Alzheimer e vita spirituale: uno studio italiano stabilisce una correlazione

Cosa fare per combattere l’Alzheimer, in attesa che per la diffusa malattia venga trovata una cura? Certo, ci si può affidare anche in questo caso a Google, ma esiste una cosa dagli esiti molto più certi: coltivare un’intensa vita spirituale.  Non si tratta di una boutade, bensì dei risultati cui sono giunti i ricercatori della Clinica geriatria dell’Università di Padova, dopo aver valutato i risultati dei test a cui sono stati sottoposti 64 pazienti nell’arco di 12 mesi. Il gruppo era diviso in due sottounità: la prima comprendeva gli ammalati con un basso grado di religiosità, la seconda riuniva invece quelli con un livello medio-alto di spiritualità.

Davvero interessanti i risultati cui è giunto lo studio, che conviene riportare letteralmente. “Per un anno i pazienti sono stati sottoposti a test per misurare il loro stato mentale e la loro funzionalità nelle attività quotidiane, sia quelle che permettono un primo grado di autosufficienza (vestirsi, lavarsi e mangiare da soli) sia quelle maggiormente complicate (come telefonare).

I malati del gruppo con basso livello di religiosità hanno avuto nell’anno una perdita delle capacità cognitive del 10% in più rispetto a quelli con un livello di religiosità medio-alto. Le malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer non sono guaribili, farmaci e condizioni particolari di vita possono solo rallentarne la progressione”.

Il professor Enzo Manzato. Direttore della clinica geriatrica dell’Università di Padova spiega che ”gli stimoli sensoriali provenienti da una normale vita sociale rallentano il decadimento cognitivo, ma nel caso dello studio riportato sembra essere proprio la religiosità interiore quella in grado di rallentare la perdita cognitiva Non si tratta quindi di una ritualità cui si associano determinati comportamenti sociali, bensì di una vera e propria tendenza a ”credere” in una entità spirituale”.

I risultati dello studio hanno un livello di scientificità tale che verranno pubblicati su «Current Alzheimer Research», una vera e propria “Bibbia” (una volta tanto il termine non è usato a sproposito) del settore.

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6 Risposte

  1. sono contento che si inizi a parlarne. Ho esperienza, mia moglie dice il rosario e il suo miglioramento lo attribuisco anche a questo, e non solo anche da parte mia un approccio corretto e più umano centrato sulla persona portano a risultati inaspettati. Ogi posso dire che è una risorsa per la mia vita .

  2. grazie mille per la testimonianza e auguri per tutto

  3. grazie! leggere questa notizia mi consola per mia madre e per me… notoriamente il gene si tramanda, è facile che anch’io, ma non voglio indagare. Però da anni ho scelto di vivere la mia spiritualità con maggiore consapevolezza. E così ora mi si accende una speranza nuova, una luce decisamente inattesa, grazie di cuore! Maria Laura

  4. grazie a te, Maria Laura, per la testimonianza e per le belle parole

  5. Che bella notizia! Pensando alla vita lunghissima di Chenu, Congar, de Lubac, Schillebeeckx e di tanti monaci di mia conoscenza, è proprio vero!

  6. già, e poi basta guardare gli obituary delle riviste delle claustrali!

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