Religione e ateismo: un dibattito a più voci

Il giornale online americano Psycology Today, ospita un interessante dibattito sul ruolo dell’ateismo e della religione nell’attuale società. Tutto ebbe inizio nel maggio scorso, quando lo psicologo evoluzionista Nigel Barber pubblicò un articolo intitolato: “Perchè l’ateismo sostituirà la religione”. Le motivazioni dello studioso possono essere così sintetizzate: “Le ragioni per cui le chiese perdono terreno nei paesi sviluppati può essere riassunto in termini di mercato. Prima di tutto, con una scienza migliore, con reti di sicurezza sociali e famiglie più piccole, ci sono meno paure e incertezze nella vita quotidiana delle persone e dunque meno mercato per la religione. Contemporaneamente, vengono offerti molti prodotti alternativi, quali i farmaci psicotropi e l’intrattenimento elettronico, più libere da lacci e laccioli e che non richiedono di conformarsi in modo pedissequo a credenze non scientifiche”.

Al dibattito da ora un ulteriore contributo il filosofo Michael W. Austin con un articolo intitolato significativamente: “Perchè l’ateismo non può sostituire la religione”. La sua tesi, contrapposta a quella di Barber e che, se è vero che molte persone si sono rivolte alla religione a motivo dell’incertezza economica o per una sfida emotiva, è altresì altrettanto indubitabile che molti vivano ancora la religione non solo come una modalità per affrontare la paura, l’incertezza e le difficoltà emotive. L’uomo religioso, sostiene Austin, non è il consumatore di un prodotto: è anzi una persona convinta che la sua fede gli chieda di vivere con altruismo, in maniera disinteressata e senza pensare di essere al centro dell’universo. Ma la critica all’ateismo da parte del filosofo americano va ancora più a fondo: questo non potrà mai sostituire la religione, sostiene, perchè incapace di proporre credenze e valori positivi, fondato com’è solo sulla negazione. Compito che potrebbe eventualmente essere assunto da qualche forma di umanesimo laico, ma mai dall’ateismo.

Un dibattito in ogni caso interessante e che consente di “volare alto”, cosa di cui c’è estremo bisogno, specie di questi tempi.

Cinema e religione a confronto in due interessanti iniziative



A conclusione della dodicesima edizione del Religion Today Filmfestival, prevista per il prossimo 21 ottobre a Nomadelfia, lo stesso ente organizzatore della manifestazione e la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università pontificia salesiana propongono un seminario di incontro e riflessione sul tema “Viaggi della fede. Viaggi della speranza”. L’iniziativa, che si svolgerà domani a Roma, intende rispondere alle seguenti domande: “Ci può essere un dialogo tra chi parte spinto dalla fame e chi, spesso, da un senso di sazietà insoddisfatta? Cosa può dire il cinema al riguardo? E le religioni: cristianesimo, induismo, ebraismo, islam?”. In un mondo in cui “tutti si spostano senza sosta”, spiegano gli organizzatori, “il viaggio ha perso gran parte del suo fascino romantico come scoperta e rischio, come radicale messa in questione di sé”. Oggi, infatti, è “il tempo dei viaggi d’affari e dei tour operators, in cui ogni dettaglio è ben pianificato” eppure “c’è anche qualcuno che parte semplicemente perché non ha un posto dove vivere, una vita da vivere; e qualcun altro perché vorrebbe dare un significato diverso alla sua vita”.

Un’altra iniziativa legata al mondo del cinema che vale la pena segnalare, riguarda un bando per la realizzazione di cinque cortometraggi sul tema “La missione del prete, cogli l’attimo”. A promuoverlo è la Fondazione Ente dello Spettacolo che, in collaborazione con il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, ha annunciato la prima edizione di “i-father – Short Film Award”. Obiettivo dell’iniziativa è  “la produzione di brevi opere audiovisive (durata massima 5 minuti) utilizzando cellulari smart-phone”. Il bando, spiega la Fondazione, “si rivolge a giovani videomakers di età massima 40 anni. La figura del sacerdote (prete diocesano) dovrà essere presente nello script, che attraverso immagini significative coglierà l’attimo in cui il prete agisce per il bene comune, per una causa pastorale, sociale, caritativa, solidale”.

Al via a Reggio Calabria la Settimana Sociale dei cattolici italiani

“Cattolici nell’Italia di oggi. Un’Agenda di speranza per il futuro del Paese” è il titolo della quarantaseiesima Settimana Sociale che si apre oggi a Reggio Calabria. I lavori ruoteranno attorno a una lista di problemi cruciali enucleati nel “Documento preparatorio”: alle sessioni plenarie si alterneranno ampi momenti di dibattito per declinare in concreto possibili piste da percorrere, avendo come obiettivo il bene comune e come strumenti la Dottrina sociale della Chiesa e l’enciclica “Caritas in Veritate”. In preparazione all’evento sono stati condotti, per oltre un anno, momenti di confronto e dialogo coinvolgendo tutte le “forze vive” della società: Chiese locali con il loro clero e, soprattutto, il laicato, associazioni e movimenti, docenti e imprenditori, forze sociali, del terzo settore e del volontariato.

Le settimane sociali sono un appuntamento fisso della Chiesa cattolica italiana, a cadenza pluriennale, al quale  partecipano politici, vescovi, militanti ed intellettuali per discutere insieme su un tema comune. La prima edizione si svolse a Pistoia nel 1907. Obiettivo dell’edizione della Settimana 2010 è quello di stilare una ”agenda di speranza” per l’Italia e i lavori si struttureranno intorno a cinque aree tematiche, dedicate a lavoro, scuola, inclusione, mobilità sociale e università, e riforme. I cinque coordinatori delle diverse aree sono Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori, su ”Intraprendere nel lavoro e nell’impresa”; Paola Stroppiana, presidente dell’Agesci, su ”Educare per crescere”; Andrea Olivero, presidente delle Acli, su ”Includere le nuove presenze”; Franco Miano, presidente dell’Azione Cattolica, su ”Slegare la mobilita’ sociale”; e Lucia Fronza Crepaz, del Movimento dei Focolari, su ”Completare la transizione istituzionale”. Ciascuno di loro ha affidato ad una riflessione pubblicata sul sito piuvoce.net i propri obiettivi e le proprie aspettative.

Religioni e società: allo studio un G8 per indagare le influenze reciproche

In questo periodo di turbolenza economico-finanziaria si susseguono i G8 e i G20 alla ricerca di possibili soluzioni della crisi. Ma se l’idea proveniente da Mosca andrà in porto, ci dovremo abituare anche ad un’altra terminologia: un G8 delle religioni. L’iniziativa è nata in seno al Seminario di studi sul tema “Religioni e Società: tendenze evolutive in Italia e nella scena Europea”, promosso dall’Eurispes e dal Gruppo Europeo di Ricerca e se ne è fatto portavoce Evgheny Novosselov, Segretario generale del Consiglio scientifico per gli studi religiosi e sociali dell’Accademia delle Scienze di Mosca.

L’idea non nasce ovviamente dal vuoto, ma dalla constatazione, per usare le parole di Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, che «in molti paesi del mondo è in atto un grande processo di trasformazione sociale che ha come fulcro la rinascita dello spirito religioso, percepito, soprattutto, sotto forma di religiosità individuale». Il medesimo studioso ha usato una metafora molto simpatica per descrivere come viene vissuto il cattolicesimo nel nostro Paese: <<quello degli italiani – ha dichiarato – è un cattolicesimo “automobilistico”: si viene portati in automobile per ricevere il sacramento del battesimo, sempre in automobile si va a sposarsi, e sempre sulle quattro ruote si raggiunge l’ultima dimora. Tuttavia, si registra, tra gli italiani, una nuova e forte ricerca di senso e di identità che coinvolge evidentemente anche la religione>>.

L’iniziativa di un G8 delle religioni si inserisce quindi in un fertile terreno.

Germania: il nuovo Capitale di (Mons.) Marx

Marx è tornato. Marx ha appena pubblicato un nuovo libro con un antico titolo: Das Kapital (Il capitale). Marx nel suo libro denuncia il volto senza vergogna del capitalismo odierno. Marx attacca una società in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Tutto giusto, solo che non si tratta del celebre Karl, bensì del meno celebre (almeno sinora) Reihhard, che di mestiere non fa il rivoluzionario, bensì l’arcivescovo di Monaco. Già, proprio così. E certo che ad uno con un cognome così ingombrante e che pubblica un libro con un titolo che lo è altrettanto, non deve certo mancare il senso dell’umorismo, come si può arguire anche dalla foto a lato. Sicuramente, in ogni caso, i temi affrontati da Mons. Marx nel suo libro (che sta facendo discutere la Germania) sono quanto mai attuali, come dimostrato anche dal fatto che pure gli argomenti oggetto dalla prossima enciclica papale verteranno sul sociale. Marx ne sarà contento. Quello attuale, ma anche quello antico.

Comunicazione e fede: equivoci in Svizzera per una campagna pubblicitaria

Si possono piazzare “prodotti” come la fede o la spiritualità, con apposite campagne pubblicitarie? Alla stregua di un pannolino o di un dentifricio, insomma. La domanda se la pone il blog del Servizio comunicazione della diocesi francese di Orléans riferendo della strategia messa in atto da anni dalla chiesa cattolica ginevrina. La diocesi svizzera ha deciso infatti da anni di investire massicciamente nel settore affidandosi ad un’agenzia specializzata per far passare il proprio messaggio. Ne sono scaturite alcune campagne pubblicitarie che non sono certo passate inosservate e che hanno avuto senz’altro il merito di far parlare di argomenti normalmente esclusi dai normali canali della comunicazione di massa. Ma l’ultima campagna della chiesa ginevrina ha provocato ancor più polemiche del solito. La stessa presenta infatti i servizi a pagamento di una fittizia agenzia chiamata Cérémonia, ma il problema è che la cosa è sembrata talmente reale che la diocesi svizzera ha dovuto immediatamente precisare che si trattava di una provocazione. Insomma, la questione pare ben sintetizzata dal titolo del post: occorre trovare il giusto equilibrio tra provocazione e indignazione. E comunque una cosa pare accertata: la pubblicità non serve solo a vendere, ma anche a far passare valori. Basta saperlo fare.

Italiani e religione: crescono identificazione e pluralismo

Nei giorni scorsi si è tenuto a Camaldoli un interessante convegno organizzato dalla rivista dei dehoniani Il Regno avente a tema “Il futuro del cattolicesimo italiano”. All’interno dello stesso sono stati i presentati i risultati di una indagine (dal curioso titolo de “Il praticante, il pellegrino, il convertito”) che vale qui la pena riprendere perché contiene dei dati su cui è bene riflettere. Mentre è in calo progressivo il numero dei frequentati chiese e altri luoghi di culto, la religione rimane comunque motivo di identificazione per ben il 60% degli italiani. “La secolarizzazione – come spiega uno dei responsabili dell’indagine – corrisponde ad una diminuzione dell’importanza della religione per il funzionamento di ruoli e istituzioni non religiose come lo stato e l’economia. L’esito però non è l’ateismo o l’agnosticismo: aumenta, infatti, la pluralità religiosa e il coinvolgimento delle persone in differenti pratiche religiose”. Quindi, da un lato pare che gli italiani si identifichino sempre più nel cattolicesimo (pur frequentando sempre meno le chiese) e dall’altro lato aumenta in offerta il cosiddetto “mercato religioso”. Due dati che sembrano in contraddizione, ma che non sono altro che due aspetti della complessità (e nell’aggettivo non vuole esserci nessuna nota negativa) della società attuale.