Vinitaly e il vino tra religioni e spiritualità

Novantunomila mila metri quadrati di superficie espositiva netta, più di 4.200 espositori, molti dei quali stranieri, provenienti da quattro continenti e centocinquantamilamila operatori, dei quali circa un terzo provenienti da un centinaio di Paesi. Sta in questi scarni numeri l’importanza di Vinitaly, il più importante salone dei vini che si inaugura oggi a Verona.

E solo il più distratto lettore può chiedersi come mai diamo la notizia qui, visto che il legame tra vino, religioni e spiritualità è ormai da tempo assodato, come dimostrato tra l’altro da un ottimo volume in materia di cui si raccomanda la lettura. E come dimostrato anche ad un articolo scritto da Erri de Luca proprio in occasione dell’apertura di Vinitaly nel quale lo scrittore napoletano ripercorre la storia della vite rifacendosi a Noè. Alla vite e al vino ha dedicato pagine intense anche Enzo Bianchi, priore di Bose, nel suo ultimo, bellissimo volume, “Il pane di ieri”, dove afferma tra l’altro che è lui, “il vino, non l’uva, il vero ‘frutto’ della vigna. E come la vigna è ricco di doni concreti e, al contempo, di rimandi simbolici. Da sempre, dai ‘tempi di Noè’, appunto, accanto al pane del bisogno, al pane che sfama, al pane necessario per vivere, l’uomo ha avuto il vino della gratuità e della festa: una bevanda non necessaria alla sopravvivenza ma preziosa per la consolazione, la gioia condivisa, la gioia ritrovata”.

Senza dimenticare che il vino è pure elemento indispensabile per la celebrazione del sacramento più importante: la Messa. Insomma, in alto i calici e tanti auguri a Vinitaly e ai suoi espositori.

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2 Risposte

  1. Giusto: il vino elemento indispensabile assieme al Pane eucaristico ed infatti, non so te, a me dispiace un pò che alla Comunione venga distribuito (nella stragrande maggioranza dei casi) solo il Corpo di Cristo e non il Sangue…

  2. Beh, certo, può dispiacere, però, specialmente nelle messe molto partecipate, è più che altro un problema di organizzazione, visto che distribuire il vino è molto più complesso (anche igienicamente) che distribuire il pane.

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