Ad Albenga in mostra le architetture delle religioni del Mediterraneo

“Le architetture delle tre grandi religioni del Mediterraneo” è il titolo di quella che si preannuncia come un’interessante mostra che verrà inaugurata sabato prossimo 15 maggio ad Albenga. Voluta dal Centro Studi don Antonio Balletto, da sempre attento alle tematiche legate al dialogo interreligioso, la mostra ligure, consiste in una serie di pannelli che compongono un breve percorso didattico all’interno delle tre grandi religioni del Mediterraneo e si propone di individuare e di mettere a fuoco i centri nevralgici e i nodi simbolici, funzionali e spaziali dei luoghi di culto e delle tipologie architettoniche che ne hanno caratterizzato la diffusione nell’area mediterranea: la chiesa, la moschea e la sinagoga.

A curare l’evento è Nicolò De Mari, con la collaborazione di Andrea Longhi, Alberto Jona Falco ed Alireza Naser Eslami. La giornata di studi verrà aperta dal sindaco di Albenga Rosy Guarnieri, dal presidente della regione Liguria Claudio Burlando e dal presidente della Fondazione Agostino De Mari (Cassa Risparmio Savona) Roberto Romani. Seguiranno, nel corso della giornata, gli interventi di Stefano Levi Della Torre (sulla Sinagoga), Nicolò De Mari (la Chiesa), Attilio Petruccioli (La Moschea), Caterina Virdis (“I tre anelli della favola: contrasto, confronto o convergenza?”), mentre alle 17 verrà inaugurata la mostra. “Si tratta – dicono gli organizzatori- di una serie di interventi di rilievo, un importante appuntamento culturale, che vedrà la presenza di illustri studiosi”. Da segnalare l’interessante progetto grafico e l’allestimento di Andrea Musso.

Minareti ed altri edifici: come cambia l’architettura religiosa in un’interessante mostra svizzera

L’integrazione tra le religioni passa anche attraverso l’architettura. Lo dimostra un’originale mostra in corso in Svizzera. Intitolata “Cupola, tempio, minareto: il nuovo volto della Svizzera”, l’esposizione presenta 19 edifici costruiti nella Confederazione a partire dal 1945. Come spiega Andreas Tunger-Zanetti, coordinatore del Centro per la ricerca sulle religioni dell’Università di Lucerna: “L’accettazione o il rifiuto di un edificio nasce da una combinazione di diversi fattori, oltre all’aspetto architettonico, anche il periodo storico e l’immagine della religione nella popolazione giocano un ruolo importante”.

È quindi del tutto evidente, per fare un esempio, che un edificio religioso buddhista sarà accettato in un contesto urbano molto più agevolmente che un edificio islamico, come del resto dimostrano le recenti (e non sopite) polemiche sull’erigenda moschea di Genova. Polemiche non nuove, quindi, quelle relative alla visibilità degli edifici religiosi. Ma si potrebbe tranquillamente semplificare la questione definendola “polemica sull’altezza dei minareti”, perché qui sta il nocciolo del problema, ed infatti su ciò gli svizzeri saranno chiamati a referendum il prossimo novembre.

In Italia sono polemiche già viste. Per esempio quelle riguardanti la grande moschea di Roma, il cui minareto si è voluto di altezza inferiore a quello della cupola di San Pietro. Eppure (pur se datate) sono polemiche destinate certamente a ritornare a galla come un fiume carsico perché la domanda di costruzione di edifici di culto non cristiani è destinata a crescere. E con ciò è destinato a modificarsi anche lo skyline (anche religioso) delle nostre città.

Architettura sacra: al via la terza edizione del premio europeo

La crisi attuale dell’architettura sacra (inserita in quella più generale dell’architettura tout court, come dimostrano le recenti polemiche intorno ai cosiddetti “archistar”) è sotto gli occhi di tutti ed è ormai da un po’ che se ne discute. Comunque la si pensi, è indubbio infatti che la qualità degli edifici sacri eretti degli ultimi decenni non solo non è all’altezza di quelli del passato, ma molti di loro potrebbero a malapena essere impiegati come edifici industriali.

In questo contesto, si inserisce bene la terza edizione del Premio europeo di architettura sacra, promosso da quella benemerita istituzione che risponde al nome di Fondazione Frate Sole. Fortemente voluta da padre Costantino Ruggeri, uno dei più grandi artisti sacri e progettisti italiani (forse perché non era un architetto) la Fondazione ha come suo scopo quello di <<volgere un’azione di sensibilizzazione e promozione nel campo della “chiesa costruita”, affinché vengano attuate le qualità artistiche e mistiche tese a fare dello spazio sacro un luogo di esaltazione spirituale>>.

Il bando del premio è rivolto ad un progetto di chiesa di culto cristiano oggetto di tesi di laurea specialistica, dottorato e master. La finalità del concorso è quella di promuovere sin dal periodo formativo universitario l’interesse e la ricerca nel campo dell’architettura di culto, affinché vengano attuate le qualità artistiche e mistiche tese a fare dello spazio sacro un luogo di esaltazione spirituale, rispondente alla acquisita concezione comunitaria della azione liturgica.

In bocca al lupo ai partecipanti, con la speranza di vedere un po’ meno di “brutture sacre” in giro.

Gibellina: un Giardino per il dialogo tra le religioni presentato a Milano

Può una cittadina come Gibellina, già distrutta dal terremoto del Belice, diventare un centro per il dialogo tra le religioni dopo essere diventata un museo a cielo aperto? Potrà, se andrà in porto il progetto “Il Giardino delle religioni”, che verrà presentato dopodomani, giovedì 11 dicembre presso la Triennale di Milano.

In attesa che sia online il sito espressamente dedicato al progetto, sul sito del comune il medesimo è però già visitabile anche attraverso un rendering che da un’ottima idea di come dovrebbe presentarsi l’area una volta ultimati i lavori. “La presa di coscienza di una realtà divina superiore è la necessità primaria che lega la storia dell’umanità. L’uomo per natura – spiega l’architetto Fabio Sergio Rotella, che ha firmato il progetto –  si pone interrogativi sul proprio ruolo, sull’esistenza di un Dio, sulla sua identità, sul perché della vita e su cosa regola i rapporti con i propri simili. In questo particolare momento storico la differenziazione del credo continua a rappresentare un problema planetario che genera incomprensioni e drammi gravissimi. Il linguaggio universale dell’arte è la risposta ai problemi che ancora oggi creano le differenze, unico codice per inglobare diversi punti di vista e gridarne, in maniera silenziosa, i differenti significati”.

Le intenzioni sono ottime, anche se ora rimane da vedere come saranno realizzate. È comunque encomiabile che, in un panorama in cui le cosiddette archistar sono accusate addirittura di nichilismo, ci siano ancora professionisti che riescono ad interrogarsi su temi così elevati.