Donne e religioni: novità in vista in campo anglicano e musulmano

È di questi giorni la notizia che la Chiesa Anglicana si è incamminata sulla strada che porterà all’ordinazione delle prime donne-vescovo. Cosa che ha provocato tensioni sia nei rapporti con la Chiesa Cattolica che con quelle Ortodosse (oltre che all’interno dello stesso mondo anglicano). Dalla Siria viene invece la notizia che la guida spirituale del Paese, il Gran Muftì Ahmed Badr Hasun, ha aperto alla possibilità che anche alle donne sia data la possibilità di diventare dottori della legge islamica in grado di emettere fatwa. Coloro che in Occidente sono conosciuti come Muftì, per capirci. Come riporta Asia News, <<l’apertura della massima autorità religiosa siriana ha spinto dozzine di donne a prendere parte ai corsi necessari per poter diventare muftì; una decisione apprezzata anche dai colleghi maschi, secondo i quali nella storia dell’Islam “diverse donne hanno ricoperto il ruolo di guide spirituali” senza per questo contrastare i principi della legge>>. Certo, ci sarebbero ancora limitazioni: i pronunciamenti emessi dalle donne sarebbero infatti limitati a specifici campi e varrebbero solo per le altre donne ma non per gli uomini. Ma considerando che in altri Paesi islamici le donne non possono neppure guidare l’auto, la cosa sarebbe comunque un passo in avanti.

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11 Risposte

  1. La trovo una notizia interessante…E c’è davvero da riflettere. Che cosa comporterà per il mondo islamico una donna dottore della legge? Credo che uno spazio maggiore alle donne in ambito religioso, al di là della religione specifica, comporti ribaltamenti di logiche inaspettati…

  2. Da ciò che si sente, da notizie come questa, ci si rende conto che c’è in atto un cambiamento lento e molto profondo della società. E ciò dovrà per forza coincidere anche con un cambiamento radicale della Chiesa Cattolica. Dovrà essere così. E i nostri “cugini” ce lo stanno dimostrando in maniera molto attiva. Mi chiedo solamente quando sarà possibile e semmai ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di ri-affrontare questioni spinose che troppo a lungo non sono state affrontate.

  3. Beh, Marta, se per ri-affrontare intendi una discussione sull’eventualità di un accesso delle donne al sacerdozio, credo che nè io nè te ne vedremo l’inizio. C’è però spazio per affrontare la questione dal punto di vista di Annalisa, cioè chiedersi qual è lo specifico che la donna può apportyare in questo ambito. Non è tutto, ma non è neppure poco.

  4. La questione del sacerdozio femminile mi ha sempre appassionato. Personalmente tendo a pensare che sarebbe giusta una apertura in questo senso. Mi fa comunque riflettere il fatto che nella stessa chiesa anglicana ci siano perplessità, il che mi fa riflettere sul fatto che forse, effettivamente, non è così scontato che sia “giusto” aprire alle donne. Io stessa, sempre così ribelle, mi sorprendo a ritrovare in me questa prudenza… Rimango tuttavia convinta – sulla base della mia stessa esperienza personale – che il ruolo attivo della donna nella chiesa vada rilanciato, perchè le formule ora in vigore (penso al convento, per esempio) sono importanti ma non possono essere tutto. perchè l’essere umano è più complesso e credo sia importante ascoltare le molteplici sfaccettature e tensioni racchiuse nel cuore di ognuno, che potrebbero tradursi in strade concrete e istituzionalmente riconosciute nel percorso verso Dio.
    Concordo con Annalisa: la specificità del ruolo e della sensibilità femminile può dare molto e aiutare in quel ricerca di conversione che è, innanzi tutto, la capacità di “cambiare mentalità”.
    Beh, non mi resta che augurare buon cammino a tutti!

  5. In effetti, come implicitamente ammesso anche da Annalisa, che giustamente citavi, senza un approfondimento del ruolo e della sensibilità femminile, il sacerdozio alle donne, in queste condizioni, rischierebbe di essere semplicemente un dono grazioso (proprio nel senso di grazia) concesso dagli uomini. Urge invece un processo più condiviso.

  6. Non parlo solamente della condizione femminile, che rispetto a 40-50 anni fa si è nettamente modificata, parlo soprattutto della società tutta che è cambiata sostanzialmente, dei valori che sono differenti da quelli di un tempo, e di questo tempo che non è poi tanto lontano fisicamente, ma che invece sembra lontano anni luce. Parlo della necessità di togliere quella patina di “antico” che c’è nella Chiesa oggi e che allontana invece di avvicinare. Almeno io sento l’assoluta necessità di leggerezza. In questo le donne, a mio avviso, possono dare un contributo fondamentale, che andrebbe preso in seria considerazione.

  7. Considerazioni molto interessanti le tue, le riprenderemo anche altrove (lavori in corso…)

  8. Io penso che molto è cambiato dalla fine del Concilio Vaticano e credo quindi che il ruolo femminile nella Chiesa sia notevolmente migliorato ed aumentato tanto che tendenzialmente sta divenendo sempre più prolifico e d’aiuto.
    Anche se la discussione sul sacerdozio femminile potrebbe avvenire in un futuro (in quanto a ciò non mi pare ci sia un dogma contro) penso che sia errato inquadrare la questione nella logica della parità dei sessi, in quanto, più che decidere praticamente a chi dare il sacerdozio, bisogna raccogliere gli input dello Spirito Santo (è Lui che decide in fondo in fondo) per capire come meglio ognuno può esprimere le proprie virtù e qualità…

  9. Già, gli input dello Spirito. Speriamo solo di essere in grado di raccollergli e non ci capiti mai invece di tarpargli le ali.

  10. sono con donMo. E’ vero che lo Spirito ha l’ultima parola ma siccome parla un linguaggio un pò particolare, a volte rischiamo di fargli dire quello che vogliamo

  11. Grazie Mauro:)

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