Da domenica al via la seconda parte del Festival di cultura ebraica Oyoyoy!

Con il mese di ottobre torna la seconda parte del Festival di cultura ebraica Oyoyoy!, che quest’anno ha deciso di raddoppiare il ciclo di appuntamenti. Se tra il 25 aprile e il 23 maggio 2010, il Festival si è concentrato sugli aspetti artistici, di spettacolo e gastronomici questa seconda parte che si svolge nei mesi di ottobre e novembre 2010 ha scelto invece di dividersi in sette precisi nuclei tematici evidenziando la dimensione educativa e sociale della manifestazione.

Lo spiega Antonio Monaco alla guida di Monferrato Cult, associazione che ha creato e continua a far vivere il festival: “Nei mesi di ottobre e novembre, per la prima volta vogliamo focalizzarci sui giovani e la scuola, con incontri ed eventi che, negli anni precedenti, il periodo di fine anno scolastico ha sempre penalizzato. Consegneremo il Premio OyOyOy proprio con i ragazzi delle scuole ad uno scrittore israeliano molto amato dai lettori italiani. E produrremo una mostra originale, che sarà itinerante per il Piemonte, dedicata alla presenza dei bambini nella Shoah e al significato che ha oggi conservarne la memoria, attraverso la resilienza”.

L’appuntamento inaugurale di questa seconda parte si svolgerà domenica 3 ottobre nella comunità ebraica di Casale Monferrato. Il momento sicuramente più importante di questa edizione di Oyoyoy! È la consegna del premio che porta il nome del Festival e che in passato è stato conferito a Emanuele Luzzati, a David Grossman e Abraham Yeoshua. Per quest’edizione è stato scelto Amos Oz, che sarà presente a Casale Monferrato, presso il Teatro Civico, con una lectio magistralis aperta al pubblico, giovedì 11 novembre 2010, alle ore 10,30.

In ottobre si svolgerà a Roma  anche la terza del  Festival Internazionale di Letteratura Ebraica, appuntamento sul quale converrà tornare.

Annunci

“L’Albero della Macedonia”: in Lombardia la prima comunità familiare interreligiosa

A Monticelli Pavese, in provincia di Pavia, è stata inaugurata ieri una realtà che vale la pena di essere segnalata, anche perché va in controtendenza rispetto ad un comune sentire: si tratta della prima comunità familiare interreligiosa della Lombardia e forse di tutta Italia. “L’Albero della Macedonia”, questo il nome della comunità, ha sede in una cascina completamente ristrutturata in cui quattro famiglie con storie, cultura, esperienze e religioni diverse hanno deciso di vivere una accanto all’altra e di sperimentare un’esperienza di affido a favore di ragazzi e bambini italiani e stranieri.
A gennaio 2010 due coppie, una cattolica di italiani, Beppe Casolo e Margherita Valentini, e una di religione islamica originaria del Marocco Mustapha Hanich e Fatima Eddahbi, ognuna con tre figli, hanno aperto le porte di casa a quattro fratelli, tra i 6 e i 9 anni, temporaneamente allontanati dai loro genitori naturali. Questa estate il loro esempio è stato seguito anche da un’altra famiglia italiana, Virgilio Miglietta e Arianna Iraci Sereri e i loro due figli e un’altra famiglia marocchina che di figli ne ha tre, Bekai Arbit e la moglie Saliha Chrifi, disponibili entrambe a vivere non solo un’esperienza comunitaria ma anche a diventare famiglie affidatarie.
L’Albero della Macedonia, infatti, oltre ad essere un’originale comunità di famiglie è anche il primo risultato concreto e tangibile di quel dialogo tra le fedi, promosso dalle comunità cristiane e musulmane milanesi che aderiscono al Forum delle Religioni. Un dialogo iniziato dieci anni fa sotto la Tenda del Silenzio, lo spazio allestito alle Colonne di San Lorenzo a Milano e che diventa per alcuni giorni un momento di incontro tra uomini e donne di credi diversi.
Al termine della cerimonia d’inaugurazione della comunità, inoltre, un comitato promotore appositamente costituitosi ha presentato il progetto “Il Fienile dei Sogni”,  uno spazio permanente di preghiera e riflessione aperto ai diversi credi religiosi.

Bari: al via la prima edizione di “Notti Sacre”

Ci sono notti bianche, notti jazz, notti sotto le stelle, notti musicali. Perché non organizzare una notte sacra?”. Così don Antonio Parisi spiega la genesi di un evento che prenderà il via domani a Bari per concludersi il prossimo 3 ottobre. “Notti Sacre”, questo il nome, è un’iniziativa, voluto dall’Arcidiocesi di Bari Bitonto, in collaborazione con la Provincia e il Comune di Bari, la Fonda­zione lirico-sinfonica Petruzzelli, e la IX Circoscrizione di Bari S. Nicola-Murat in cui si fonderanno arte, teatro, riflessione e, appunto, la notte.

Enzo Bianchi, fondatore e priore della comunità di Bose, sarà tra gli ospiti della manifestazione: lunedì 27 alle 20 in cattedrale interverrà sul tema “I laici nella Chiesa e nella società”. Se saper vivere in solitudine è il primo passo per imparare il valore della comunità, ecco l’occasione per meditare e gioire di ogni forma di pensiero e creatività.
Nove giorni, 14 luoghi, di cui 11 chiese che resteranno aperte ogni sera dalle 19 alle 23 per offrire spazio a cinque concerti, quattro spettacoli di teatro musicale, tre concetti d’organo e otto mostre, inaugurate con un tour domenica alle 19. Tra queste è anche prevista l’apertura del Museo diocesano per ammirare le pregiate pergamene degli Exultet. “Bari Porta d’Oriente” e “Cape guastate” sono gli altri due momenti di dibattito. Il 2 ottobre ci sarà poi il Rosario con la Beata Elia di San Clemente, in piazzetta San Marco, e ogni giorno dalle 19 alle 23 l’Adorazione eucaristica nella chiesa di Sant’Anna.
“Ciò che appare domina la scena – afferma l’Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci – ma non può essere di solo scena la vita dell’uomo. Le Notti Sacre vogliono essere soprattutto questo: un momento per ritrovare la dimensione dell’essere più che dell’apparire. Una possibilità diversa per dedicare le sere di fine estate al contemplativo, all’arte, alla musica, alla riflessione ispirate dal sacro, prima di immergerci nei problemi di una crisi economica, ma anche sociale, formativa ed educativa che segna il quotidiano delle nostre famiglie”.

Germania: pubblicate linee guida per l’inserimento degli alunni musulmani



L’integrazione scolastica degli alunni provenienti da famiglie musulmane, è attualmente un tema scottante all’ordine del giorno e lo sarà (c’è da scommetterci) anche nel prossimo futuro. In Germania, anziché dare risposte emotive al problema o lasciarne la soluzione al libero arbitrio dei singoli istituti scolastici, il Ministero dell’Educazione ha preferito fornire delle linee guida generali (qui disponibili in tedesco) che forniscono utili indicazioni pratiche.

È da ricordare che la Germania conta la comunità musulmana più numerosa dopo la Francia (circa quattro milioni di persone, circa il 5% della popolazione complessiva) è che i temi relativi all’integrazione delle sempre più vaste comunità islamiche sono sempre più di attualità, come dimostrato tra l’altro dalle polemiche innescate dal recente “caso Sarrazin”. Da non dimenticare, del resto (a dimostrazione del fato che il problema non è solo tedesco) la recentissima affermazione in Svezia di un partito dalle forti connotazioni xenofobe ed antiislamiche.

In questo quadro, “Islam e scuola” – questo il nome della guida – intende fornire utili contributi per una sempre maggiore conoscenza dell’Islam e della sua diversità e complessità.

A differenza che in Francia, Berlino raccomanda di non vietare il velo islamico a scuola, notando che riguardo ad esso è in corso un dibattito all’interno dello stesso mondo musulmano. Alcuni lo considerano, infatti, un segno di oppressione e di mancata volontà di integrazione, mentre altri vedono in esso un irrinunciabile segno identitario. La guida stabilisce anche che due giorni di festività possano essere concessi agli alunni musulmani, visto che attualmente il calendario scolastico ruota esclusivamente attorno al calendario cristiano. In questa ottica, inviti vengono rivolti ad insegnanti ed alunni perché conoscano sempre di più e meglio le festività musulmane.

C’è da sottolineare che nell’ordinamento statuale tedesco, che è di tipo federale, le competenze in materia di istruzione sono di pressoché esclusiva competenza dei 16 Länder e quindi le linee guida del Ministero non possono avere carattere vincolante. Ma non c’è dubbio che sarà estremamente difficile non tenerne conto.

Torna “Torino Spiritualità” con a tema la gratuità (e con polemiche sul nome)



Da dopodomani, mercoledì 22 settembre, torna l’annuale appuntamento con Torino Spiritualità, arrivato quest’anno alla sesta edizione. “Gratis. Il fascino delle nostre mani vuote” è il titolo del tema proposto quest’anno, attraverso la formula oramai consolidata di dialoghi, letture, lezioni e seminari, ma anche attraverso iniziative speciali e progetti collaterali tesi a stimolare sempre di più il coinvolgimento e la partecipazione in prima persona del pubblico.

Tra i vari appuntamenti, nell’ambito della sezione “economica”, il 25 settembre, in piazza Carignano, si terra’ una cena collettiva con 1.000 persone, preparata con cibi recuperati da eccedenze di produzioni agro-alimentari e da consumare con piatti e posate in materiale riciclato e biodegradabile (mater-bi). Un’iniziativa realizzata in collaborazione con Slow Food, per sensibilizzare sul problema degli sprechi alimentari e sui modelli di consumo consapevole.

Da segnalare inoltri i momenti conviviali (”Convivi 3.0″) con lo scrittore torinese Fabio Geda e gli incontri nel cortile di Palazzo Carignano con due “maestri” del buddismo: Matthieu Ricard, ex biologo molecolare francese, monaco buddhista, dal 1989 interprete francese del Dalai Lama e Robert Thurman, padre dell’attrice Uma Thurman, titolare della cattedra di Studi indotibetani alla Columbia University di New York

Il filo rosso che lega eventi dalle caratteristiche diverse – lezioni, controversie, workshop e documentari, concerti e spettacoli teatrali – è la volontà di proporre al pubblico occasioni per mettere in discussione le questioni che segnano la contemporaneità. In questo modo il “pubblico” diventa “comunità” e gli eventi momenti per riflettere e approfondire i temi attinenti la dimensione etica e spirituale dell’essere umano.

L’edizione 2010 è stata segnata da una curiosa polemica: la richiesta arrivata dalla diocesi torinese di cambiare nome alla rassegna per via di possibili equivoci. Richiesta che pare sia stata respinta al mittente.

Domenica e lunedì torna a Milano la “Tenda del silenzio”

“Terra, giardino da abitare e da condividere”. Si intitola così l’edizione 2010 de “La tenda del silenzio”, che in occasione della Giornata per la Pace proclamata dalle Nazioni Unite anche quest’anno sarà aperta il 19 e il 20 settembre alla Colonne di San Lorenzo a Milano. L’iniziativa è promossa dai Frati e dalla Comunità ecclesiale di Sant’Angelo e dal Forum delle Religioni che riunisce le principali comunità di fedeli presenti a Milano.
La tenda – spiegano i promotori – vuole essere piena di “quello Spirito di Assisi che dal famoso incontro interreligioso voluto da Giovanni Paolo II nelle città di San Francesco nell’ottobre 1986 ha continuato a soffiare ancora in questi anni, nonostante i conflitti e il terrorismo”. Per due giorni, dalle 16 e alle 21, credenti e non credenti, semplici cittadini, fedeli delle diverse religioni – cattolici, protestanti, ortodossi, musulmani, ebrei, induisti e buddhisti – “sosteranno gli uni accanto agli altri per riflettere e pregare e lanciare con il fatto stesso di stare assieme un segnale di speranza e di pace a una città spesso segnata da troppo astio, diffidenza e divisioni”.
La “Tenda del Silenzio” fu montata per la prima volta nel 2002, nell’anniversario dell’11 settembre, sull’onda di quel fermento di pace che fu la risposta di tanti credenti e non credenti sia al terrorismo sia alle guerre che volevano combatterlo.

Assisi: in ottobre appuntamento con l’arte sacra

Si intitola “Assisi Arte Sacra“ la rassegna espositiva che dal 7 al 10 ottobre prossimo presenterà e promuoverà le produzioni di finiture e servizi per tutto quanto compete il settore religioso. La mostra (con 70 espositori) è ambientata nei saloni di Palazzo del Monte Frumentario, una struttura storica medievale vicina alla Basilica di San Francesco che recentemente è stata oggetto di un accurato restauro. La manifestazione ha lo scopo di avvicinare gli operatori di settore e i destinatari di riferimento, in modo da favorire l’attivazione di nuovi canali commerciali. Ma è anche una meta imperdibile per gli amanti dell’arte, che vorranno godere dello spettacolo offerto dalle opere degli artisti presenti alla rassegna. Gli scultori della Val Gardena; gli artigiani e i monaci che producono paramenti sacri e riproduzioni pregiate in filo; l’arredo sacro e le opere di mastri vetrai che da generazioni si tramandano l’arte di famiglia; gli organi fatti a mano dalle piccole botteghe siciliane e toscane; i restauratori specializzati nella conservazione di antichi monumenti religiosi; mosaicisti provenienti da tutta Italia. Una delle opere presenti sarà il famoso presepio ligneo degli scultori Filip Moroder Doss e Thomas Comploj, otto metri per quasi due metri e mezzo di altezza, apprezzato e recensito dalla critica di settore. Infine, il gruppo tessile dell’imprenditore umbro Arnaldo Caprai. Altra presenza sarà l’Istituto Serafico di Assisi, uno dei centri di eccellenza del nostro Paese nella riabilitazione per disabili, che esporrà le opere dei pazienti della struttura, e in programma un concerto di beneficenza nella Chiesa di San Gregorio Magno in onore del centro. E poi un convegno e un concerto di musica sacra di beneficenza, il cui incasso verrà devoluto proprio al Serafico. La cornice di Assisi Arte Sacra, però, ovvero il centro storico della città di San Francesco, offre un percorso espositivo di grande suggestione che rappresenta il valore aggiunto della rassegna, che si inserisce, tra l`altro, in una serie di iniziative contemporanee o cronologicamente vicine come la mostra “I colori di Giotto“, ospitata nello stesso Palazzo del Monte Frumentario, mentre qualche giorno prima dell`apertura, il 4 ottobre, culmineranno i festeggiamenti di San Francesco, patrono d`Italia.