Buon Natale a tutti in mosaico

Per il tradizionale post di auguri natalizi di quest’anno, ho pensato di prendere a prestito un’immagine e un pensiero di un artista (anche se definirlo così è riduttivo) che personalmente mi è molto caro. Si tratta del gesuita Marko Ivan Rupnik, i cui mosaici si trovano ormai in molte parti del mondo. Questo, dedicato alla Natività, appartiene ad un ciclo da lui realizzato per la cappella della Casa incontri cristiani di Capiago, nel comasco:

ed ecco una riflessione dello stesso padre Rupnik sull’incarnazione:

“L’incarnazione è il segno che l’amore di Dio non conosce abissi di separazione, che tutto appartiene a Lui, anche quell’abisso creato dalla volontà dell’uomo che vuol essere lui l’epicentro di tutto, un altro dio. Anche questo abisso è scavato dentro l’amore di Dio, perché per Dio non c’è un fuori. L’incarnazione fa vedere che l’amore di Dio include anche la libertà pervertita, opera del peccato umano. Ma, all’interno dell’amore, l’uomo si può creare un impero di autoaffermazione, proprio perché Dio lo ama, cioè gli dà lo spazio della libertà. L’incarnazione manifesta che la distanza tra Dio e il creato è misurata sull’amore e che nessun peccato può distruggere Colui che è amore. L’amore unisce lasciando liberi, abbraccia creando lo spazio della libertà, ama senza costrizione. In questo senso l’amore è debole, fragile, umile, povero, si nasconde ed è presente alla maniera dell’assente, per non dare fastidio. Proprio così Dio è sceso nel mondo e si è fatto uomo”.

Con questo, tanti auguri di vero cuore a tutti; nel blog ci si rilegge il prossimo anno, altrove invece, strada facendo.

Buon Natale!

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Le Top Stories religiose del 2009: Obama in testa, ma solo negli USA

La fine di ogni anno, si sa, è tempo di bilanci e di “Top Ten”. Non è quindi inutile chiedersi quali siano state, nel corso di questo 2009 che sta per concludersi, le maggiori vicende religiose raccontata dai giornali. Dagli Stati Uniti provengono tre diversi elenchi abbastanza interessanti, anche perché denotano una particolare sensibilità che sarebbe utile paragonare con altre, se simili elencazioni esistessero anche altrove (o almeno se se ne avesse notizia).

La prima Top Ten è quella del prestigioso settimanale Time, secondo il quale il primo posto va all’avanzata del secolarismo in Europa, mentre al secondo si piazza la decisione di Benedetto XVI di favorire con un apposito documento il rientro degli anglicani nella Chiesa cattolica. Altra Top Ten è quella della Religion Newswriters Association, secondo la quale la palma va invece attribuita all’ormai celebre discorso del presidente americano Obama rivolto dal Cairo al mondo musulmano. Altra e ultima elencazione è quella stilata dalla Baptist Joint Committee For Religious Liberty (un organismo battista che si batte per la libertà religiosa). Anche in questo caso, al primo posto troviamo il presidente Obama, in particolare la sua decisione di mantenere aperto il cosiddetto Ufficio della Fede presso la Casa Bianca, voluto dal suo predecessore Bush Jr. Quest’ultima Top Ten contiene anche una curiosità che ha trovato scarso o nullo spazio nelle nostre cronache: al decimo posto troviamo infatti la decisione di un giudice della Carolina del Sud, il quale ha vietato una targa automobilistica personalizzata contenente una croce e la scritta “I Believe”.

I crocifissi, insomma, non fanno discutere solo in Europa.

Restrizioni alla libertà religiosa: i risultati di un interessante studio americano

In questi giorni è uscito un  interessante studio riguardanti le restrizioni alla libertà religiosa di cui conviene dar conto.

L’indagine (che ha riguardato 198 nazioni di tutti i continenti) è stata effettuata dal Pew Forum on  Religion and Public Life, un istituto americano specializzato in questo genere di rilevamenti, e i risultati sono a dir poco allarmanti. È risultato infatti che circa il 70% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui la libertà religiosa incontra severe restrizioni. La valutazione è stata fatta in base a due metri di misura: le restrizioni operate dai governi e quelle messe in atto da privati e gruppi organizzati. L’Arabia Saudita è l’unico Paese ad aver registrato il massimo indice in entrambe le misurazioni.

Nelle prime dieci posizioni i Paesi sono quasi tutti a maggioranza musulmana, ma è possibile trovarvi anche la Cina e Myanmar. In Europa, i Paesi che mettono in atti politiche più restrittive nei confronti della religione sono la Bielorussa e la Russia, mentre Germania, Francia e Austria ottengono un risultato sopra le media a motivo  delle legislazioni vigenti in questi stati e atte a proteggere i cittadini dai culti delle sette. In generale, sono il Medio Oriente e il Nord Africa ad adottare le politiche più restrittive, mentre le Americhe risultano all’ultimo posto.

Dati che non fanno ben sperare, dunque, e che mostrano chiaramente come la via verso la piena e completa libertà religiosa sia ancora lunga ed accidentata. Rendersi conto del problema e coscientizzarsi riguardo ad esso è già un primo passo.

“L’albero della macedonia”: cristiani e musulmani insieme in favore dei bambini più svantaggiati

È una di quelle notizie di cui c’è sempre più disperatamente bisogno, e non solo perché creano un clima natalizio, ma soprattutto perché dimostrano che il dialogo tra le religioni non segue solo le vie delle discussioni teologiche (legittime e necessarie, ovviamente) ma anche quelle della vita comune e quotidiana.

Ne parlava il Corriere della Sera di qualche giorno fa, mentre ora è la volta dell’edizione milanese di Repubblica: si tratta di una comunità familiare (dal bel nome di “L’albero della macedonia”)  composta da cristiani e musulmani che hanno deciso di vivere e di sperimentare assieme un’esperienza di accoglienza, a favore di ragazzi e bambini italiani e stranieri allontanati dalle famiglie di origine. Al momento già due coppie – Mustapha e Fatima, Beppe e Margherita – abitano nella cascina di Monticelli Pavese (Pv) ma tra la tarda primavera e l’estate, quando i lavori di restauro dell’immobile saranno ultimati, se ne aggiungeranno altre due.

“Questo progetto è il segno tangibile di quel dialogo tra le fedi che abbiamo iniziato anni fa sotto la Tenda del Silenzio alle colonne di San Lorenzo”, ha sottolineato padre Cesare Azimonti, guardiano della comunità dei Frati Minori di piazza Sant’Angelo a Milano: dall’incontro “con i nostri fratelli musulmani” è nata “l’idea di dare vita ad un simbolo concreto della convivenza possibile tra due diverse fedi troppo spesso contrapposte”. Mentre don Gianfranco Bottoni, responsabile del servizio Ecumenismo della diocesi di Milano, commenta: «È un´intuizione stupenda che si dovrebbe far conoscere a quanti, purtroppo, si dicono cristiani ma non conoscono il Vangelo e bruciano incenso a un falso Dio, a difesa di un egoismo personale e collettivo: sono loro il pericolo per il futuro della fede cristiana».

Un’iniziativa, quindi, alla quale non rimane che da augurare tutto il bene possibile.

“La lezione è finita”: da Rimini la prima sit-com prodotta dalle suore

Chissà, magari il prossimo passo sarà la realizzazione di un reality. Per il momento, la congregazione delle Maestre Pie dell’Addolorata si è limitata a realizzare una sit-com. “La lezione è finita” (questo il titolo della serie) rappresenta in assoluto il primo caso di sit-com prodotto da un istituto religioso femminile, ma la superiora generale della congregazione, suor Lina Rossi, ha le idee ben chiare: «Il nome del nostro Istituto sembrerebbe non promettere nulla di ironico o leggero – afferma infatti con una buona dose di autoironia – è proprio per questo vogliamo dare un messaggio in controtendenza. Vogliamo stupire … bonariamente!».

Il set principale è a Rimini, dove le suore hanno un Liceo. Altre riprese sono state girate nello stato americano della Louisiana dove la Congregazione gestisce diverse opere ed attività sociali. Protagonista della sit-com, voluta dalle suore e realizzata in collaborazione con il Centro di produzioni multimediali NOVA-T di Torino (dei Frati Cappuccini italiani), è Francesca Draghetti, che interpreta una professoressa che vive con i suoi studenti l’ultima ora dell’ultimo giorno di liceo. Tutte le domande, la paura di crescere, le incertezze per il futuro, diventano tormentoni che innescano situazioni divertenti. La professoressa è capace di fare cose che sono fuori dall’ordinario. Gli studenti non si stupiscono, anzi la seguono nelle sue piccole e grandi follie. Qui è possibile visionare un trailer della sit-com, alla quale non rimane che fare l’augurio che possa smentire i triti e ritriti luoghi comuni sulle suore.

Dio oggi: un grande evento culturale al via oggi a Roma

«Dio oggi. Con lui o senza di lui  cambia tutto»: è questo il titolo dell’importante evento che prende il via oggi a Roma per concludersi il 12 dicembre. Organizzato dal Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana, l’appuntamento prende le mosse da un pensiero di Benedetto XVI: “Se Dio manca, se si prescinde da Dio, se Dio è assente, manca la bussola per mostrare l’insieme di tutte le relazioni per trovare la strada, l’orientamento dove andare. Dobbiamo di nuovo portare in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente”. E’ assimilabile solo in senso lato al classico convegno visto che, come affermato dagli organizzatori, “sono previste alcune relazioni magistrali, ma nelle quattro mezze giornate in cui si articolerà l’evento si terranno anche presentazioni di libri, esecuzioni di brani musicali, esposizioni d’opere d’arte, proiezioni cinematografiche, conversazioni, alle quali partecipano personalità eminenti sia del cosiddetto mondo laico, sia di quello cattolico”.

Nel presentare l’evento, il card. Camillo Ruini, responsabile del progetto culturale, ha sottolineato che su Dio non c’e’ spazio per la neutralità. Nessuno è neutrale, ne’ i credenti, ne’ gli agnostici, ne’ i non credenti. Anche gli agnostici non possono essere davvero indifferenti, finiscono infatti col comportarsi come se Dio non ci fosse. E tuttavia oggi la domanda decisiva rimane quella se Dio c’è o non c’è, nel secondo caso infatti tutti i discorsi su Dio sarebbero illusori. Il convegno, ha detto ancora Ruini, va inteso come un approccio globale e non solo razionalistico al problema di Dio, un approccio che anche culturale e esistenziale. Lo storico Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, spiega che un’iniziativa del genere sarebbe stata impensabile negli anni Settanta, ma oggi “è finita la stagione dell’ateismo e dell’indifferentismo ottimisti e animati da forza vitale”.

Davvero ricco il parterre dei partecipanti alla quattro giorni di lavori, tra quali vanno segnalati i cardinali Bagnasco e Scola, Massimo Cacciari, Emanuele Severino, Rèmi Brague e Robert Spaemann.

Bari: con “Le Voci dell’Anima” un ponte in musica tra Oriente e Occidente

Lo spettacolo “Francesco – Canto di una creatura” di Lucio Dalla, tratto dall’omonimo libro di Alda Merini aprirà stasera nella chiesa della Natività di Nostro Signore a Bari, la VI edizione del Festival Le Voci dell’Anima, in programma fino al 22 dicembre. Il Festival, come affermano gli organizzatori, è una sorta di “viaggio musicale attraverso le molteplici visioni espresse dalle tre grandi religioni monoteistiche del Mediterraneo”.

Il via dunque stasera con “Francesco – canto di una creatura”,  uno spettacolo di versi poetici e musica intorno alla figura di San Francesco di Assisi. Lucio Dalla incontra la poesia di Alda Merini e rende omaggio allo straordinario uomo che fu il frate “giullare di Dio”. Il verso recitato si lascia guidare e guida lui stesso le note dell’artista bolognese attraverso la voce recitante dell’attore Marco Alemanno. “La vita di un artista –ha dichiarato Lucio Dalla- è spesso associata nell’opinione pubblica al concetto di eccesso, in questo caso però vorrei tradurlo come un eccesso di amore, di curiosità, di stupore, di vicinanza al cielo, e per cielo intendo il desiderio di avvicinarsi a Dio”.
Le Voci dell’Anima proseguirà sabato 12 presso la Chiesa di San Marcello a San Pasquale con il gruppo mongolo Hulan in Tenger Minii. In generale, nei giorni della rassegna, il capoluogo pugliese vedrà in scena gruppi ed artisti provenienti da Italia, Mongolia, Algeria, Francia, Israele, Iran, Daghestan, Spagna e Grecia. L’obiettivo, come dichiarato dal direttore artistico della rassegna Antonio Princigalli e che “Bari e la Puglia debbano essere un crocevia culturale al centro del Mediterraneo dove sfidare l’idea che le differenze tra Oriente e Occidente comportino necessariamente ostilità”.

Un obiettivo ambizioso, ma che la musica può contribuire a raggiungere.