Inghilterra: pastore metodista lancia un servizio di preghiere via Twitter

“Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto”. Chissà se il reverendo Tim  Ross, pastore metodista britannico con l’hobby del digitale e dell’arte contemporanea,  ha pensato a questa massima prima di lanciare il suo innovativo servizio. Come riferisce il quotidiano The Telegraph, l’inventivo Ross ha deciso infatti di utilizzare i 140 caratteri di Twitter per inviare preghiere e brevi messaggi ai suoi fedeli. I quali sono invitati a leggere i medesimi ad alta voce e quindi ad inviare una sorta di messaggio di ricevuto digitando “Amen”.

Il reverendo Ross è convinto che con questo mezzo potrà unire in preghiera cristiani provenienti dalle più svariate parti del mondo e, cosa ancor più importante, raggiungere anche coloro che normalmente non mettono mai piede in chiesa. “La percezione che si ha della Chiesa –ha dichiarato Ross- è quella di qualcosa di rugginoso che sta in edifici obsoleti e non in contatto con il mondo che la circonda: la mia è una dichiarazione che siamo disposti ad abbracciare la rivoluzione tecnologica”.

A dimostrazione della sua passione per il mondo digitale, Tim Ross ha anche un blog che ha significativamente chiamato Twenty-First Century Christian.

Islam, cristianesimo e l’acqua col dispenser (ma pur sempre umile et pretiosa)

“Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Così cantava San Francesco nel Cantico delle Creature. Ed in effetti, la consapevolezza dell’importanza crescente del liquido elemento è andata crescendo sempre di più, come dimostrano anche le recenti polemiche in merito alla sua privatizzazione. Di questa crescente consapevolezza sono testimonianza tra l’altro un paio di invenzioni che vale la pena citare.

La prima riguarda l’Islam, in particolare il Wudu, l’abluzione rituale minore da compiersi obbligatoriamente prima di ognuna delle cinque preghiere giornaliere. Un’azienda malese ha infatti messo in commercio un’apparecchiatura che consentirà ai devoti musulmani che decideranno di utilizzarla la possibilità di evitare inutili sprechi tramite appositi sensori. È stato infatti calcolato che se tutti utilizzassero il nuovo dispositivo (che tra l’altro durante l’uso emette versetti del Corano) anche solo durante l’annuale pellegrinaggio alla Mecca, il risparmio sarebbe di circa 40 milioni di litri di acqua al giorno. Il dispositivo sarà disponibile nei prossimi sei mesi ad un prezzo che si aggirerà intorno ai 3 – 4 mila dollari.

Decisamente più abbordabile sarà invece il prezzo dell’altra invenzione in tema di acqua, e qui siamo nel campo del cristianesimo. Complici anche i timori per l’influenza suina, i titolari di un’azienda di Meda, nel milanese, hanno infatti messo in commercio un originale acquasantiera elettronica dotata di igienico dispenser. Particolare visibilità al prodotto verrà data dalla possibile installazione di alcuni esemplari nel Duomo di Milano, ma uno dei mercati più promettenti sembra essere quello cinese: «Lì c’è un boom del cattolicesimo – spiega uno dei titolari dell’azienda produttrice con 100 milioni di credenti stimati. Ci sono dunque ampie potenzialità: una mia vicina di casa cinese ha qui un ristorante, vuole smettere con gli involtini primavera e tornare lì a distribuire l’acquasantiera…».

Messa così sembra quasi blasfema, ma è pur sempre lei, “sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta

Pregate e perdonerete: parola di scienziati

Pregare per gli altri aumenta la capacità di perdono nei loro confronti e inoltre migliora le relazioni di coppia. È la conclusione cui è arrivato lo studio di un’equipe della Florida State University guidata da Nathaniel Lambert. Prendendo spunto dalla constatazione che nove americani su dieci dicono di pregare con regolarità, Lambert e i suoi colleghi hanno deciso di testare scientificamente l’efficacia della preghiera tramite due esperimenti.

Nel primo, ad un gruppo di uomini e donne  è stato chiesto di pregare per il proprio partner, mentre ad un altro gruppo (il cosidetto gruppo di controllo) di parlarne semplicemente davanti ad un microfono. Al termine, è stato misurato il perdono rilevato (definendo il medesimo come la diminuzione dei sentimenti negativi derivanti dall’aver subito un torto) e i risultati sono stati sorprendenti. Coloro che hanno pregato per il proprio partner, infatti, hanno mostrato nei confronti del medesimo meno pensieri di vendetta e meno emozioni negative rispetto al gruppo di controllo, quello che ne aveva semplicemente parlato davanti ad un microfono.

Visto che una semplice preghiera si era dimostrata capace di produrre differenze così di rilievo nei sentimenti, i ricercatori si sono quindi chiesti cosa sarebbe accaduto in caso di preghiere più prolungate. Il secondo esperimento ha così coinvolto un gruppo di uomini e donne chiamati a pregare ogni giorno per il proprio partner per un periodo di quattro settimane. Il gruppo di controllo, come nel primo esperimento, è stato chiamato semplicemente a riflettere sul rapporto con il proprio partner e ad avere nei suoi confronti pensieri positivi, ma senza pregare per esso.  Anche in questo caso i risultati sono stati confortanti: il fatto di pregare per qualcuno ha sia l’effetto di aumentare gli atteggiamenti positivi nei suoi confronti (e questo era forse scontato) ma anche quello di aumentarli verso tutta quanta la collettività.

I ricercatori sono quindi  giunti alla conclusione che la preghiera ha effetti positivi in quanto sposta il centro dell’attenzione da sé agli altri. Uno studio interessante e che farà certamente discutere, come tutto ciò che riguarda il rapporto scienza e spiritualità, ma che valeva senz’altro la pena citare

Preghiere 2.0: un nuovo servizio made in USA rivoluziona il “mercato”

Ma sì, in mezzo a tanti discorsi seri, per non dire seriosi, prendiamoci una pausa che ogni tanto è decisamente cosa buona e giusta. E lo facciamo parlando di un servizio da poco lanciato che promette davvero faville. Definirlo un servizio di preghiera 2.0 è davvero poco, visto quel che promette. Information Age Prayer, questo il suo nome, promette infatti di sostituirsi all’orante in tutto e per tutto, o quasi.

Una voce (c’è da supporre metallica, visto che sarà prodotta da un sintetizzatore) si sostituirà infatti all’utente (pardon, all’orante) recitando al suo posto le preghiere indicate. Che hanno pure una valenza ecumenica ed interreligiosa (con una strizzata d’occhio pure all’ateismo) visto che coprono davvero tutti i campi dello scibile spirituale. Considerata forse anche l’attuale situazione di crisi economico-finanziaria, i prezzi sono decisamente abbordabili: si parte infatti da 1,95 dollari (che considerando anche il cambio con l’euro sono davvero un’inezia) per le preghiere dei bambini, per arrivare alla non proibitiva cifra di 3,95 dollari per preghiere aventi a tema la pace nel mondo (il 10% degli introiti è comunque destinato ad opere di carità).

Per la serie “e non dire che non vi avevamo avvertiti”, l’azienda che gestisce il servizio si premura anche di mettere in guardia sul fatto che non esiste nessuna assicurazione che le preghiere suddette arrivino a destinazione e producano l’effetto desiderato. Insomma, provate e fate sapere, così magari ci facciamo un’idea.

Pregare allunga la vita: ora c’è anche la prova scientifica

Una preghiera al giorno toglie il medico di torno. Messa così, sembra semplicemente la parodia un po’ scanzonata di un vecchio detto popolare. Eppure la cosa ha dei seri fondamento scientifici. Uno studio condotto dagli esperti dello Yeshiva College di New York ed i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Psychology and Health, ha infatti stabilito l’esistenza di una stretta correlazione tra pratica religiosa e benessere fisico.

In particolare, lo studio ha riguardato 95.000 donne tra i 50 e i 79 anni cui, all’inizio del periodo di monitoraggio, è stata effettuata un’accurata anamnesi personale e familiare. Tenute sotto osservazione per ben sette anni e tenuto conto dei normali fattori di rischio, i risultati dell’indagine scientifica hanno lasciato ben poco spazio ai dubbi: è emerso infatti che quante di loro praticavano con costanza la propria fede, avevano un rischio di mortalità inferiore del 20% se si recavano in chiesa una volta la settimana e del 15% se la pratica era inferiore a quella settimanale.

“Il nostro studio non vuol dire che bisogna andare in chiesa per stare bene e prevenire le malattie –spiega una delle ricercatrici- vuole solo offrire una fotografia del beneficio psicologico che può offrire la religione”.

E comunque, perché no? anche questo può essere un buon motivo per ricordarsi di oltrepassare il sagrato un po’ più spesso.

USA: in preghiera contro il caro petrolio

Con il prezzo del petrolio che (già stratosferico) rischia di arrivare entro l’anno a 200 dollari al barile; con scioperi contro l’aumento del prezzo dei carburanti che si estendono dall’India alla Spagna e tra poco arriveranno anche in Italia; con i poveri consumatori che, quando vanno a fare il pieno si sentono come se entrassero in una gioielleria, insomma, come porre rimedio a tutto ciò? Affidandosi in alto, ma molto in alto. Questo deve aver pensato Rocky Twyman, un fantasioso cinquantanovenne americano che si sta dando da fare per organizzare incontri di preghiera contro l’aumento del prezzo della benzina. Non in chiesa, però, bensì nei pressi delle pompe. Twyman è riuscito a raccogliere attorno a sé un piccolo gruppo di sostenitori che gira con lui per i distributori di mezza America. Queste alcune delle preghiere che vengono innalzate al cospetto delle esose pompe: “Signore onnipotente vieni a noi e dacci la forza perché riusciamo a far abbassare il prezzo della benzina, troppo caro” e ancora: “Dio mio, a questa pompa i prezzi sono cresciuti rispetto alla settimana scorsa. Sappiamo che tu sei capace, che tu hai tutti i poteri del mondo”. Avranno avuto effetto? La risposta al prossimo pieno.

Russia: polemiche per le preghiere via web

D’accordo mettere i moderni mezzi che la tecnologia mette a disposizione al servizio delle religioni per permettere alle medesime di diffondere più agevolmente il loro messaggio. Si tratta di iniziative già ampiamente diffuse e di cui abbiamo largamente parlato anche nel blog. Il caso di cui parla il quotidiano moscovita Izvestia, come riportano le cronache, sembra però leggermente diverso. Pare infatti che tramite il servizio in questione, “anche le chiese e i monasteri ortodossi della Russia hanno deciso di realizzare una serie di servizi a pagamento dedicati alla salute e all’anima dei propri cari”. In particolare, un monastero di Valaam, al costo di 150 rubli (circa quattro euro) invierebbe una preghiera per il defunto nei quaranta giorni successivi alla morte. E se 150 rubli sembrassero tanti (è da ricordare che la Russia versa in gravi condizioni economiche) si specifica che altri monasteri offrono il medesimo servizio –che non ha mancato di suscitare polemiche- anche per cifre inferiori. E chissà: magari, a fine stagione, arriveremo alle preghiere in saldo.