“Chiesa in Rete 2.0”: il blog(ger) va in trasferta

<<“Oggi, nell’era del cosiddetto Web 2.0, la Chiesa è consapevole delle potenzialità, ma anche dei rischi di Internet. Volendo azzardare una risposta si potrebbe dire che occorre inserirsi con la logica del cristianesimo nella cyber cultura”. Sono quindi richieste “conoscenza” e “un uso corretto delle nuove tecnologie, che non introducono solo un metodo di lavoro, ma incidono sulla mentalità e il costume delle persone”>>.

Questo è quanto affermato dagli organizzatori del convegno “Chiesa in Rete 2.0”, che prenderà il via lunedì 19 a Roma. Trattandosi di argomenti simili, poteva mancare il vostro blogger? La risposta scontata è ovviamente no. Essendo un evento 2.0, l’area dovrebbe essere connessa, quindi eventualmente ci si aggiorna dalla Capitale, se non altro via Facebook.

Qui un articolo in merito pubblicato da La Stampa per farsi un’idea in merito agli argomenti che saranno trattati.

Barack Obama:rappresentanti di tutte le fedi alla cerimonia di insediamento

Era una battaglia perduta in partenza quella degli atei americani, intenzionati a far sì che il presidente eletto Barak Obama, dopo la tradizionale formula di giuramento (“Giuro solennemente che svolgerò fedelmente l’incarico di presidente degli Stati Uniti e farò il mio meglio per preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti”) non aggiungesse anche una postilla non prevista dal protocollo ma ormai entrata nella tradizione: “So help me God” (che Dio mi aiuti).

Anzi, il palco presidenziale che martedì sarà spettatore della cerimonia di inaugurazione dell’era Obama, sarà particolarmente affollato di ecclesiastici di tutte le fedi, con gran smacco degli atei d’oltreoceano e anche di quelli del Vecchio continente. L’invocazione ufficiale sarà tenuta infatti dal reverendo Rick Warren, la cui fama di omofobo lo insegue ormai da anni. Anche per bilanciare questa scelta, un’altra preghiera pubblica sarà pronunciata da Gene Robinson, primo vescovo gay della chiesa episcopale. Ma ci sarà spazio anche per una donna pastore, Sharon Watkins, e per i rappresentanti di altre fedi: tre rabbini ebrei, l’arcivescovo cattolico di Washington, Donald Wuerl e Ingrid Mattson, della Islamic Society of North America.

Tempi duri per gli atei, ai quali non rimane che consolarsi con una gita in autobus.

Domenica al via la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Quello prossimo sarà un fine settimana importante per quanto riguarda il cammino del dialogo ecumenico. Domenica 18 prenderà infatti il via l’ormai tradizionale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, iniziativa preceduta, sabato 17, da ormai vent’anni da una giornata di dialogo tra ebraismo e cristianesimo che però è quest’anno squassata dalle polemiche. La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che ha compiuto nel 2008 i cento anni di vita, sembra godere invece ancora, sia pure tra gli alti e bassi dell’ecumenismo, di una discreta salute. Dalla seconda metà degli anni ‘60 la sua stessa organizzazione sul piano della scelta dei temi, dei testi biblici e delle preghiere è stata attuata in modo ecumenico con la partecipazione di delegati di tutte le confessioni, assumendo quindi un volto ecumenico ormai ben delineato e divenendo un appuntamento atteso. Quest’anno il testo biblico della Settimana “Che formino una cosa sola nella tua mano” (Ezechiele 37,17) è stato proposto dalle chiese cristiane in Corea le quali, forti della propria storia di popolo diviso tra Nord e Sud, hanno trovato ispirazione nel profeta Ezechiele, vissuto anch’egli in un paese tragicamente diviso, mentre desiderava l’unità per il suo popolo. Come si legge nell’opuscolo approntato per l’occasione: “I titoli proposti per ciascuno dei giorni della Settimana … pongono le comunità cristiane di fronte alle vecchie e alle nuove divisioni, alla guerra e alla violenza, all’ingiustizia economica e alla povertà, alla crisi ecologica, alla discriminazione e al pregiudizio sociale, alla malattia e alla sofferenza, alla pluralità delle religioni per giungere infine a proclamare la speranza cristiana in un mondo di separazione. Siamo dunque in attesa dello splendido annuncio di Apocalisse 21 ‘Ora faccio nuova ogni cosa’”. L’opuscolo, unitamente ad altro utile materiale, è liberamente scaricabile qui. Qui invece è disponibile un’interessante intervista sul tema rilasciata dal cardinal Walter Kasper.

Dialogo interreligioso: un itinerario tra mostre fotografiche e mensole per librerie

Tra gli eventi programmati in occasione dello Josp Festival, il festival internazionale del turismo religioso di cui parlavamo ieri, ce n’è uno dedicato al dialogo interreligioso che merita una segnalazione a parte. Si tratta di un percorso fotografico per descrivere, rappresentare e approfondire le diverse religioni che presenti a Roma cercando in ognuna di esse il legame tra la fede e l’appartenenza alla comunità, intesa come identità di un popolo e delle proprie tradizioni.

“Nel nome di”, questo il nome del progetto, è opera del collettivo fotografico WSP, composto da giovani fotografi freelance operanti in particolare nel campo del reportage sociale e di attualità, e ritrae diversi culti professati nella capitale, tra i quali il Cristianesimo cattolico, la Chiesa copta-ortodossa, la Pentecostale, quella di Gesù’ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, l’Ebraismo, l’Induismo, l’Islamismo e il Buddismo. Gli scatti colgono momenti di preghiera e celebrazione, ma anche momenti specifici di alcune tradizioni che contemplano aspetti di convivialità e socialità. Ogni fotografo e’ stato prima osservatore, poi partecipante, infine fotografo, nel tentativo di cogliere con rispetto delle differenze un filo comune, in tempi in cui la convivenza e l’integrazione risultano così difficili o temuti.

E sempre in tema di dialogo interreligioso, cosa dire di questa mensola per libreria “religiosamente corretta”? Progettata per disporci sopra i libri fondativi delle , i medesimi, una volta allineati, risulteranno tutti alla stessa altezza. Facile con il design, meno facile nella realtà.

Josp Festival: al via il primo festival dedicato ai “viaggi dello spirito”

“Cantiamo pure ora, non tanto per goderci il riposo, quanto per sollevarci dalla fatica. Cantiamo da viandanti. Canta ma cammina. Canta per alleviare le asprezze della marcia, ma cantando non indulgere alla pigrizia. Canta e cammina.”. questa citazione tratta dalle opere di Sant’Agostino fa da leit motiv alla prima edizione Josp Fest, “Journeys of the Spirit Festival”, il primo festival internazionale esclusivamente dedicato ai “viaggi dello spirito”, organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi, e che prenderà il via dopodomani, giovedì, a Roma.

Il tema della prima edizione di Josp Fest (“Canta e Cammina”, appunto” è stato scelto perché descrive concretamente l’esperienza del pellegrinaggio. Il camminare infatti è una sfera della vita e, insieme al canto, aiuta a superare gli ostacoli che si trovano lungo il cammino, specialmente se è condiviso con gli altri.

«Il pellegrinaggio – spiegano gli organizztori –, che risale ai tempi dell’Impero egiziano quando le persone che risiedevano in periferia si spostavano in città per partecipare ad incontri religiosi, oggi è per lo più associato ad uno stereotipo di “viaggio” rivolto alla sola fascia di età matura. Proprio per questo Josp Fest rappresenta una grande opportunità di sfatare questi luoghi comuni, e di riqualificare il pellegrinaggio all’interno dell’industria del turismo, puntando sugli aspetti dinamici che un’esperienza del genere offre a chi la vive».

E per sfatare l’idea del pellegrinaggio vista esclusivamente come “roba da vecchi”, gli organizzatori hanno davvero predisposto un parterre di eventi di tutto rispetto. Anche i numeri sono di tutto rispetto: centocinquanta espositori provenienti da 4 continenti, convegni a tema, workshop, tavole rotonde, appuntamenti musicali e culturali. Il turismo religioso sembra davvero avere un futuro, insomma.

Fabrizio De Andrè: un ricordo a dieci anni dalla morte tra musica e spiritualità

Bella la trasmissione speciale di Che tempo che fa dedicata ieri sera a Fabrizio De Andrè nel decennale della morte. Magari a volte, nonostante le buone intenzioni di Fabio Fazio, c’è stata pure qualche scivolata nella retorica che allo stesso Faber e a tutti coloro che lo amano (ma c’è qualcuno che non lo ama?) non sarebbe piaciuta. Ma pure questo, forse, è stato un tributo da pagare per una trasmissione che rientra comunque di diritto nel ristretto novero di quelle che non faranno rimpiangere di dover pagare il canone tv.

Comunque, in questa sede, vale la pena sottolineare la dimensione spirituale dell’opera del grande cantautore genovese, sviscerata tra l’altro in due volumi: Il vangelo secondo De Andrè e La dimensione religiosa nelle canzoni di Fabrizio De Andrè. Entrambi i volumi sono peraltro citati in un articolo pubblicato dal quotidiano Avvenire un paio di giorni fa.

“Ascoltare e leggere De André –come è stato giustamente notato– era ed è comunque un atto di avvicinamento se non alla fede, certamente alla figura di Gesù che nota dopo nota, verso dopo verso si conferma “oggetto” di profondo rispetto anche per chi, cristiano non è”.

Ma non solo la figura di Gesù è stata presente nell’opera di Fabrizio: come dimenticare Tre madri e Ave Maria?

E per finire, una citazione:

Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento
da “Preghiera di gennaio” – Volume I (1967)

Un grande che ci mancherà. Inutile, ma inevitabile, sottolinearlo.

Inghilterra: due nuove preghiere con un occhio alla crisi economica

Gli intrecci tra crisi economica e spiritualità si vanno facendo sempre più stretti, come notavamo tempo fa a proposito del caro petrolio. Anche ora che il prezzo del greggio è in discesa (e gli automobilisti, al momento del pieno, se ne escono con degli Alleluja! magari poco liturgici ma che provengono dal profondo del cuore) i problemi non sono certo risolti. Ne sa qualcosa la Chiesa anglicana, che ha appena composto due nuove preghiere (ne da notizie anche Il Sole 24 Ore) dedicate rispettivamente a chi è rimasto disoccupato e chi rischia di perdere il posto.

Conviene riportarne le parti principali, visto che la crisi è globale e le due preghiere possano essere apprezzate (ed usate) anche da chi non abita in terra d’Albione. La prima dice così: «La parola licenziato dice tutto: inutile, non necessario, senza scopo, in esubero. Aiutami mentre piango confuso, aiutami a pensare chiaramente e calma la mia anima. Mentre la vita continua, fammi sentire la tua presenza con me ogni giorno. Mentre guardo verso il futuro, aiutami a trovare nuove opportunità e nuove direzioni. Amen».

Mentre nella seconda si possono leggere queste parole: «La vita è cambiata: alcuni colleghi se ne sono andati, licenziati, senza lavoro. Improvvisamente, quello che sembrava così sicuro è ora molto fragile. E’ difficile sapere cosa provo: tristezza, certamente, senso di colpa, quasi, ad avere ancora un lavoro, e paura del futuro. In questa incertezza, aiutami ad andare avanti, a lavorare al meglio delle mie possibilità, affrontando un giorno alla volta e camminando sempre al tuo fianco. Amen».

Iniziativa senza dubbio meritoria, quella della Chiesa anglicana. E però merita segnalare che solo pochi mesi orsono un’iniziativa analoga venne presa nell’italianissima Prato. Del resto, di questi tempi le preghiere non sono di certo mai troppe.