A piedi sulle orme di Lutero e a cavallo sulle tracce di Padre Pio

Anche lo sport può aiutare il dialogo tra religioni e confessioni diverse: questo devono aver pensato gli ideatori e gli organizzatori di due originali manifestazioni, la prima delle quali partita da poco tempo mentre la seconda è prevista per il prossimo 28 aprile.

Nel primo caso si tratta di “Von Luther Zum Papst” (“Da Lutero al Papa”): venticinque corridori di cinque diverse nazioni (Germania, Polonia, Italia, Stati Uniti e Kenya) sono partiti da Lutherstadt Wittenberg, in Germania, per raggiungere la Città del Vaticano. La distanza, circa duemila chilometri, sarà coperta in 15 tappe. Al loro arrivo a Roma il 21 aprile, i partecipanti saranno ricevuti da Papa Benedetto XVI. L’idea alla base di questa maratona è di ripercorrere, a distanza di cinquecento anni, il cammino verso Roma di Martin Lutero sostituendo le divisioni e rotture, seguite al primo viaggio, con l’armonia e la volontà di riunire uomini di razza e religioni diverse nello stesso percorso quest’oggi. La staffetta ha anche uno scopo benefico: grazie alla partecipazione di due maratoneti del Kenya, infatti,  verranno raccolti fondi per aiutare le vittime dei conflitti civili in Kenya.

Nel caso della seconda manifestazione si tratta invece del Primo itinerario religioso a cavallo Pietrelcina – San Giovanni Rotondo: cinque giorni di trekking a cavallo o in bicicletta sui luoghi legati alla presenza e alla vita di Padre Pio.

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Islam, sport e abbigliamento: una triade di difficile composizione per le donne

Sono davvero momenti difficili per le atlete che professano la religione islamica, e questo a motivo del loro abbigliamento durante le gare. I guai sono ancora maggiori se si pensa che, da un lato, c’è chi pensa che le medesime atlete siamo troppo vestite, dall’altro chi ritiene che lo siano troppo poco. Il primo è il caso di Juashuanna Kelly, una sedicenne americana, promettente mezzofondista, che corre con un body che le lascia scoperte soltanto le mani e il volto. In questo caso i guai non le sono venuti dai rappresentanti della propria religione, bensì da un forse troppo solerte giudice di gara che l’ha squalificata a motivo del proprio abbigliamento giudicato non consono alle gare. L’altro caso, apparentemente opposto, è quello di Sania Mirza, tennista indiana accusata, dai propri correligionari questa volta, di lasciare scoperte troppe parti del proprio corpo quando impugna la racchetta. “Guardate i miei colpi, non il mio corpo”, esorta quindi con ragione la tennista. Speriamo sia ascoltata. Sempre sul tema “islam – abbigliamento sportivo femminile”, c’è questa bella galleria fotografica del Washington Post e un articolo sul sito della Women’s Sports Foundation.

Cina: sport con il velo per le suore (ma non sono le Olimpiadi)

Corsa ad ostacoli, salto della corda, wrestling, 100 metri a staffetta, ma anche dama cinese e scacchi: a cimentarsi in questi sport, con tonache e velo, non sono stati atleti comuni ma oltre 40 suore cinesi e laici del nord-est della Cina, nella diocesi di Liaoning. L’evento si è svolto il primo ottobre scorso, ma è stato reso noto solo ora dall’agenzia cattolica Ucan, ripresa in Italia dall’agenzia Sir. Le suore del Sacro Cuore di Gesù hanno volutamente partecipato ai “Giochi e sport delle donne religiose” indossando i loro abiti, perché “quando le persone vedono che anche delle suore partecipano ai giochi si rendono conto che la nostra vita è dinamica e vivace”, ha detto suor Lu: “Vogliamo smentire che la vita religiosa è monotona, anche per attirare nuove vocazioni”. Secondo suor Xavier Li Ruilan, 80 anni, “concentrarsi in un gioco è qualcosa di simile alla vita spirituale: dobbiamo essere attente nonostante gli ostacoli a cui fare fronte”. Bella idea davvero, anche se gareggiare con gli abiti religiosi dev’essere decisamente scomodo. E se qualche organizzatore passasse per questi lidi, per favore prenda nota: il qui presente blogger è disponibile per una futura (e auspicabile) edizione. Categoria ciclismo su strada (o altre da concordare).