Milano: le chiese cristiane annunciano insieme il vangelo

È davvero di grande interesse l’iniziativa che prende il via domani a Milano . Chiamata “Che cercate…”, da una citazione del vangelo di Giovanni, all’apparenza sembra trattarsi di un’occasione di annuncio del messaggio cristiano al pari di altre. Eppure la diversità esiste, in quanto si tratta di una iniziativa ecumenica promossa congiuntamente dal Consiglio delle chiese cristiane di Milano e dalla rettoria di San Gottardo. “Senza interferire con i culti confessionali domenicali o sovrapporsi ad essi – spiega don Gianfranco Bottoni, responsabile per l’ecumenismo e il dialogo della diocesi di Milano – si vuole offrire alla città una celebrazione del giorno del Signore, tra ‘shabbat’ e ‘dies dominica’, che sia aperta ad una predicazione kerigmatica (l’annuncio del nucleo essenziale del messaggio cristiano) e agli interrogativi delle persone che vivono in un tempo di transizione e profonde trasformazioni”. Il via domani con il pastore Paolo Ricca.

Studiosi musulmani agli ebrei: trasformiano l’ignoranza in conoscenza

Fece scalpore, nei mesi scorsi, la lettera inviata da un gruppo di studiosi musulmani ai leader delle chiese cristiane nel mondo. Non altrettanto scalpore (almeno finora) sembra aver fatto un’analoga missiva che un altro gruppo di studiosi islamici (anche se alcuni dei firmatari sono gli stessi) ha indirizzato alla comunità ebraica. Come spiega l’agenzia Fides, lo sceicco Michael Mumisa parla di un tentativo “di riconciliazione, che tenta di portare sollievo alle ferite ancora aperte, frutto di odio e incomprensioni tra ebrei e musulmani, sentimenti che in diverse parti del mondo si trasformano in violenza e conflitti”.  La lettera appare particolarmente significativa laddove si legge che “radicati pregiudizi e stereotipi hanno prodotto un allontanamento tra le comunità e una de-umanizzazione dell’ ‘Altro’. C’è un urgente bisogno di cambiare le cose. Dobbiamo fare di tutto per trasformare l’ignoranza in conoscenza, l’intolleranza in comprensione, e il dolore in coraggio e sensibilità verso l’ ‘Altro!’”. Ora si attendono le reazioni della comunità ebraica mondiale.  

America 2008: una religiosità fluida per la maggioranza della popolazione

Che America religiosa troverà Benedetto XVI nel corso del suo prossimo viaggio oltre oceano? Gli organizzatori del viaggio papale troveranno di certo molte risposte nell’ultima, interessantissima indagine appena sfornata dal Pew Forum ed intitolato: “U.S. Religious Landscape Survey”. Molti i dati della vasta inchiesta, di cui si è occupata pure la prestigiosa rivista Time, e in questa sede non si potrà che accennare a qualcuno dei più significativi. A parere degli studiosi americani, il 28% degli intervistati abbandona la religione nella quale è cresciuto. Conseguenza di ciò è che ben il 44% degli americani adulti professa attualmente una religione diversa da quella dell’infanzia. Il cristianesimo, tra le grandi religioni, sembra essere quello che perde più terreno, specie nella sua confessione cattolica. Ancora molto marginale la percentuale di musulmani, circa lo 0,6%, percentuale però destinata a crescere, visto che si tratta del gruppo religioso (unitamente ai mormoni) più prolifico. Insomma un’America religiosa fluida, che sembra dar ragione alle tesi del noto studioso Zygmunt Bauman.

Olanda: burqini? No, grazie

Sembrava la risposta giusta ad una domanda (pare) crescente da parte delle bagnanti islamiche: come conciliare, cioè, la passione per le onde ed i dettami della propria religione che vietano di mostrarsi in pubblico in abiti succinti? E la risposta in questione sembrava essersi concretizzata in un nome: burqini. Facile gioco di parole tra il burqa islamico e l’occidentalissimo bikini. Le speranze di una conciliazione tra le due esigenze si sono però infrante sui bordi di una piscina olandese. Liselotte Buitelaar (convertita da sei anni all’islam) stava infatti giocando in acqua con il proprio bambino di due anni indossando il controverso costume, quando si è avvicinato il direttore della piscina, Hans Meijer, il quale si è fatto portavoce delle lamentele dell’utenza nei riguardi del costume islamico. Ed ha invitato senza tante perifrasi la bagnante musulmana ad usufruire dei servizi della piscina negli orari speciali riservati ai gruppi separati, come ad esempio gli obesi. Davvero difficile imparare a convivere con la diversità, e questo da una parte e dall’altra. Forse in Occidente ci siamo dimenticati troppo in fretta da dove veniamo. L’Islam, da parte sua, non ha ancora trovato come integrarsi senza perdere la propria identità. Eppure una conciliazione tra le due esigenze si sta facendo sempre più urgente.

Roma: presentata una guida ai luoghi di incontro e di preghiera delle varie religioni

Roma è la capitale del cattolicesimo, e questo lo sappiamo tutti. Però, anche nella capitale del cattolicesimo sono molte altre le religioni che vi si praticano. Ma dove sono i luoghi di culto a Roma e provincia? A questa domanda intende rispondere la guida “Immigrati a Roma e Provincia. Luoghi di incontro e di preghiera” promossa dalla Caritas romana e dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, che sarà presentata oggi nella capitale (qui l’invito in PDF). La guida, la cui prima edizione risale al 1988, nel corso degli anni si è rivelato uno strumento utile oltre che per gli immigrati anche per operatori sociali, amministratori, docenti, formatori, studiosi dell’immigrazione e giornalisti. Nella scorsa edizione, risalente al 2004 – ricordano i promotori dell’iniziativa – emergeva “una città multiculturale e multireligiosa, con luoghi di preghiera e punti di aggregazione sparsi in ogni quartiere”. Erano stati censiti, infatti, circa 200 luoghi di culto nell’intera città. Per la prima volta, quest’anno, il censimento dei luoghi di preghiera riguarderà anche la provincia romana.

Uno studio dirà perchè la gente crede nella religione

Nel giro di pochi anni avremo finalmente la risposta ad un quesito sul quale si sono arrovellati generazioni di studiosi, filosofi e teologi (e anche poeti): perchè, cioè, la gente crede nella religione. Messa così sembra una bouatde o un pesce d’aprile in anticipo. Eppure la notizia sembra degna di nota, in quanto nel progetto di ricerca che impegnerà nei prossimi tre anni un team di ricercatori britannici è impegnata finanziariamente (e con un contributo tutt’altro che simbolico di due milioni di sterline) la Sir John Templeton Foundation, che è universalmente nota per la sua serietà. “Non sono abbastanza fiducioso da dire che avremo la risposta, ma avremo una risposta migliore di quello che abbiamo ora”, ha dichiarato Justin Barrey lo psicologo della Oxford University a capo del progetto. Cosa dire? Non resta che attendere e vedere se sarà l’ennesimo tentativo per cercare di spiegare tutto per via scientifica o se le strade battute saranno altre.  

Israele: un sito per la minoranza ebrea gay ortodossa

È davvero difficile creare qualcosa di autenticamente nuovo in Rete. Eppure c’è ancora qualcuno che ci riesce. Per esempio i creatori di HOD, il primo sito esplicitamente ed esclusivamente dedicato alla minoranza gay che milita nelle file dell’ebraismo ortodosso israeliano ultraconservatore. Una minoranza nella minoranza, verrebbe da dire. Hod, da cui il nome del sito, significa in ebraico “gloria” ma è anche l’acronimo, nella stessa lingua, di “religioso omosessuale”. Secondo quanto dichiarato al Jerusalem Post da Rabbi Ton, uno dei creatori dello spazio web, il sito ha tra gli scopi quello di dimostrare che si può essere contemporaneamente omosessuali e seguire le regole dell’halacha. Gay sì, ma conservatori, comunque: il sito è riservato infatti esclusivamente agli omosessuali maschi. Per le lesbiche ebree ortodosse è prevista una comunità online a parte.