Caso Eluana e difesa della vita: la messa in guardia di Famiglia Cristiana (che dispiace ai potenti)

“La tutela della vita va assunta nella sua interezza”: questo il titolo apparentemente anodino dell’editoriale del prossimo numero di Famiglia Cristiana e di cui si è avuta notizia nelle ore in cui si consumava il dramma di Eluana Englaro. Con il risultato di rischiare di far passare sotto silenzio il contenuto del medesimo, che invece stabilisce uno stretto parallelo tra la vicenda che ha appassionato e diviso l’opinione pubblica e la recente legislazione in materia di sicurezza ed immigrazione.

Parallelo che è ben sintetizzato dall’occhiello delle’editoriale medesimo: “Politici incoerenti tra caso Eluana e provvedimenti su sicurezza”. “L’Italia precipita –scrive il settimanale- unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei ‘Bravi’ di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo. La ‘cattiveria’, invocata dal ministro Maroni, è diventata politica di governo, trasformata in legge. Così, questo Paese, già abbastanza ‘cattivo’ con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio”.

Inutile dire che le accuse riportate hanno più di un fondamento ed altrettanto inutile dire che Maroni non l’ha presa bene. Ma utile ricordare che il parallelo tra le due vicende c’è eccome, anche se in queste ore a troppi fa comodo dimenticarselo.

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6 Risposte

  1. Caro Don, seguo il tuo blog con grande interesse, e ho imparato a stimarti; non sono credente, ma penso che si debba accampare intorno a sé ogni intelligenza possibile, soprattutto quelle come la tua.
    Il fatto che tu parli di Eluana in questo modo, solo ora, e con queste parole così timide e sensate, mi conferma nella mia impressione, e accresce sia l’interesse che la stima che provo per te.
    Vorrei, però, proporre una piccola riflessione su questa vicenda, su un aspetto dell’atteggiamento della Chiesa; la faccio qui, perché non saprei con chi altro parlarne.
    Ecco, a me pare, lo dico con tutta la modestia e con tutti i dubbi di un profano (nel senso più etimologico possibile che ha questo termine, di colui che sta davanti a un tempio senza entrarvi), che la posizione “ufficiale” della Chiesa su questo fatto doloroso abbia molte componenti assolutamente anti-metafisiche.
    Mi pare che la Chiesa abbia eretto a feticcio e a statuto di esistenza degli esseri umani le mere funzionalità fisiologiche; mi pare che abbia messo in atto la negazione del principio animista, l’idea meravigliosa della remissione dello Spirito. Mi sembra che la sua ostinazione implichi la negazione della possibilità di un’altra esistenza migliore di questa, cui l’anima abbia, in un certo senso, diritto a aspirare e nella quale essa riacquisti senso.
    Che abbia espresso una posizione, in questo senso, meccanicista e tecnocratica, quasi materialista: la sottrazione dell’accettazione della morte (in casi come questi, di esistenza destituita da ogni carattere di umanità) dalla “cultura della vita” fa di quest’ultima una meschinamente laica “cultura della sussistenza”, tecnica e a ogni costo.
    Mi sembra che, in fondo, la negazione dell’elemento spirituale e naturale (quanto manca, nel Magistero, l’annuncio forte e insistente della promessa della resurrezione della carne? Don, ma ci crede ancora qualcuno?) a favore di un tecnicismo cavilloso, la negazione la pietà (il “ritorno al Padre” è sempre stato guardato come al vero sollievo alle sofferenze) a favore del materialismo fisiologico, sia anche una negazione di sé stessa, e quindi, alla fin fine, che incerte vittorie politiche siano ottenute a costo di una sconfitta molto più grave.
    Io, in fondo, penso che nessuna religione in nessun tempo avrebbe ritenuto decente costringere alla tortura di diciassette anni un corpo annichilito, in cui l’anima non possa esercitare la sua funzione, tranne questo cattolicesimo di questo pontefice, perché tale costrizione è profondamente anti-religiosa e materialistica.
    Ti ringrazio, una volta tanto, non solo per le tue parole di saggezza e di temperanza, ma anche per avermi ascoltato! Un caro saluto.

  2. Caro Vittorio, grazie a te per le tue riflessioni, che mi hanno ricordato quanto ripete sempre il cardinal Martini, che cioè la distinzione oggi non è tra credenti e non credenti, bensì tra pensanti e non pensanti.
    Quanto alla tua opinione, che cioè la chiesa abbia assunto in questo caso posizioni anti metafisiche, beh, essa ha in effetti più di un fondamento, come rileva anche Giovanni Reale (non a caso un filosofo) in questa intervista:
    http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_07/sopravvivere_contro_natura_eluana_reale_4b2f63b8-f4ef-11dd-a70d-00144f02aabc.shtml
    Il tuo prezioso commento mi da anche l’opportunità di citare alcune riflessioni che mi hanno aiutato e che fanno vedere che (anche se timidamente) un po’ di dibattito al riguardo c’è stato anche nella chiesa.
    un’intervista con il vescovo Bregantini:
    http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa/090211bregantinigaleazzi.pdf
    Un intervento di don Giovanni Nicolini:
    http://www.famigliedellavisitazione.it/dblog/articolo.asp?articolo=366
    Lorenzo Gobbi nel suo blog:
    http://lattenzione.blogspot.com/2009/02/tre-dita-di-lorenzo-gobbi.html
    Sono scritti che a me hanno fatto riflettere, spero sia così anche per altri.

  3. ciao donmo, mi domandavo proprio poc’anzi come mai non avessi ancora visto nulla dalle tue parti, riguardo le vicende che in queste ultime settimane hanno scosso le “coscienze”… ed ora ho letto il tuo post e il commento interessantissimo di Vittorio.
    Le questioni in sospeso con la politica e le sue scelte non ho voglia di discuterle qui,ma mi piacerebbe condividere con te una piccolissima riflessione, in tutto questo accanimento Dio chi l’ha considerato? E della Sua infinita misericordia a chi ha fatto comodo dimenticarsene ?
    Ma una cosa non mi va proprio giù ed è l’ingerenza totale della Chiesa nelle cose della politica, una legge deve esssere il più possibile conforme a principi di etica, equità e giustizia sociale, ma non deve e non può essere espressione di un stato confessionale, sarà la coscienza a determinare l’ approccio ed il riferimento alla norma…o la Chiesa ha paura della sua incapacità a formare uomini e donne cattolici, cristianamente orientati ed in grado di agire secondo la volontà del Padre?
    Mi rattrista, da cattolica, immaginare che siamo in grado di fare solo capannelli ed accendere candele, non possiamo continuare ad essere così beghini da non voler provare almeno a capire le nuove sfide a cui questo mondo ci chiama…perché ci siamo noi in questo mondo, non ne siamo ai margini come qualcosa di anacronistico e ormai superato, o da relegare nel folclore per le occasioni di rito…giusto?
    e allora per “esserci” veramente dovremmo essere in grado di non dare la sensazione di schieramento a proposito dei temi forti della Vita, ma rispolverare e mettere a disposizioni strumenti stategici che ci appartengono per definizione quali il discernimento e la riflessione

    vabbè, era così per condividere un pensiero, per parlarne un po’, per non fare finta di nulla…proprio mentre il nulla sembra avere la meglio

    un caro saluto
    d.

  4. carissima d., in effetti avevo pudore a parlare della cosa per non alimentare il chiacchiericcio, e per questo non ho neppure commentato le parole tragicamente belle della tua nota.
    Il tuo commento lo condivido in toto, guarda in proposito (ma lo avrai già fatto) cosa dice Zagrebelsky nell’intervista a Repubblica che ho linkato pure in FB, come dargli torto? E come dare torto a De Biase e a quanto ha scritto nel suo blog?
    Sono tempi oscuri, questi, in cui non si può che far nostro il grido di Isaia: “Sentinella, quanto resta della notte”?.

  5. @ Daniela:
    Però l’ingerenza della Chiesa nelle cose della politica è un problema della politica, non della Chiesa. Nessuno pensa che la Chiesa non dovrebbe portare le sue istanze e le sue richieste nel dibattito pubblico. Tanto che io, il don e anche tu, penso, riteniamo positiva, utile e civile la voce della Chiesa contro gli aspetti più iniqui del decreto sulla sicurezza. E in questo caso la politica è stata perfettamente in grado di reagire, anche scompostamente (con le deliranti dichiarazioni sull’eversività di Famiglia Cristiana) all’ingerenza. Allora, se in questo caso la pressione della Chiesa è stata vana, vuol dire che nei casi in cui, invece, appare decisiva nell’indirizzare le politiche di governo è proprio la politica a non essere in grado di (o a non voler) resistere, e è a quest’ultima che tale sudditanza va imputata. Non credo che l’episcopato spagnolo sia meno attivo e vivace di quello italiano, eppure la politica spagnola è perfettamente in grado di resistervi.
    Voglio dire, se è giusto criticare alcuni aspetti del magistero della Chiesa, soprattutto per chi ne fa parte, non mi pare lo sia criticare il fatto che la Chiesa voglia agire tale magistero nel dibattito pubblico. Sarebbe sorprendente il contrario, no?

  6. Vittorio, Daniela (e poi risponderà lei in prima persona, se lo riterrà opportuno) faceva una critica “dall’interno”, per come ho inteso io il suo intervento e per come la conosco.
    Quanto alla capacità della politica di resistere alle pressioni della chiesa (o comunque si vogliano chiamare le sue prese di posizione) la situazione italiana è indubbiamente diversa da quella di altri Paesi, ma di questo sei certamente perfettamente consapevole.

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