Fede e comunicazione 2.0: alcuni possibili risposte

Come esprimere e proporre adeguatamente la fede in un mondo in cui dominano i media?

All’interrogativo cerca di dare una risposta John Flynn in un articolo apparso sull’agenzia  Zenit.  Partendo dall’assunto che troppo spesso  i  media sono inadeguati a parlare di temi religiosi, Flynn delinea alcune possibili risposte tratte soprattutto dal mondo evangelico (ma sarebbe forse meglio dire evangeli cale) americano ma applicabili a qualsiasi religione che voglia approcciarsi in modo adeguato ai media.

Basilare “è il fatto che l’atteggiamento del pubblico è molto cambiato. In passato, i rappresentanti delle Chiese e gli operatori cristiani rispondevano alle richieste del loro pubblico e sapevano che il pubblico avrebbe ascoltato. Per contro, oggi è il pubblico che domanda e la sfida è di fare in modo che ascolti e risponda”.  Interessante è il constatare come i concetti basilari del Web 2.0 abbiamo plasmato la mentalità dei più: “La generazione precedente era contenta di poter ascoltare le ultime omelie, ma quelli del Millennio vogliono prendere parte al dialogo e vogliono poter rispondere, altrimenti non sono interessati”.

Tra le raccomandazioni contenute nello scritto, quella di dare più potere alle immagini e il non dare valore esclusivamente ai messaggi negativi.  Infine, dare senso:  “Ciò che dobbiamo fare è mostrare alla cultura che non siamo contro di loro, che abbiamo una storia interessante e che questa può cambiare la loro situazione”.

Sfide difficili, ma non per questo (anzi, proprio per questo) appassionanti.

“Pope2You”: un progetto 2.0 per la Giornata delle comunicazioni sociali

“Pope 2you”: questo il nome del progetto che sarà online da dopodomani, giovedì, e che rappresenta un’autentica “prima volta” della chiesa nel campo dei social network. Come spiega l’infaticabile don Paolo Padrini, coordinatore del progetto per conto del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, l’iniziativa “rimanda alla filosofia della condivisione dei file «peer to peer», che in questo caso significa: il Papa verso te/voi, in particolare verso i giovani, e i giovani verso il Papa”. Attraverso il sito, che sarà disponibile in cinque lingue (italiano, inglese, spagnolo, tedesco e francese), sarà possibile agli utenti  “entrare in contatto con la persona di Benedetto XVI, attraverso le sue parole, soprattutto attraverso il messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali”.

Da parte sua, mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio, ha spiegato che “Pope to you è “il primo tentativo valido di un sito che cerca di avere un dialogo propositivo con i giovani sulla linea di quanto indicato dal Papa nel messaggio per la Giornata mondiale”, ossia “promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”. Con questo progetto, ha aggiunto mons. Celli, “intendiamo promuovere un’esperienza di condivisione delle parole e delle immagini del Papa” con l’augurio di “passare dalla condivisione alla relazione”. Per quanto riguarda il futuro del portale, “al momento – ha concluso il presidente del Pccs – non c’è in programma una stabilità. Bisogna vedere quale sarà la risposta dei giovani”.

Chiesa in Rete: un cammino ancora lungo tra 2.0 e ritorni al passato

Allora, il convegno su “Chiesa in Rete 2.0” è passato ed è difficile dire cose nuove dopo alcune, ottime che sono già state dette.

Una sottolineatura è però forse possibile farla. E riguarda una questione essenziale: se sia cioè possibile per una istituzione, la Chiesa, appunto, abituata da sempre ad una comunicazione gerarchica e verticale, adattarsi ad una di tipo prevalentemente orizzontale. È stata questa la forza, per citare l’esempio più clamoroso, della vittoriosa campagna elettorale di Barack Obama, in cui il web non è stato usato esclusivamente (anzi, neppure in primo luogo) per comunicare informazioni dall’alto, bensì, come sottolineato da tutti gli esperti del settore, per permettere agli utenti di comunicare tra loro.

Se al termine utenti sostituiamo fedeli, come vanno le cose? In queste ultime ore (ma è solo un esempio tra i tanti) è stata messa online la nuova versione del sito della Congregazione per il Clero. Fatto pure bene e con le migliori intenzioni, per carità, ma che di 2.0 ha ben poco. Ecco come risponde, ad esempio, il suo responsabile alla domanda se, accedendo al medesimo, sia possibile mettersi in contatto con la Congregazione medesima: “No. Dieci anni fa, all’inizio, abbiamo offerto questo servizio, ma è risultato impossibile gestire la quantità di messaggi che arrivavano”. Solo un esempio, appunto, per dire quanta strada ci sia ancora da fare.

Ma non è il caso di scoraggiarsi, e il gruppo creato in Facebook per discutere di queste tematiche ne è la prova. Ci si da appuntamento anche lì, quindi, per proseguire la discussione.

Don Giorgio De Capitani: dalla Lombardia un vero e proprio Don 2.0

Caspita, chi ha detto che il Web sia un mondo dove solo i gggiovani sanno trovare il loro modo di esprimersi? Don Giorgio De Capitani, che di diritto appartiene alla cosiddetta “terza età” è la dimostrazione vivente che così non è. Basta fare un giretto sul suo sito per rendersene conto. Diviso in sette sezioni principali, oltre alla home page (tutto campo, interventi, omelie, politica, ecumenismo e religione) il sito del combattivo sacerdote lombardo –settant’anni ben portati- non si davvero mancare proprio nulla. Ecco quindi la web tv, l’apposito canale You Tube, lo spazio per i sondaggi, le news e addirittura un libro da scaricare gratuitamente in pdf. Insomma, si potrà essere non sempre d’accordo con quello che dice (anche perché don Giorgio è un tipo dalle opinioni nette e poco amante delle mediazioni) ma non c’è dubbio che si tratti di un vero e proprio Don 2.0.