Buddhisti e cristiani: un appello per un impegno comune in occasione della festa di Vesakh

Tra oggi e il prossimo fine settimana (che corrisponde anche con la fine del mese di maggio) i buddhisti di tutto il mondo celebrano la festività di Vesakh, che racchiude i principali eventi della vita del Buddha storico ed è considerata la festa più importante di tale religione. Il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato ai buddhisti di tutto il mondo il consueto messaggio di auguri che quest’anno è incentrato sulla tematica del rispetto della vita  e dell’ambiente e su ciò che cristiani e buddhisti possono fare insieme riguardo a ciò.

Nel messaggio si sottolinea in particolare che gli sforzi delle due comunità per l’impegno nel dialogo interreligioso “hanno contribuito a creare una nuova consapevolezza dell’importanza sociale e spirituale delle nostre rispettive tradizioni religiose in questo campo. Riconosciamo di avere in comune una maniera di considerare valori come il rispetto per la natura di tutte le cose, la contemplazione, l’umiltà, la semplicità, la compassione, e la generosità. Questi valori contribuiscono a una vita di non violenza, equilibrio, e sobrietà”.  Il messaggio insiste particolarmente sull’importanza degli sforzi congiunti degli aderenti alle due religioni quando afferma che “aumentando i nostri sforzi per la creazione di una coscienza ecologica per una coesistenza serena e pacifica, possiamo dare testimonianza di uno stile di vita rispettoso, che trova senso non nell’avere di più, ma nell’essere di più. Condividendo le prospettive e gli impegni delle nostre rispettive tradizioni religiose, possiamo contribuire al benessere del nostro mondo”.

Le celebrazioni di Vesakh di quest’anno, in Italia, si svolgeranno a Milano avendo come tema generale “Interdipendenza degli esseri e corresponsabilità delle culture”. Quello dell’interdipendenza, spiegano gli organizzatori “è un concetto universale, che spiega come ogni fenomeno, ogni evento o essere esiste solo in dipendenza da altro. Nulla esiste in modo assoluto, indipendente. Questo significa che ognuno esiste e può vivere solo dipendendo dagli altri, grazie agli altri. Sulla base di questa comprensione, nascono la compassione, l’amore e il rispetto reciproco”.

Tanti auguri ai buddhisti per questa importante festività.

Cinema e religioni fra Trento e Cannes (passando per Buddha)

“Viaggi della fede. Viaggi della speranza”: è questo il tema dell’edizione 2010 (la tredicesima) di Religion Today Film Festival, che viene presentata oggi a Roma per poi svolgersi nel prossimo autunno. Si tratta del primo festival internazionale itinerante dedicato al cinema delle religioni, nato nel 1997 come “viaggio nelle differenze” per una conoscenza reciproca tra persone, popoli, fedi e culture. Affiancherà un fitto calendario di proiezioni e seminari con l’esperienza del “laboratorio di convivenza” per registi e operatori delle comunicazioni provenienti da diverse fedi e culture. Tra le iniziative, il 19 ottobre è in programma la giornata di studio sulla cinematografia religiosa organizzata in collaborazione con la Facoltà di scienze della comunicazione sociale dell’Università pontificia salesiana. Nell’occasione sarà presentato anche il progetto di riflessione sul ruolo delle religioni nelle relazioni internazionali organizzato da Ministero degli Affari esteri-Unità di analisi e programmazione, Istituto di studi politici internazionali, Provincia autonoma di Trento e Associazione Bianconero/Religion Today.

Sempre in tema di cinema, sono meritevoli di segnalazione un altro paio di notizie. La prima riguarda un film di animazione del genere Manga dedicato alla vita di Buddha. L’altra notizia riguarda invece il Festival di Cannes, che prende il via proprio oggi, e che vedrà in concorso il film Des hommes et des Dieux, dedicato ai monaci di Tibhirine, rapiti e uccisi nel 1996 in Algeria.

Unione Buddhista Italiana: un Seminario sulle religioni orientali a 25 anni dalla sua fondazione

Il 30 aprile prossimo, in occasione dei venticinque anni dalla sua fondazione, l’Unione Buddhista italiana organizza il seminario “Le Religione d’Oriente in Italia: Istituzioni, confini e dialogo”, in collaborazione con la Facoltà di Studi Orientali dell’Università di Roma La Sapienza.

Come affermano gli organizzatori, la presenza in Italia di religioni provenienti dall’oriente quali il buddhismo e le tradizioni indiane costituisce un elemento nuovo, ma ormai consolidato, della scena religiosa, sia per il numero di praticanti che per i rapporti istituzionali che hanno portato alla firma di Intese con lo Stato da parte dell’ Unione buddhista e dell’Unione Induista.

In occasione dei 25 anni dalla costituzione dell’Ubi, il seminario vuole promuovere il confronto di studiosi di diversi discipline su queste due specifiche tradizioni non abramitiche, sia per la loro peculiarità nel campo religioso che per il crescente interesse mostrato nei loro confronti da parte di diversi settori della cultura e dell’opinione pubblica. Il convegno intende inoltre mettere in luce le problematiche legate alla crescita di queste presenze religiose nel territorio nazionale e i termini del dibattito culturale e politico sul pieno rispetto della libertà religiosa e sull’attuazione dei dettati costituzionali riguardo a questa specifica tematica.

Il Seminario si terrà presso l’Aula Magna della facoltà di Studi orientali della Sapienza. L’intervento di benvenuto e introduzione ai lavori è affidato Raffaele Torella (Facoltà di Studi Orientali) e Giorgio Raspa, presidente dell’Ubi. Seguiranno gli interventi di Maria Immacolata Macioti (Lo scenario multi religioso dell’Italia di oggi) e Federico Squarcin (L’Oriente in Italia). A seguire, le relazioni di Francesco Margiotta Broglio (Il riconoscimento giuridico delle confessioni “diverse dalla cattolica”: il caso di induisti e buddhisti); Paolo Naso (Stato e pluralismo confessionale nel contesto multiculturale), e Franco Di Maria (La Laicità negata). A moderare sarà Maria Angela Falà, presidente dell’Unione buddhista europea.

Il Dalai Lama in Svizzera tra simpatie e antipatie e una mostra sui monaci Zen

Poche figure godono attualmente di una stima universale e pressoché unanime pari a quella del Dalai Lama. A ben vedere, però, l’unanimità non è tale, almeno a giudicare dalla pubblicazione di un curioso articolo uscito in occasione della visita che il leader tibetano compie da oggi a domenica prossima in Svizzera, dove (è bene ricordarlo) vive la più grande comunità tibetana d’Europa, formata da ben 4000 membri.

Il titolare di un’agenzia che organizza viaggi in Tibet, per esempio, è lapidario: non solo l’operato di Pechino è ineccepibile, ma “tutto è scritto in due lingue, mandarino e tibetano. Le nuove costruzioni devono essere ispirate all’architettura locale. Le infrastrutture si sviluppano a grande velocità. La sedentarizzazione permette alle popolazioni nomadi di migliorare la vita quotidiana: acqua corrente, bagno, riscaldamento…”. Quanto alla libertà religiosa, nessun problema neppure a questo riguardo, assicurano due svizzeri che lavorano da tempo in Cina: “”Penso che la libertà di religione sia rispettata in Tibet allo stesso modo che in tutta la Cina. Non credo che ci sia la minima traccia di genocidio culturale. Tutto è valorizzato: la cultura, i templi; c’è una vera volontà di preservare. Certo, c’è un modo di vita che cambia. Ma ciò non è legato all’oppressione di un governo, bensì all’evoluzione dei costumi nelle popolazioni”.

Tutte le opinioni sono legittime, evidentemente. Comunque, sempre per rimanere in tema di Oriente e di monachesimo, non si può non segnalare l’apertura di una mostra fotografica che si preannuncia estremamente interessante. E’ ospitata presso il Museo d’Arte Orientale Giuseppe Tucci di Roma, si chiama “Zuiganji. La vita dei monaci Zen” e sarà visitabile da sabato prossimo. Maggiori informazioni su Milleorienti.

L’Umbria religiosa in mostra da sabato ad Assisi (con passaggio in Tibet)

“Chi tenta di catturare l’Umbria con macchina da foto o con pennello, con scalpello o penna o pennetta, cerchi la sua anima nelle sfumature del misurato, colga il fumo delle candele sui muri delle chiese sparse o in quelle di paese, risusciti, come non so, le preghiere custodite dalle edicole mariane, adornate di fiori così belli che sembrano finti e, talora, lo sono”. Così Mariano Borgognoni scrive nel testo introduttivo alla mostra  “I luoghi dello Spirito: ricerca fotografica sulla religiosità in Umbria” che, inaugurata sabato prossimo 3 aprile presso la galleria d’arte della Pro Civitate di Assisi, farà la gioia di quanti visiteranno la cittadina francescana nel corso delle vacanze pasquali.

La mostra documenta, attraverso una selezione di fotografie in bianco e nero e colore, la suggestione di alcuni dei luoghi della religiosità umbra: dal Santuario di Sassovivo, alla comunità dei Piccoli Fratelli di Spello, al Santuario della Madonna del Rosario di Pale, ad altri numerosi luoghi del nostro territorio, con le feste religiose che vi si celebrano lungo l’anno e la vita spirituale che vi si svolge.
La ricerca è stata condotta dai fotografi: Chung Ho Sun, Edia Mazzoli e Stefano Passerini, guidati da Gesuino Bulla, direttore e responsabile delle immagini della rivista Rocca, esperto di linguaggio, storia e tecnica fotografica.
Al duplice scopo di mettere in luce la presenza dei luoghi della spiritualità in Umbria – che fanno parte delle radici culturali e antropologiche di questa terra e della sua popolazione – e di cercare le motivazioni che fanno della terra umbra un luogo di attrattiva e di fascino spirituale, il gruppo ha percorso a tappeto il territorio alla ricerca di monasteri e di antichi santuari e ha seguito e documentato sistematicamente le feste della devozione popolare. Il tutto è corredato da un apparato didattico, comprendente dati storici e antropologici, redatti da esperti. La mostra sarà visitabile fino al 30 novembre prossimo.

Visto che si è in tema di mostre, non si può non citarne un’altra a sia volta molto interessante: “Tibet Mistero e Luce. La cultura dell’altipiano”, inaugurata pochi giorni fa a Sassari e visitabile fimo alla metà del prossimo mese di maggio, offrirà al visitatore la possibilità di accostarsi al mondo lontano e sempre affascinante del buddhismo tibetano.

Inizia oggi in tre città italiane l’esposizione delle reliquie del Buddha storico

Chi pensasse che il culto delle reliquie sia una qualcosa di tipicamente cattolico, avrebbe da oggi una sonora smentita. Inizia infatti a Padova (per proseguire successivamente a Milano e Bologna) l’esposizione delle reliquie del Buddha storico, evento più unico che raro e che attirerà quindi moltissimi visitatori.

Come spiegato in ambito buddhista, “quando pensiamo a alle reliquie abbiamo la tendenza di contemplare  qualcosa di morto, inanimato e forse anche non attraente, come vestiti, frammenti di ossa o di denti. Non è ciò che sono queste reliquie. Quando un Maestro spirituale viene cremato, nei resti delle ceneri, spesso vengono trovate delle meravigliose perle di cristallo. I tibetani le chiamano Ringsel. La loro purezza interiore appare nella forma di reliquie. I veri maestri spirituali generalmente non parlano dei loro conseguimenti interiori, così esse sono la tangibilità materiale che il maestro ha ottenuto le qualità di compassione e saggezza prima della morte”.

Raniero Gnoli, docente di Indologia alla Sapienza di Roma, e curatore per i Meridiani di Mondadori di due volumi dedicati agli insegnamenti del Buddha, afferma che «nel testo che parla della morte del Buddha si dice che i resti vennero custoditi dai discepoli, ci furono anche contrasti nella divisione, e in fondo è naturale. È vero che il Buddha disse “non mi vedrete più”, ma tutti i fondatori di religione vengono in qualche modo deificati, succede anche con Maometto nell’Islam, il culto delle reliquie è una forma di rispetto».

Una forma di rispetto che in questo caso ha anche un risvolto benefico, visto che le offerte raccolte in occasione dell’esposizione andranno a finanziare alcuni progetti del Maitreya Project. Ovviamente (essendo il mondo buddhista alquanto variegato) non potevano mancare coloro che dissentono dall’operazione, mentre (in maniera altrettanto ovvia) è stato prontamente allestito un gruppo Facebook al riguardo che conta attualmente oltre 600 iscritti.

 

Buddhisti italiani: al via a Palermo le celebrazioni per la festa di Vesak

Quella di Vesak è la più importante festività buddista e ricorda la nascita, l’illuminazione e l’abbandono del corpo da parte di Buddha. Siccome il buddhismo segue il calendario lunare, i giorni di festa variano ogni anno e comunque Vesak si festeggia sempre nel plenilunio di maggio.

Dato che si tratta, tra l’altro, dell’unica festa buddhista prevista all’interno dell’apposita Intesa con il governo italiano, si è stabilito convenzionalmente di fissarne la celebrazione per l’ultima domenica di maggio, quella prossima.

Per le celebrazioni, ogni volta viene scelta una città diversa e quest’anno è il turno di Palermo. Il programma, i cui eventi clou iniziano già da domani, prevede tra l’altro una serie di tavole rotonde in cui si parlerà anche (sabato 30 maggio) di “Territorio e legalità – esperienza a più voci: la società civile e l’esperienza buddhista” con Rita Borsellino, il presidente dell’Ubi Giorgio Raspa, Ven. Ghesce Tenzin Temphel, lama residente dell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, e rappresentanti delle associazioni Libera, Addio Pizzo e Peppino Impastato.

Il buddismo in Italia conta 46 centri; ha sede amministrativa a Roma ed è associata all’Unione Buddhista Europea. Attualmente si stima che i praticanti buddhisti italiani siano circa 50 mila a cui si possono aggiungere altre 10 mila persone che saltuariamente frequentano centri e partecipano ad insegnamenti ed altri 10 mila di provenienza extracomunitaria.

Auguri a tutti i buddhisti per questa importante festività.