Tony Blair e le religioni: da “hobby” a impegno a tempo pieno

Già era nota da tempo la passione dell’ex primo ministro britannico Tony Blair per le tematiche attinenti il ruolo delle religioni nella società attuale, e non c’è voluta di certo la sua recente conversione al cattolicesimo per scoprirlo.

Tra l’altro, tale interesse blairiano si è anche manifestato nella costituzione della Faith Foundation, think tank dedicato appunto a studiare ed approfondire il ruolo delle religioni nella società attuale. Ora, la competenza dell’ex primo ministro britannico avrà anche un altro modo per esplicitarsi, visto che il prestigioso periodico New Statesman gli ha affidato una rubrica fissa dedicata appunto a tali problematiche. Nell’articolo del numero in edicola (intitolato “Perché dobbiamo occuparci di Dio”) Blair afferma tra l’altro che “trascorsi gli anni della mia leadership, una cosa mi ha colpito con forza sempre più crescente: fallire nella comprensione del potere della religione significa essere incapaci di capire il mondo moderno. La fede religiosa avrà lo stesso significato nel XXI secolo che ha avuto l’ideologia politica nel XX. I leader politici, siano religiosi o meno, devono avere a che fare con Dio”.

Magari le idee e le opinioni espresse nell’articolo in questione non sono proprio originalissime e profonde, però è senz’altro encomiabile che un periodico così prestigioso abbia deciso di dedicare spazio a tali problematiche. Un 7 – – di incoraggiamento se le meritano sia il giornale sia l’opinionista.

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6 Risposte

  1. Argomento straordinariamente interessante! Come al solito, grazie!
    Sto leggendo l’articolo di Blair. Hai ragione, non è originalissimo; però, ammettiamolo: se lo paragoniamo alle riflessioni sul tema fatte dai politici nostrani, dai grotteschi convertiti alla Pera, agli anti-clericali rimasti fermi alle assurde analisi di Cavour sulla religione come “fatto individuale”, il buon Blair sembra una specie di Einstein del pensiero politico.
    Prima di finire l’articolo, e magari di scriverne ancora, volevo fare una considerazione sul suo inizio: apparentemente, l’affermazione “la religione non è mai stata così importante per la comprensione del mondo” è paradossale, non condivisibile.
    In passato, nessun serio politologo o antropologo, almeno, non tra quelli che ho letto io, ha mai pensato che fosse possibile un’analisi seria della (di una società) società che non tenesse conto dell’aspetto religioso.
    Basti pensare alla Questione Ebraica di Marx (libretto stupendo del Marx pre-comunista, che invito te e i tuoi lettori a leggere o a rileggere), all’Etica protestante di Weber, o alle straordinarie pagine finali dei Tristi tropici di Levi-Strauss, con un’analisi lucida e preveggente sui rapporti tra Cristianesimo, Islamismo e Induismo.
    In un senso più profondo, che diventa chiaro leggendo oltre, capisco, però, l’affermazione e la preoccupazione di Blair: probabilmente, si è accorto che, invece, la moderna analisi politologica sta credendo (ha creduto) illusoriamente di poterne prescindere. Probabilmente Blair vuol dire che non è mai stato così importante pensare alla religione come uno degli elementi fondativi della società perché mai, in tutta la storia dell’umanità, è stata così diffusa l’idea che, invece, fosse possibile farne a meno.
    Un errore che, a mio modesto avviso, stiamo pagando caramente e che, speriamo, lo dico da non credente, questa iniziativa contribuisca a cominciare a correggere.

  2. non mi stupisce, mi è sempre piaciuto il pensiero di Blair, e mi piace anche come persona
    un argomento difficile che con gli anni potrebbe essere messo a tacere, speriamo che come ora resti sempre qualcuno a portar voce..
    leggo con piacere l’articolo.

  3. @ Irish, speriamo che l’argomento non venga messo a tacere, invece, perchè è straordinariamente importante
    @Vittorio, non intendevo certo sminuire lo scritto blairiano, con il m,io 7–, era semplicemente un divertissement. Il fatto è che per uno che queste cose le approfondisce da un po’, si tratta di un articolo un po’ troppo divulgativo e poco o nulla scientifico. Come genere letterario va bene così, per carità, era una semplice constatazione.
    Quanto a Pera, lasciamo perdere, se penso che passa per uno esperto di tali questioni mi viene da piangere (e il pianto si fa dirotto al pensiero che pure il papa lo avalla).

  4. @Don
    Non era affatto una critica alla tua valutazione, che condivido totalmente. Era una critica alla totale assenza di questo (come di altri) tema decisivo per la definizione degli statuti della modernità dal nostro dibattito politico interno!

  5. lo so che è importante
    ma ultimamente certe importanze vengono offuscate da cose che, secondo me, se ne può fare anche a meno
    purtroppo tutto è nelle mani di tutti
    e vince la massa 😦

  6. perfettamente d’accordo: a volte la mediocrità sembra davvero prevalere, ma non bisogna mai gettare la spugna. Mai, mai e poi mai.

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