Scienza e spiritualità: due scoperte che faranno discutere

Come tutte le scoperte che coinvolgono simultaneamente scienza e spiritualità, anche queste ultime due saranno destinate a far discutere e conviene dunque darne almeno sommariamente conto.

La prima parla di una ricerca tutta italiana che, se è esagerato dire che della spiritualità avrebbe addirittura individuato una base scientifica, avrebbe comunque stabilito che esiste una precisa area del nostro cervello in grado di spiegare l’innata tendenza umana alla spiritualità. La questione è abbastanza complessa ma riassunta in maniera sufficientemente chiara in due articoli disponibili sul web.

Nel primo di spiega tra l’altro che “i ricercatori hanno osservato cambiamenti del senso di spiritualità in pazienti operati per cancro al cervello: quando l’operazione causava lesioni delle aree temporo-parietali, in loro aumentava la predisposizione alla spiritualità e alla trascendenza, insomma il senso dell’esistenza del divino”. Nel secondo si evidenzia come “la capacità di immergersi nella meditazione” possa arrivare “fino al punto di pensare di essere in un altro mondo e non rendersi conto del tempo che passa, la disponibilità a sacrificarsi per un ideale, la sensazione di far parte di un tutto, la fede nel trascendente e nelle esperienze extrasensoriali”.

La seconda scoperta parla invece del fatto che la religiosità non è di alcun aiuto nel campo delle malattie cardiache. Analizzando infatti i dati  sanitari di 5500 persone a differente tasso di religiosità, “gli studiosi hanno notato come l’incidenza di episodi cardiaci (morti per infarto, infarti non letali, ictus o la diagnosi di cardiopatie) è risultata inferiore al’1%, ma questo è spiegato dal fatto che il campione non comprendeva persone con malattie cardiovascolari. Inoltre, si è osservato come il tasso di eventi cardiaci e la presenza di fattori di rischio ( ipercolesteromia o ipertensione) dei soggetti religiosi è uguale a quello degli altri”.

Notizie che faranno discutere, come si diceva all’inizio, ma che dimostrano se non altro come spiritualità e religione abbiano influenza su tutta quanta l’esistenza umana, nulla escluso.

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Pregate e perdonerete: parola di scienziati

Pregare per gli altri aumenta la capacità di perdono nei loro confronti e inoltre migliora le relazioni di coppia. È la conclusione cui è arrivato lo studio di un’equipe della Florida State University guidata da Nathaniel Lambert. Prendendo spunto dalla constatazione che nove americani su dieci dicono di pregare con regolarità, Lambert e i suoi colleghi hanno deciso di testare scientificamente l’efficacia della preghiera tramite due esperimenti.

Nel primo, ad un gruppo di uomini e donne  è stato chiesto di pregare per il proprio partner, mentre ad un altro gruppo (il cosidetto gruppo di controllo) di parlarne semplicemente davanti ad un microfono. Al termine, è stato misurato il perdono rilevato (definendo il medesimo come la diminuzione dei sentimenti negativi derivanti dall’aver subito un torto) e i risultati sono stati sorprendenti. Coloro che hanno pregato per il proprio partner, infatti, hanno mostrato nei confronti del medesimo meno pensieri di vendetta e meno emozioni negative rispetto al gruppo di controllo, quello che ne aveva semplicemente parlato davanti ad un microfono.

Visto che una semplice preghiera si era dimostrata capace di produrre differenze così di rilievo nei sentimenti, i ricercatori si sono quindi chiesti cosa sarebbe accaduto in caso di preghiere più prolungate. Il secondo esperimento ha così coinvolto un gruppo di uomini e donne chiamati a pregare ogni giorno per il proprio partner per un periodo di quattro settimane. Il gruppo di controllo, come nel primo esperimento, è stato chiamato semplicemente a riflettere sul rapporto con il proprio partner e ad avere nei suoi confronti pensieri positivi, ma senza pregare per esso.  Anche in questo caso i risultati sono stati confortanti: il fatto di pregare per qualcuno ha sia l’effetto di aumentare gli atteggiamenti positivi nei suoi confronti (e questo era forse scontato) ma anche quello di aumentarli verso tutta quanta la collettività.

I ricercatori sono quindi  giunti alla conclusione che la preghiera ha effetti positivi in quanto sposta il centro dell’attenzione da sé agli altri. Uno studio interessante e che farà certamente discutere, come tutto ciò che riguarda il rapporto scienza e spiritualità, ma che valeva senz’altro la pena citare

Scienza e fede: al via un convegno sull’evoluzionismo nel bicentenario darwiniano

Davvero importante il convegno internazionale che si apre oggi a Roma dal titolo <<L’evoluzione biologica: fatti e teorie. Una valutazione critica 150 anni dopo “L’origine delle specie”>>. Organizzato nell’ambito del Progetto STOQ (Scienza, Teologia e Ricerca Ontologica) dalla Pontificia Università Gregoriana in collaborazione con la University of Notre Dame, sotto l’alto patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, il convegno merita attenzione perché potrebbe rappresentare un’autentica pietra miliare nel delicato (per non dire minato) campo del rapporto tra fede e scienza.

Organizzato in occasione del bicentenario della nascita di Charles Darwin, il convegno è articolato in nove sessioni distribuite nell’arco di cinque giorni: nella prima saranno esposti i fatti essenziali su cui pone la teoria, due sessioni saranno quindi dedicate allo studio scientifico dei meccanismi dell’evoluzione. Nella quarta sessione, si studierà ciò che ci dice la scienza sull’origine dell’uomo, mentre la quinta sarà dedicata a una lettura in prospettiva interdisciplinare delle questioni antropologiche legate all’evoluzione. Seguiranno verranno due sessioni filosofiche, per studiare le implicazioni razionali della teoria, sia in campo epistemologico, sia in campo metafisico o della filosofia della natura. Per finire, due sessioni teologiche studieranno l’evoluzione dal punto di vista della fede cristiana, partendo dall’esegesi dei testi della Bibbia che trattano della creazione, e della ricezione della teoria da parte della Chiesa.

Sul sito DISF è disponibile dell’interessante materiale in merito a questi argomenti.

Religione ed evoluzione: un convegno e un articolo per discuterne

Due notizie dal fronte “religione ed evoluzionismo” diverse tra di loro ma entrambe ugualmente interessanti e stimolanti.

La prima riguarda la plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, che si concluderà domani in Vaticano, e che ha come tema appunto “Approcci scientifici sull’evoluzione dell’universo e della vita”. Per farsi un’idea dell’andamento dei lavori (che sono di alto livello scientifico) sul sito Euresis è disponibile un’ampia ed aggiornatissima rassegna stampa che merita un pubblico plauso.

La religione (e siamo al secondo argomento) è un prodotto dell’evoluzione? La domanda non è magari nuova ma è stata messa in bella copia da Pascal Boyer in un articolo sulla prestigiosa rivista Nature. Le risposte (affermative) di Boyer sono ben sintetizzate da Sylvie Coyaud nel suo blog:

“- pensieri e atteggiamenti religiosi si reggono su e sono legati  a presupposti dei quali non siamo coscienti;

– fin da bambini instauriamo rapporti con personaggi immaginari;

– i rituali di purificazione sono in consonanza con disturbi ossessivi compulsivi del comportamento (argomento poco convincente, non nasciamo coatti della pulizia);

– una capacità “coalizionale”, tipicamente umana e basata sulla fiducia reciproca, ci fa adottare credenze qualsiasi, basta che siano di un gruppo al quale apparteniamo o vogliamo appartenere(capacità coalizionale = conformismo?)”

Spiegazioni forse troppo semplicistiche (o eccessivamente complicate, a seconda dei punti di vista) ma che comunque meritano la pena essere discusse.

Università di Oxford: la fede aiuta ad alleviare il dolore

Che la fede religiosa aiutasse ad alleviare il dolore già si sapeva, ma ora la cosa sembra avere i crismi dell’ufficialità scientifica grazie ad una accurata ricerca dell’Universita’ di Oxford. Per l’esattezza il test ha permesso di individuare la regione del cervello da cui origina tale beneficio: si tratterebbe della corteccia prefrontale ventrolaterale. Davvero singolari le modalità attraverso cui i ricercatori britannici sono arrivati a tali conclusioni: i medesimi hanno infatti praticato un elettrochoc a una dozzina di volontari cattolici e ad altrettanti non credenti mentre venivano sottoposti alla loro visione due dipinti raffiguranti l’uno un’immagine della Madonna e l’altro un quadro di Leonardo da Vinci. Quando è stato chiesto ai volontari quale fosse stata la soglia del dolore e quale il quadro preferito, i cattolici hanno affermato di provare meno dolore alla visione dell’immagine di Maria, mentre i non credenti affermavano di  aver preferito il quadro di Leonardo senza però che questo avesse alcuna influenza sul dolore percepito.Oxford docet.