“Faith Fighter” un altro videogioco crea polemiche nel mondo delle religioni

Ma tu guarda. Non si fa in tempo a parlare di un videogioco che crea polemiche nel campo delle religioni, che subito ne spunta un altro. Stavolta la cosa ci riguarda direttamente, visto che Faith Fighter e prodotto dall’italianissima Molleindustria e le polemiche stanno già facendo il giro del mondo. Come informa tra gli altri Asia News, l’ondata di proteste proviene stavolta dal mondo islamico (ne da tra l’altro notizia Arab News) e gli strali vengono lanciati contro un videogioco in cui vengono rappresentati Gesù, Maometto, Buddha e altri figure sacre delle principali religioni ed il cui fine (ironia della sorte ) sembra essere quello di promuovere la tolleranza tra le fedi. Da parte musulmana il gioco viene invece accusato invece di incitare “alla violenza interconfessionale” e di essere “offensivo nei confronti dei musulmani e dei cristiani”. Immediate le reazioni della casa produttrice, che si è affrettata a dichiarare che “il gioco non vuol recare offesa a nessuna religione in particolare”, ma spingere a riflettere su come “le sacre rappresentazioni sono spesso usate in maniera strumentale”. Le proteste sembrano comunque aver raggiunto il loro obiettivo, visto che Molleindustria ha dichiarato che il gioco verrà “censurato” con la motivazione che “se una organizzazione non coglie l’ironia e il messaggio alla base del gioco, significa semplicemente che abbiamo fallito”. Peccato, però, sembra davvero un’occasione persa, anche perché le offese alle religioni forse sono altre. Per cercare di farsi un’idea della faccenda, può essere utile leggere l’about della ditta produttrice del videogioco.

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Hanuman: il videogioco che fa arrabbiare gli induisti (ma solo quelli americani)

Può un videogioco far arrabbiare gli induisti? Pare di sì, visto che a causa di Hanuman: Boy Warrior (questo il suo nome) la Sony è stato accusata “di prendersi gioco delle divinità dell’Induismo, in quanto controllare un dio importante come Hanuman con strumenti come un joystick e dei bottoni, significa ridurlo a un semplice personaggio e denigrarlo”.

In realtà, a ben vedere, le cose non sono cosi semplici. A protestare, infatti, secondo quanto riportato da GamePolitics, è stato soprattutto Rajan Zed, un induista americano della Universal Society of Induism, il quale ha in effetti lanciato accuse molto pesanti nei confronti della multinazionale produttrice del gioco.

Ben diverso pare sia stato invece l’atteggiamento degli induisti DOC, quelli indiani, insomma. I quali hanno sì protestato, ma non per l’offesa ad Hanuman, bensì, molto più prosaicamente, perché il videogioco pare non sia all’altezza delle aspettative degli appassionati del settore. “Hanuman dovrebbe essere ritirato da Sony non per questioni religiose, ma semplicemente perché il gioco è terribile” si legge per esempio in Gaming Indians.

Interessante come le cose vengano valutate diversamente da chi le conosce dall’interno rispetto a ci ne ha una conoscenza approfondita quanto si vuole, ma pur sempre mediata.

SimCity: nell’ultimo episodio del gioco in campo anche la spiritualità

Giudicato uno dei migliori videogiochi di sempre, SimCity è stato un fenomeno fin dalla nascita. Definirlo un Monopoli in versione elettronica sarebbe riduttivo: in realtà, su SimCity il giocatore può sbizzarrire la propria fantasia creando una città dal nulla o partendo da una già esistente. Un fenomeno per certi versi antesignano alla stessa Second Life e sul quale si sono sbizzarriti anche i cosidetti alfa – blogger. La cosa interessante è che l’ultimo episodio del gioco mette in giochi anche quelli che vengono chiamati Valori Sociali, tra cui la spiritualità. Ecco un esempio concreto tratto da una recensione del gioco: “un Casinò consumerà la risorsa spiritualità, la quale andrà ricaricata dotando la città di edifici ecclesiastici”. Insomma, più il giocatore dota la sua città di edifici che depauperano la risorsa spiritualità, più dovrà compensare la medesima dotando la sua creazione di edifici atti allo scopo. Idea non male davvero. A tal punto che sorge spontanea una domanda da girare immediatamente agli urbanisti: non sarebbe possibile applicare la medesima soluzione anche nella vita reale?