“Viaggio fra i cristiani d’Oriente”: un viaggio sospeso tra cronaca e storia

Parigi, Libano, Siria, Turchia, Grecia. E infine Parigi. È davvero lungo il viaggio compiuto da Frédéric Pichon insieme alla moglie e ai due figlioletti. Lungo geograficamente, ma anche ma anche perché mette a confronto il lettore del suo bel reportage (Viaggio fra i cristiani d’Oriente, Lindau, Torino, 2008, pp. 224, € 19) con una realtà che è normalmente lontana dalle sue rappresentazioni abituali: quella dei cristiani che vivono in Paesi orientali a maggioranza islamica, appunto. Pichon, una laurea in lingua araba, un lungo periodo trascorso a Beirut ed un presente da ricercatore di Scienze religiose all’École Pratique des Hautes Études di Parigi e da docente di storia e geografia in un liceo parigino, ha inteso il suo viaggio quindi anzitutto come una testimonianza ed uno sfatamento di luoghi comuni. Lo stesso autore – viaggiatore si occupa, fin dalle prime pagine, di svelare il più pernicioso: “E’ curioso –afferma infatti Pichon- come alcuni cristiani occidentali e alcuni musulmani locali commettano lo stesso errore, così funesto per la sorte di questi cristiani, che consiste nel farne un residuo delle crociate, un corpo estraneo all’Oriente (…) Questi cristiani sono gli eredi dei primi abitanti della regione, prima della conquista araba e fino al X secolo hanno rappresentato la maggioranza”. Arabi, quindi, se così si può dire, più degli stessi musulmani con i quali convivono, ma cristiani, quindi minoranza, a volte accettata, a volte tollerata, spesso perseguitata, come le cronache irakene di questo periodo mostrano sin troppo spesso. Sotto gli occhi del lettore si snodano quindi le vicende dei siriaci e degli armeni di Turchia, dei maroniti del Libano, dei cristiani della Palestina e dei caldei dell’Iraq. Vicende narrate da Pichon con estrema partecipazione che però non fa mai aggio sull’obiettività dei fatti. Fatti che a volte riportano anche curiosità che da sole varrebbero la lettura del volume, come quella che riguarda Maaloula, cittadina siriana in cui i cristiani sono maggioranza ed i musulmani minoranza ed in cui gli altoparlanti dell’unica moschea cittadina diffondono il richiamo per la preghiera con un’intensità di decibel inversamente proporzionale alla diffusione della fede in Allah. Una serie di appendici arricchiscono il già prezioso volume: una panoramica delle Chiese orientali, uno scritto del principe saudita Talal Ben Abdel Aziz in cui si stigmatizza l’esodo dei cristiani dalle terre d’Oriente ed una bibliografia per chi voglia approfondire gli argomenti trattati. Un volume, quindi, continuamente sospeso a cavallo tra cronaca e storia di cui si sentiva la mancanza. Ora nessuno potrà più dire di non sapere.

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