Neuroscienze e religione: i risultati di uno studio americano

“Ecco la zona del cervello dove nasce la fede in Dio”: essendo la notizia con tale titolo apparsa sulla colonna destra del sito di Repubblica (nota per essere a metà strada tra il trash e il nazional-popolare, in questo momento altri due titoli strillano: “Fiocco rosa nello zoo, le prime foto del baby gibbone” e “Carla Bruni, anche il Messico si arrende alla sua bellezza”) uno sarebbe preso dalla tentazione di passare oltre scrollando le spalle.

Invece stavolta la cosa è seria, perché l’articolo in questione riferisce di uno studio portato avanti dal National Institutes of Health ed i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti. Come spiega una delle ricercatrici che hanno partecipato allo studio: “”L’argomento è delicato. Il nostro obiettivo non era trovare Dio nel cervello, ma capire cosa accade nel cervello quando si pensa a Dio. Abbiamo scoperto che chi non crede reagisce alle domande sulla fede in maniera simile a chi crede. Indipendentemente dalla risposte che ognuno si dà, gli strumenti intellettivi usati per affrontare il tema del divino sono comuni a tutte le persone”.

Particolarmente interessante è il fatto che la ricerca in questione si sia incentrata tra l’altro sulle reazione umane alle immagini antropomorfiche della divinità. Proprio su questo tema è utile è utile segnalare l’uscita recente di un agile libretto opera del filosofo e teologo Armido Rizzi intitolato “Dio a immagine dell’uomo?”, che si legge d’un fiato.

Insomma, le buone notizie sono due: per una volta tanto scienza e fede possono andare a braccetto e pure dalla colonna di destra di Repubblica può venire qualche spunto interessante (anche se ovviamente il titolo era una bufala anche questa volta).

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5 Risposte

  1. Se si osservano attentamente i dati dello studio, ci si accorge che non hanno spiegato nulla.. mentre hanno dato un’altra freccia all’arco alle crociate atee anticattoliche in quanto più volte mi è stato detto che Dio non è altro che un’invenzione creata dalla mente degli uomini… pronunciando tale frase con sofferta sopportazione come se fossi un malato mentale (per non dire un cretino detto alla Messori).. ma d’altra parte penso che (come disse Eddy Murphy in un film) “se è sbagliato credere al Signore, voglio continuare a sbagliare…”

  2. “E’ dunque corretto dire che in ogni uomo c’è traccia di Dio?”
    Visto che lo studio era, a quanto pare, soprattutto sulle reazioni alle immagini antropomorfe della divinità, si dovrebbe riflettere sul fatto che in ogni uomo c’è l’immagine di Dio, che esso sia credente o meno, e che quell’immagine è rapportata alle persone di un determinato luogo, paese, etnia, ma è comunque presente.

  3. Esatto, questo mi sembra un buon approccio. E’ come dire che pure il cervello di chi si professa ateo è *predisposto a*, lo si voglia o non lo si voglia.

  4. Tutto giusto… ma se guardate ogni giornale (o presunto tale) noterete dei titoli che stravolgono la cosa dal “predisposto a”.. all’ “Ecco dove nasce l’idea di Dio” che sembra uguale ma a ben guardare non lo è.

  5. No, non lo è affatto, hai ragionissima.
    Infatti avevo messo subito in guardia dal titolo. Titolisti, vil razza dannata…

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