Italia e Pakistan: due novità nel campo dell’informazione religiosa

In questi ultimi giorni sono state lanciate un paio di interessanti iniziative che vale la pena segnalare.

La prima novità è italiana ed è nata in casa Rai. Si tratta del blog della struttura Rai Vaticano e per il momento vi scrivono un paio tra i più noti vaticanisti della televisione nazionale: Aldo Maria Valli e Giuseppe De Carli. Al momento il blog appare un po’ “ingessato”, com’è forse normale che sia per tutte le realtà che fanno capo ad una struttura ufficiale, ma l’idea è comunque senz’altro da promuovere.

L’altra novità proviene invece dal lontano Pakistan, dove è stata lanciata una televisione cattolica, cosa che nel nostro Occidente non farebbe quasi notizia ma invece ne fa nel Paese asiatico. “Good News Tv”, questo il nome dell’emittente, fa capo all’organizzazione non-profit “Media for Jesus” ed è stata ideata e realizzata dal Centro catechistico di Karachi, che ne cura anche i contenuti, le trasmissioni, il palinsesto.

“Mi sono ritrovato in perfetta sintonia con il messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, quando afferma che le tecnologie digitali sono un dono per l’umanità, che possono servire a diffondere solidarietà e comprensione fra la persone e i popoli”, ha affermato il direttore della nuova emittente, padre Arthur Charles. Auguri per l’avventura, ne avranno bisogno visto il difficile contesto in cui si troveranno ad operare.

Gerusalemme: un pellegrinaggio virtuale (ma non per questo non reale) per la Quaresima

È ormai datata la diatriba tra coloro che vedono nel virtuale una mera contrapposizione al reale e coloro che (molto più correttamente) vedono nel virtuale medesimo non già un sinonimo di falso, bensì semmai di potenziale.

Questa premessa era necessaria per presentare un’iniziativa davvero interessante legata al periodo quaresimale. Consiste in un pellegrinaggio virtuale (ecco il perché della premessa) a Gerusalemme ed è stata messa in atto dall’organizzazione caritativa britannica Christian Aid. Iscrivendosi al sito Lent Pilgrimage i partecipanti, attraverso video, podcast, gallerie fotografiche, storie e testimonianze, potranno compiere un vero e proprio pellegrinaggio in Terra Santa della durata di quaranta giorni.

Giorno dopo giorno, cliccandovi sopra si potrà conoscere, per esempio, Nazareth, Betlemme, Gerico, il luogo del battesimo sul Giordano, Ramallah e Hebron. Luoghi antichi e moderni che raccontano anche il conflitto ultradecennale che segna questa terra e che vogliono mostrare cosa significhi lavorare per la pace. I pellegrini virtuali potranno postare i loro commenti e riflessioni ed eventualmente porre domande, offrire preghiere e sostenere opere di solidarietà per le comunità locali. Un pellegrinaggio in cui spiritualità e solidarietà vanno a braccetto, e la cosa rappresenta senz’altro un valore aggiunto.

Quaresima: molte le iniziative in cantiere tra digiuni e diritto al cibo

Con oggi, Mercoledì delle Ceneri, inizia ufficialmente il tempo liturgico di Quaresima. Il messaggio papale di quest’anno è espressamente incentrato sul tema del digiuno, ma in quanti modi (e da cosa) si può digiunare? La risposta a tale domanda sembra scontata, ma lo è affatto, visto che non di sola astinenza dal cibo può trattarsi, come spiega bene questo articolo tratto dal mensile dei missionari comboniani Nigrizia. Si può andare infatti dal digiuno dall’automobile, a quello dall’acqua minerale a quello dagli sms. E ovviamente non poteva mancare la proposta di un digiuno da Facebook.

Sempre in tema di Quaresima, una particolare menzione la merita senz’altro un’iniziativa ecumenica congiunta delle chiese cristiane svizzere. Dal 1969, infatti, le due organizzazioni di cooperazione internazionale di ispirazione cristiana Pane per Tutti (evangelici) e Sacrificio Quaresimale (cattolici), realizzano durante il periodo quaresimale una campagna ecumenica unica nel suo genere in Europa. Due gli obiettivi: il primo consiste nell’opera di sensibilizzazione degli individui sulle questioni legate alla giustizia globale, ad esempio attraverso testimonianze di vita di persone che vivono realtà diverse dalla nostra, mettendo l’accento sui meccanismi che portano alla risoluzione dei problemi. Il secondo obiettivo è da sempre la raccolta di fondi destinata a progetti nei Paesi del Sud che si iscrivono nell’ambito della politica di sviluppo mondiale. La campagna 2009, particolarmente attuale, è dedicata ai cambiamenti climatici e al diritto al cibo per tutti.

Ulteriori informazioni sul ricco sito allestito per l’occasione.

Premio Giovanni Paolo II: un’opportunità per poeti, pittori, scultori e fotografi

Italia terra di poeti, si sa. Ma anche di pittori, di scultori e –perché no?- di fotografi. Sono queste quattro, infatti (poesia, pittura, scultura e fotografia) gi ambiti del premio intitolato a Giovanni Paolo II e giunto ormai alla terza edizione.

Al concorso possono partecipare (esclusivamente con opere inedite) artisti italiani o residenti. in Italia. Il Premio Giovanni Paolo II è nato da un’idea di Pio Pinto, regista e autore di manifestazioni culturali ed è dedicato al Papa polacco perché rispecchia quanto da lui affermato nella “Lettera agli artisti”, scritta il quattro aprile 1999 in occasione del Giubileo del 2000.

“La società –sottolineava il Papa nella Lettera- ha bisogno di artisti, come ha bisogno di scienziati, di tecnici, di lavoratori, di professionisti, di testimoni della fede, di maestri, di padri e di madri, che garantiscano la crescita della persona e lo sviluppo della comunità attraverso quell’altissima forma di arte che è « l’arte educativa ». Nel vasto panorama culturale di ogni nazione, gli artisti hanno il loro specifico posto. Proprio mentre obbediscono al loro estro, nella realizzazione di opere veramente valide e belle, essi non solo arricchiscono il patrimonio culturale di ciascuna nazione e dell’intera umanità, ma rendono anche un servizio sociale qualificato a vantaggio del bene comune”.

Termine ultimo per l’iscrizione al premio è il prossimo 30 aprile.

Dio c’è (almeno in edicola e in libreria)

È da ormai diverso tempo che ai primissimi posti delle classifiche dei libri più venduti figurano opere che trattano argomenti di tipo spirituale, come i volumi di Enzo Bianchi e del cardinal Martini. Segno che si tratta di un filone che non da segno di esaurimento, anzi.

Sarà anche per questo che il numero attualmente in edicola della rivista scientifico – divulgativa (molto divulgativa, per la verità) Focus dedica gran parte della sua paginazione ad un argomento da far tremare le vene dei polsi: “Il più grande dei misteri: Dio”. Non meno impegnativi gli argomenti trattati: che cosa sappiamo di lui; i pareri di scienziati, filosofi e degli scienziati vaticani e le dispute sulla sua esistenza. All’interno della rivista l’argomento del dossier viene sviscerato con tre ampi articoli: Dio credere o no, La storia di Dio e Naturalmente cristiani.

Sul sito della rivista sono presenti anche tre forum dedicati rispettivamente a Che scopo ha la vita?, Ateismo e L‘anima esiste? Da segnalare anche una storia multimediale delle religioni fatta a spanne, ma che può servire da base per ulteriori approfondimenti e un sondaggio sull’esistenza di Dio. Tutta pubblicità gratuita, direbbe l’Onnipotente.

Religioni, laicismo e società: se ne parla anche in Francia

Saldamente presente sulla scena pubblica nazionale da ormai qualche anno, il dibattito sui rapporti tra religione, laicità e sfera pubblica è più vivo che mai, come dimostrato anche dalla recente lettera del presidente della Camera Gianfranco Fini e dedicata appunto a tali tematiche.

Ma non si creda che tale dibattito sia limitato all’Italia (dove anzi esso appare spesso ingessato in posizioni semplicemente pro o contro il teoconservatorismo o i cosiddetti “atei devoti”). Quanto la questione sia di attualità è dimostrato dal fatto che anche in altri Paesi europei la problematica dei rapporti tra religione e sfera pubblica è più viva che mai. Per esempio la Francia, in cui il periodico del Partito Socialista, L’Hebdomadaire, ha dedicato alla complessa questione un lungo dossier del suo ultimo numero. La rivista è interamente scaricabile da qui in PDF (il dossier inizia a pagina 10 e termina a pagina 27) oppure è comodamente sfogliabile da qui in swf.

Particolarmente interessante l’intervista con il sociologo e storico Jean Baubérot che sottolinea come, a suo parere, Sarkozy stia incoraggiando la nascita di una religioni civile di stampo americano. Christian Terras, direttore della rivista Golias, si concentra invece sulle conseguenze della revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani.

Se una pecca si vuole trovare al dossier è di concentrarsi troppo sui rapporti tra stato e cattolicesimo ignorando i problemi posti dalla vasta minoranza musulmana che vive Oltralpe, ma si tratta comunque di una lettura interessante, benchè di parte.

Territori palestinesi: a rischio importanti reperti di storia religiosa

Non solo la convivenza umana, ma pure importantissimi reperti della storia delle tre religioni monoteiste sono in pericolo a causa del conflitto in atto ormai da decenni nei territori palestinesi. A lanciare l’accusa è la rivista Archeologia Viva, che fa anche un sommario elenco dei maggiori siti archeologici presenti nell’area: Gerico, con il tell e la città erodiana; Betlemme, con le vestigia cristiane, le piscine di Salomone, il palazzo dell’Herodion e i monasteri del deserto, Hebron, con le tombe dei patriarchi e Sebastia e Nablus, le città dei samaritani.

Come spiega l’articolo, <<con gli accordi di Taba (1995) si era stabilito che Israele avrebbe trasferito (insieme al controllo del territorio), anche «la protezione e preservazione dei siti archeologici, la gestione, supervisione, concessione di licenze e tutte le altre attività archeologiche» all’amministrazione civile palestinese. Ma di fatto nulla o quasi è avvenuto. Dove l’Autorità nazionale palestinese è subentrata all’amministrazione israeliana, mancano fondi e professionalità per intervenire a tutela del patrimonio culturale. Nella Cisgiordania e a Gerusalemme Est, territori occupati militarmente da Israele, l’accordo è sospeso e i beni culturali sono relegati in una sorta di «terra di nessuno».

Sembra un problema secondario, rispetto al dramma della popolazione, ma non lo è. E, guaio ancora maggiore, non si intravvede ancora una possibile soluzione al problema. Come per tuttò ciò che riguarda la regione, del resto.