardavo una foto di una celebrazione nella chiesa del monastero di Bose. Uffa non ricordo dove l’ho vista, ma era bellissima. Dava proprio l’idea dell’essenzialità.
    (ora cerco di ricordare dove l’avevo pescata)

  6. Io devo dire che non sono ancora pronto per la messa al drive in o al supermercato, nè in spiaggia in mezzo agli ombrelloni (dove ne ho viste… sto a rimini). Il drive in mi dà l’idea di tante piccole isole che non si incontrano, chiuse nelle loro scatole. La messa invece è incontro, altrimenti va bene anche la tv. Per gli altri posti andrei cauto non perchè si commetta chissà quale sacrilegio, ma perchè il rischio è quello di correre dietro alle persone, dare un senso di invasione, rendere la messa simile ad un negozio come gli altri. Recentemente a Positano un parroco offre il pareo a chi vuole entrare in chiesa in costume… ecco, non vorrei arrivare a questo.
    Sono altre le cose che cambierei della messa.

  7. Sono d’accordo con te, Mauro. Il pareo? Beh, ad Assisi, ma non solo, io conosco abbastanza bene questa realtà, i frati non fanno entrare in chiesa se si vede un cm quadrato di spalla. Una volta portai i ragazzi del catechismo e una catechista aveva le spalle scoperte. Provai ad intercedere dicendo: “Ma via, e poi dopotutto è una catechista…”
    Quello mi scrutò e mi fece: “Una catechista? Embè? Questa è una aggravante”.
    E poi parlano male dei farisei…

  8. Io preferisco vivere la messa in un luogo adatto quale è la chiesa, con il suo crocifisso da guardare e meditare. In un drive-in verrebbe a mancare quel clima di comunione, le strette di mano, l’inginocchiarsi, i canti, che ci rendono partecipi nel Signore.
    E il momento principale dell’eucaristia, nel drive-in c’è? Se viena a mancare quello che ci vai a fare a messa?
    Poi finita la celebrazione, ti porti nel cuore Dio.

  9. Beh, in effetti non ti do torto.

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