Moni Ovadia: un viaggio nella cucina ebraica tra cibo e spiritualità

“La storia è nota a pochi.
A ogni elezione di un nuovo papa, una delegazione della comunità ebraica romana si recava nei sacri palazzi portando un’antica pergamena sigillata che, regolarmente, il sommo pontefice rifiutava di accettare. Finché, un giorno, il papa, d’accordo con il rabbino capo, decise di consultarne il contenuto. L’intestazione recitava: «Il conto dell’Ultima Cena». Non si sa con esattezza l’ammontare dell’importo richiesto per quel celebre pasto, anche perché, per risapute ragioni, gli apostoli e Gesú non riuscirono a onorare il debito”
. Con questa simpatica storiella l’editore presenta l’ultimo libro di Moni Ovadia, in uscita domani per Einaudi. “Il conto dell’Ultima cena. Il cibo, lo spirito e l’umorismo ebraico”, questo il titolo dell’opera, è un riuscito tentativo di far risaltare i legami tra cibo e spiritualità alla stregua di quando fatto ad esempio da Enzo Bianchi con il suo pregevole “Il pane di ieri”.

Famiglia Cristiana, nel numero in edicola, anticipa un capitolo del libro, quello intitolato “Khad gadià, un capretto”. Sarà una curiosità per molti scoprire che la celeberrima “Alla fiera dell’Est”, portata al successo da Angelo Branduardi, è in origine un canto ebraico eseguito al termine della più solenne delle cene: quella pasquale (qui una struggente versione tratta da Free Zone di Amos Gitai). «Oscilliamo tra due estremi: da un lato il cibo inteso come sopravvivenza, dall’altro il delirio edonistico delle grandi cucine raffinate –afferma il popolare artista milanese- Ma ciò che dobbiamo recuperare è il valore spirituale del cibo: noi siamo un unicum, anima e corpo, indissolubili. Nutrire l’anima significa nutrire il corpo e viceversa. Gli ebrei ortodossi, ad esempio, dicono sempre una preghiera prima di portare del cibo alla bocca, per sottolineare l’atto spirituale del mangiare. La spiritualità è ciò che accomuna tutti gli uomini, di qualunque fede essi siano».

Martedì prossimo Moni Ovadia sarà ospite della trasmissione Fahreneit, in onda quotidianamente su Radio 3.

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Julia Roberts e il Ramadan: mangiare pregare e amare (non necessariamente in quest’ordine)

Cosa ci faceva Julia Roberts a Roma rischiando di mandare in tilt il già caotico traffico della Capitale? Semplice: iniziava le riprese del suo ultimo film dall’intrigante titolo “Eat, pray, love” (mangia, prega, ama), storia di una donna che cerca di ritrovare se stessa dopo un divorzio.

E lo fa, dicono le cronache, intraprendendo un “viaggio intorno al mondo per ritrovare sè stessa, facendo sosta a Roma per godere delle gioie della buona tavola; in India per riscoprire la propria spiritualità; ed infine a Bali, dove incontrerà l’amore”. Interessante il fatto che Roma venga presa ad esempio di buona cucina e non di spiritualità, anche se nel settore avrebbe pur qualcosa da dire, mentre per quanto riguarda la buona tavola, qualche città del Sud avrebbe dato alla protagonista ben altre soddisfazioni.

Sempre per quanto riguarda il campo cibo/spiritualità, è da segnalare uno spot, in onda in questi giorni sulla tv francese, che prende spunto dal mese di Ramadan. Commissionata da Ferico, azienda specializzata nella produzione di couscous, la campagna ha per protagonisti due giovani maghrebini alle prese con la spesa quotidiana in questo importante periodo della vita del devoto islamico. Lo spot sembra aver incontrato il favore dei musulmani d’Oltralpe al punto che uno di essi ha affermato: “”Ci sono un sacco di arabi in questa pubblicità, e’ la prima volta che vedo una cosa del genere in Francia. Finalmente contiamo economicamente in questo paese”.

E così l’integrazione cultural-religiosa (che, si sa, ha volte prende vie traverse) stavolta è passata attraverso gli scaffali di un supermercato.

A “Orvieto con gusto” è di scena il cibo dell’anima

Alici di menaica al cacio ricotta, erbe di campo alle paste condite, formaggi e dolci della tradizione e vini Doc e Igt del Cilento: già questi (tra gli altri) sarebbero motivi più che sufficienti per recarsi in visita a Orvieto con gusto, la manifestazione in corso di svolgimento nella cittadina umbra dedicata al cibo di qualità e alla cultura. Ma a queste motivazioni se ne aggiunge un’altra. Domani, nell’ambito della manifestazione, verrà infatti proiettato un film che alla sua uscita ha fatto parlare molto bene di sé: si tratta de Il cibo dell’anima di Piero Cannizzaro, opera che, come dice la scheda di presentazione, vuole dimostrare come tra bisogni corporali e spirituali e tra cibo e spiritualità, ci siano rapporti molto stretti. Per dimostrare ciò, il regista ha visitato la comunità ebraica di Roma, la comunità Valdese della Val Pellice, una comunità di Suore Benedettine di clausura in provincia di Macerata, la comunità di Sikh a Novellara, la comunità Islamica di Torino, e una comunità Buddista di Pisa. Il cibo diventa quindi strumento ed occasione per capire l’altro nelle sue diversità e nelle sue uguaglianze. Un viaggio davvero interessate (e da far venire l’acquolina in bocca).