Arvo Pärt: una rassegna romana per conoscere da vicino il grande musicista sacro

“Diario dell’anima”: non poteva esserci titolo migliore per la rassegna che dal 23 gennaio al 2 febbraio l’Auditorium di Roma dedica ad Arvo Pärt , il musicista estone che sta conquistando fasce sempre più vaste di appassionati benché la sua musica sia tutt’altro che “facile” nel senso deteriore del termine. Eppure è una musica “semplice” nel senso più nobile, visto che Pärt, come tutti gli autentici uomini spirituali, ha proceduto nel corso degli anni per sottrazione.

Forse è esagerato definirlo, come fa il comunicato dell’Auditorium, “il compositore più amato dal pubblico”, ma non lo è certamente il definirlo il maggior autore vivente di musica sacra. “Potrei paragonare – ha dichiarato una volta- la mia musica alla luce bianca, che contiene tutti i colori. Solo un prisma può dividere tutti i colori e farli apparire; questo prisma potrebbe essere lo spirito dell’ascoltatore”. Tra le sue opere, impossibile non menzionare la Summa (meditazione sul Credo, del 1978), il De Profundis (1980), lo Stabat Mater (1985) e la Passione secondo Giovanni. Le serate romane saranno arricchite dalla sua presenza, fatto più unico che raro, visto che Pärt è quanto mai restio ad apparire in pubblico. Qui uno scritto che può costituire una buona base di partenza per la conoscenza del musicista, anche se la cosa migliore è ascoltare le sue note.

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