Tony Blair e le religioni: da “hobby” a impegno a tempo pieno

Già era nota da tempo la passione dell’ex primo ministro britannico Tony Blair per le tematiche attinenti il ruolo delle religioni nella società attuale, e non c’è voluta di certo la sua recente conversione al cattolicesimo per scoprirlo.

Tra l’altro, tale interesse blairiano si è anche manifestato nella costituzione della Faith Foundation, think tank dedicato appunto a studiare ed approfondire il ruolo delle religioni nella società attuale. Ora, la competenza dell’ex primo ministro britannico avrà anche un altro modo per esplicitarsi, visto che il prestigioso periodico New Statesman gli ha affidato una rubrica fissa dedicata appunto a tali problematiche. Nell’articolo del numero in edicola (intitolato “Perché dobbiamo occuparci di Dio”) Blair afferma tra l’altro che “trascorsi gli anni della mia leadership, una cosa mi ha colpito con forza sempre più crescente: fallire nella comprensione del potere della religione significa essere incapaci di capire il mondo moderno. La fede religiosa avrà lo stesso significato nel XXI secolo che ha avuto l’ideologia politica nel XX. I leader politici, siano religiosi o meno, devono avere a che fare con Dio”.

Magari le idee e le opinioni espresse nell’articolo in questione non sono proprio originalissime e profonde, però è senz’altro encomiabile che un periodico così prestigioso abbia deciso di dedicare spazio a tali problematiche. Un 7 – – di incoraggiamento se le meritano sia il giornale sia l’opinionista.