Monika Bulaj e le genti di Dio: un viaggio nell’Europa delle religioni

“Genti di Dio” è il titolo di una mostra fotografica che, partita originariamente da Trento, ha poi attraversato l’Italia per approdare da ieri a Milano, dove sarà visibile fino al prossimo 16 novembre. Opera della fotografa, antropologa e scrittrice polacca  Monika Bulaj, la mostra è il frutto maturo della passione dell’autrice per le tre grandi religioni monoteistiche ed è dedicata ai mondi minori, tra Baltico, Mar Nero e Mediterraneo, alle frontiere della spiritualità orientale, in bilico fra cristianesimo, islam ed ebraismo, cattolicesimo e ortodossia. Chi non avrà occasione per visitare la mostra, può però consolarsi: in concomitanza con l’apertura dell’appuntamento milanese, è stato infatti anche presentato il libro omonimo edito da Frassinelli che raccoglie le foto più belle della rassegna. “Il viaggio alla periferia dell’Europa alla ricerca delle frontiere fisiche tra i popoli e confessioni –ha dichiarato Monika Bulaj- e’ diventato ricerca delle frontiere metafisiche, anzi magiche, dove quei popoli e quelle confessioni riescono a toccarsi”. Ora, tutti possono affrontare quel viaggio, sia pure attraverso le pagine di un libro.

Lugano: al via la Settimana delle Religioni

Il prossimo martedì 4 novembre prenderà il via a Lugano la seconda edizione della Settimana delle Religioni. Chiese, moschee, sinagoghe apriranno le loro porte per aprirsi a tutte le comunità, mentre visite guidate nei luoghi di culto della città, incontri musicali e stand informativi daranno la possibilità di una conoscenza reciproca. Particolarmente attuale (non solo per la Svizzera, ma forse ancor più per l’Italia) il tema scelto quest’anno: “L’accoglienza dei bambini nelle religioni”. Come spiega Giuseppe Latorre, pastore protestante tra i promotori dell’evento: “Sarà l’occasione di incontro e socialità, attraverso momenti di dialogo che avranno come tema portante l’integrazione, già a partire dall’infanzia”. “La conoscenza reciproca –prosegue Latorre- comincia sin da piccoli e in questa nostra società multiculturale il prossimo, prima di essere considerato un ebreo, musulmano o buddista, deve essere visto come un essere umano che condivide e vive il suo essere a Lugano”. E non solo a Lugano, aggiungiamo noi. La Settimana delle Religioni è un’iniziativa promossa congiuntamente dalla municipalità di Lugano e dal Forum per il dialogo interreligioso del Ticino. Qui il programma completo della settimana.

Napoli: inaugurato un Centro per il dialogo tra le religioni

L’impegno era stato preso un anno fa, in occasione della visita di Benedetto XVI e del Meeting interreligioso organizzato dalla diocesi e dalla Comunità di Sant’Egidio. Impegno che fu preso con queste parole: “La nostra Chiesa, ricca di umanità e sacralità, come l’indole della sua gente, vuol mettere a disposizione di tutti le sue risorse impegnandosi a coniugare la sua profonda identità con la voglia di vivere la nuova multietnicità che qui è presente in maniera esponenziale. Napoli come porto di pace che guarda lontano, in cui nessuno è straniero”. E ieri, il cardinal Crescenzio Sepe ha mantenuto l’impegno inaugurando a Napoli il “Centro per il Dialogo fra le Religioni e le Culture”. “La Chiesa di Napoli si è assunta questa responsabilità perché – ha dichiarato l’arcivescovo – crediamo che il dialogo sia l’elemento necessario per aprire i nostri orizzonti”. “La Chiesa di Napoli –ha dichiarato ancora Sepe- diventa faro di dialogo e di pace per tutte le chiese e tutte le culture, anche nei momenti in cui sembra una città che non ha pace”. Davvero un’ottima iniziativa che, c’è da augurarsi, abbia gli sviluppi sperati.

Tanto siamo a Napoli, un paio di puntualizzazioni consistenti in una “tirata di orecchie” e in un plauso. Per quanto riguarda il primo punto, c’è purtroppo da constatare che il blog del cardinal Sepe (di cui pure dammo felicemente notizia) langue ormai non più aggiornato dal 21 luglio scorso, praticamente un’era geologica. Però chiudiamo con il plauso: il cardinal Sepe ha da pochi giorni un suo profilo su Facebook. C’è solo da augurarsi che non faccia la fine del blog, ma da queste parti siamo fiduciosi.

Magdi Allam e la guerra contro l’islam in nome della religione


Con il suo ultimo scritto (diffuso, chissà quanto a caso, in prossimità della Giornata per il dialogo cristiano – islamico) Magdi Allam ha indossato definitivamente l’elmetto ed è partito lancia in resta nella sua personalissima guerra contro l’islam. Personalmente, appena letta la cosa, ho pensato ad una parodia del suo stile fatta dai suoi detrattori. Invece (salvo smentite dell’ultima ora) è tutto vero. Tragicamente vero. A parte la presunzione di voler dare consigli a Papa, vescovi e cardinali a distanza di pochi mesi dall’aver ricevuto il battesimo, quello che sconcerta è il negare all’islam la stessa natura di religione. Conviene quindi rileggere almeno il titolo del documento che il Concilio dedico all’argomento: “Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane – Nostra Aetate”. Documento uscito giusto 45 anni fa (era infatti il 28 ottobre 1963) ma che evidentemente abbisogna ancora di essere assimilato e che nei riguardi dell’islam si esprime così: “La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno. Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”. E se qualcuno potrebbe obiettare che oggi –contrariamente agli anni Sessanta- allignano nel mondo musulmano non pochi fanatici religiosi, si potrebbe rispondere che al fanatismo non si risponde mai con altri fanatismo.

Il consulente della prossima enciclica del Papa? E’ Marx

Già, proprio così. Sembra una battuta, ma non lo è. Anzi, i Marx sono addirittura due. Non è un segreto, infatti che il Papa stia scrivendo un’enciclica su economia e globalizzazione (sembra anzi che la medesima sia già pronta ed in mano ai traduttori). Come sempre, in questi casi, è prassi avvalersi di consulenti ed uno dei più ascoltati da Benedetto XVI pare sia proprio un Marx, che di nome fa Reinhard e di mestiere è arcivescovo di Monaco di Baviera (insomma, un suo successore) mentre in precedenza (quando si dice il destino) era stato vescovo di Treviri, città natale del barbuto autore del Capitale. Il bello è che il cardinale omonimo non fa mistero della sua ammirazione per il celebre Karl nella sua veste di economista al punto da aver scritto un libro, “Il capitale – Una difesa dell’uomo”, che contiene in apertura una lettera a lui indirizzata. Un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel e ripresa anche dalla stampa italiana, permette all’arcivescovo di precisare meglio il suo pensiero: “Poggiamo tutti sulle spalle di Marx, -afferma Marx il cardinale- perche’ aveva ragione. Nella sua analisi della situazione del XIX secolo ci sono punti inconfutabili” e inoltre “è un errore considerarlo morto, come pensano in molti. Il movimento marxista ha cause reali e pone questioni giustificate”. Insomma, la prossima enciclica papale non sarà certamente marxista, ma forse un po’ marxiana sì.

Assisi: una giornata dedicata a Francesco e all’Oriente (con Alda Merini e Lucio Dalla in diretta)

“Assisi nuovo Oriente”: è la giornata di preghiera e riflessione insieme ai cristiani ortodossi promossa dal “Centro internazionale per il dialogo” dei frati minori conventuali con la partecipazione del Sacro Convento e dell’Istituto Teologico di Assisi in programma per oggi nella città del Poverello. Il programma prevede una serie di approfondimenti sul contributo di San Francesco e della città di Assisi nel dialogo con le Chiese ortodosse, con percorsi della ricezione del “volto di Francesco” nella spiritualità di Grecia, Russa e Romania.

I lavori cominceranno alle 9 per concludersi alle 17 con relatori sia cattolici che ortodossi provenienti da vari Paesi europei. In programma anche una mostra fotografica sul tema “San Francesco d’Assisi, ponte tra Oriente e Occidente”. Alle 19, nella basilica inferiore, si terrà una liturgia ecumenica durante al quale verrà eseguita l’Akolouthìa scritta dai monaci greci in onore di Francesco e musicata da P. Giuseppe Magrino, direttore della Cappella musicale della basilica.

Particolarmente interessante l’appuntamento delle 21 presso la basilica superiore: Lucio Dalla canterà le poesie di Alda Merini raccolte nel volume Francesco. Canto di una creatura, da lui musicate. Appuntamento che sarà visibile in diretta online qui.

Cristiani e musulmani: insieme per l’europa da credenti e cittadini

“Essere cittadino europeo e persona di fede”: questo il tema di un importante incontro conclusosi ieri a Malines (in Belgio) organizzato dal Comitato per le Relazioni con i Musulmani in Europa delle Conferenze Episcopali Europee e dal Consiglio delle Chiese Europee. I 45 rappresentanti cristiani e musulmani di 16 nazioni europee che hanno partecipato all’incontro, hanno diffuso una dichiarazione finale che vale la pena leggere con attenzione perché contiene molti spunti interessanti. Le agenzie si sono soffermate subito sulla questione del velo, ma la dichiarazione contiene molti altri spunti interessanti, come l’affermazione di credere che “il futuro delle società europee dipenderà in larga misura dalla nostra volontà come cittadini e persone di fede di preservare e sviluppare le fondamenta culturali e religiose dell’Europa”. La dichiarazione rimarca anche il diritto “a cambiare la propria religione o a decidere di vivere senza”, e quello “di manifestare pubblicamente le proprie convinzioni religiose senza essere ridicolizzati, intimiditi o ridotti al silenzio da pregiudizi o stereotipi in modo intenzionale o per mancanza di conoscenza”. Riguardo al dialogo interreligioso, si afferma che esso “non deve essere limitato solo ai cristiani e musulmani ma esteso anche ai fedeli delle altre grandi religioni  e deve iniziare in quei luoghi dove i bambini e i giovani si incontrano e cioè nelle scuole, nelle sale dei nostri college e nelle comunità religiose”. Parole sante, specie di questi tempi.