LaChapelle e Michael Jackson: a New York in mostra un Gesù moderno

David LaChapelle, celebre fotografo e regista americano noto tra l’altro per aver lavorato con personaggi quali Naomi Campbell, Whitney Houston, Uma Thurman e, recentemente, Lady Gaga, espone alla Paul Kasmin Gallery di New York la sua ultima installazione dal titolo American Jesus. Non è la prima volta che LaChapelle si confronta con temi sacri, basti ricordare il suo Deluge, ispirato al Diluvio Universale dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina e che fu esposto tra l’altro nella mostra milanese dedicata all’artista americano un paio di anni fa.

In American Jesus (come dice lo stesso nome della mostra) LaChapelle fa rivivere Gesù ai nostri giorni, come se le scene evangeliche si svolgessero nella nostra modernità. Ciò che attira di più l’attenzione del visitatore, tuttavia, sono le immagini contenenti la figura di Michael Jackson. LaChapelle ha dichiarato che l’idea di rappresentare la pop star gli è venuta dopo la morte di quest’ultimo, nel 2009, e di essersi servito di un sosia. Il rappresentare Gesù in abiti e situazioni moderne e contemporanee non deve stupire o tantomeno scandalizzare, visto che si tratta di un filo rosso che attraversa la storia dell’arte pressoché dalle sue origini fino ai nostri giorni.

La mostra, di sicuro impatto, resterà aperta fino al 18 settembre 2010.

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L’Umbria religiosa in mostra da sabato ad Assisi (con passaggio in Tibet)

“Chi tenta di catturare l’Umbria con macchina da foto o con pennello, con scalpello o penna o pennetta, cerchi la sua anima nelle sfumature del misurato, colga il fumo delle candele sui muri delle chiese sparse o in quelle di paese, risusciti, come non so, le preghiere custodite dalle edicole mariane, adornate di fiori così belli che sembrano finti e, talora, lo sono”. Così Mariano Borgognoni scrive nel testo introduttivo alla mostra  “I luoghi dello Spirito: ricerca fotografica sulla religiosità in Umbria” che, inaugurata sabato prossimo 3 aprile presso la galleria d’arte della Pro Civitate di Assisi, farà la gioia di quanti visiteranno la cittadina francescana nel corso delle vacanze pasquali.

La mostra documenta, attraverso una selezione di fotografie in bianco e nero e colore, la suggestione di alcuni dei luoghi della religiosità umbra: dal Santuario di Sassovivo, alla comunità dei Piccoli Fratelli di Spello, al Santuario della Madonna del Rosario di Pale, ad altri numerosi luoghi del nostro territorio, con le feste religiose che vi si celebrano lungo l’anno e la vita spirituale che vi si svolge.
La ricerca è stata condotta dai fotografi: Chung Ho Sun, Edia Mazzoli e Stefano Passerini, guidati da Gesuino Bulla, direttore e responsabile delle immagini della rivista Rocca, esperto di linguaggio, storia e tecnica fotografica.
Al duplice scopo di mettere in luce la presenza dei luoghi della spiritualità in Umbria – che fanno parte delle radici culturali e antropologiche di questa terra e della sua popolazione – e di cercare le motivazioni che fanno della terra umbra un luogo di attrattiva e di fascino spirituale, il gruppo ha percorso a tappeto il territorio alla ricerca di monasteri e di antichi santuari e ha seguito e documentato sistematicamente le feste della devozione popolare. Il tutto è corredato da un apparato didattico, comprendente dati storici e antropologici, redatti da esperti. La mostra sarà visitabile fino al 30 novembre prossimo.

Visto che si è in tema di mostre, non si può non citarne un’altra a sia volta molto interessante: “Tibet Mistero e Luce. La cultura dell’altipiano”, inaugurata pochi giorni fa a Sassari e visitabile fimo alla metà del prossimo mese di maggio, offrirà al visitatore la possibilità di accostarsi al mondo lontano e sempre affascinante del buddhismo tibetano.

L’uomo e il divino in due libri e altrettante mostre fotografiche

Davvero singolare il destino che accomuna due recenti libri che sono diventati anche due bellissime mostre fotografiche con un unico comun denominatore: esplorare il rapporto tra l’umano e il divino percorrendo quel terreno spinoso ma affascinante costituito dalle religioni.

Il primo libro si chiama “I colori di Dio” ed è opera del fotografo milanese Enrico Mascheroni. Con le foto in esso presenti è stata ricavata una mostra che verrà inaugurata domani a Besana in Brianza, nel milanese.

L’altro progetto porta invece il titolo de “Il Dono” ed è opera della fotografa (e molto altro) torinese Giorgia Fiorio, che ha esplorato per anni il rapporto dell’uomo con il Sacro. Ne è uscito un volume, edito da Peliti, che porta il medesimo nome ed è corredato da fotografie che definire splendide è poco. Le medesime sono esposte fino al prossimo 26 aprile presso il Palazzo Fontana di Trevi di Roma.

Come afferma l’autrice delle foto: “La storia del Credere, parallelamente a quella del linguaggio, traccia il cammino del genere umano. [..] Impronte di tracciati diversi convergono sino a sovrapporsi sull’orma della parola dono. Attraverso multiple variabili semantiche – dono – è una delle parole più antiche del linguaggio. Nella sua qualità transitiva incarna principalmente due sensi: offrire/donare e ricevere, persino prendere”.

Due dimostrazioni, i volumi e le rispettive mostre fotografiche, che dimostrano come il rapporto tra l’uomo e il divino sia sempre foriero di ispirazioni per gli artisti e di come (anche se la cosa può sembrare scontata) le immagini possano parlare molto più di mille parole.

Dialogo interreligioso: un itinerario tra mostre fotografiche e mensole per librerie

Tra gli eventi programmati in occasione dello Josp Festival, il festival internazionale del turismo religioso di cui parlavamo ieri, ce n’è uno dedicato al dialogo interreligioso che merita una segnalazione a parte. Si tratta di un percorso fotografico per descrivere, rappresentare e approfondire le diverse religioni che presenti a Roma cercando in ognuna di esse il legame tra la fede e l’appartenenza alla comunità, intesa come identità di un popolo e delle proprie tradizioni.

“Nel nome di”, questo il nome del progetto, è opera del collettivo fotografico WSP, composto da giovani fotografi freelance operanti in particolare nel campo del reportage sociale e di attualità, e ritrae diversi culti professati nella capitale, tra i quali il Cristianesimo cattolico, la Chiesa copta-ortodossa, la Pentecostale, quella di Gesù’ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, l’Ebraismo, l’Induismo, l’Islamismo e il Buddismo. Gli scatti colgono momenti di preghiera e celebrazione, ma anche momenti specifici di alcune tradizioni che contemplano aspetti di convivialità e socialità. Ogni fotografo e’ stato prima osservatore, poi partecipante, infine fotografo, nel tentativo di cogliere con rispetto delle differenze un filo comune, in tempi in cui la convivenza e l’integrazione risultano così difficili o temuti.

E sempre in tema di dialogo interreligioso, cosa dire di questa mensola per libreria “religiosamente corretta”? Progettata per disporci sopra i libri fondativi delle , i medesimi, una volta allineati, risulteranno tutti alla stessa altezza. Facile con il design, meno facile nella realtà.

L’uomo e il divino: una mostra fotografica ne indaga il mistero a Todi

”D&R. Dei e religione. Il rapporto tra l’uomo e il divino”: questo il titolo della mostra fotografica di Claudio Bonanni che domani darà il via a Todi ad una serie di iniziative collaterali al Todi Arte Festival. Si tratta di una esposizione molto interessante in quanto protagonista delle immagini firmate dall’artista romano e’ il mistero delle religioni nelle espressioni, nei volti e negli atteggiamenti della gente di strada. Sarà possibile ammirare fotografie dell’India, del Nepal e del Vietnam che testimoniano vari momenti di credenze, sentimenti e riti che legano ciascun individuo con quello che egli ritiene sacro.

Visto che siamo in tema di sacro e arte, un altro paio di segnalazioni. La Certosa di Padula è sede da oggi Ortus Artis e Fresco Bosco, una manifestazione di arte contemporanea ideata e curata da Achille Bonito Oliva. Ad Arcevia, nell’anconetano, il chiostro di San Francesco ospita invece Le temps retrouvé, un’installazione che ha lo scopo di far riflettere sugli sprechi che avvengono nella società contemporanea.