Radio Vaticana e la pubblicità: prima apertura dopo quasi ottant’anni di vita

A questo punto quelli di Radio Maria (il Deus ex machina padre Livio in testa) si staranno evangelicamente fregando le mani. Già, perché l’emittente che, partendo dalla Lombardia, è ormai arrivata letteralmente in tutto il mondo è rimasta praticamente l’unica a resistere alle sirene della pubblicità.

L’ultima a capitolare, infatti, è stata nientemeno che Radio Vaticana, la “radio del Papa” per eccellenza, che d’ora in poi ospiterà  inserzioni pubblicitarie per la prima volta nei suoi quasi ottant’anni di vita. Le motivazioni della virata sono certamente nobili e dovute ad alcuni cambiamenti, come dichiarato il direttore dell’emittente, padre Federico Lombardi: “Il primo cambiamento piuttosto evidente -ha infatti spiegato il religioso- è il fatto che su Roma in Fm, sull’Italia in Dab e per tutto il mondo via Internet, vi è adesso un canale di trasmissione della Radio Vaticana: “One-o-five-live”. E’ un canale radio che trasmette 24 ore su 24. Questa programmazione, con un pubblico anche sempre più stabile, è naturalmente un ambiente in cui la pubblicità si inserisce con più pertinenza, con più logica”.

Un’altra motivazioni (e certamente non tra le ultime) come evidenziato anche da La Stampa, è il fatto che l’emittente pontificia fa registrare da anni un passivo di bilancio che gli introiti pubblicitari contribuiranno certamente a diminuire. E comunque gli affezionati della storica emittente vaticana possono stare tranquilli: sulle sue frequenze non si ascolteranno infatti certamente i fastidiosissimi spot cui ci hanno abituati le emittenti radiofoniche e televisive “normali”. Come spiegato sul sito ufficiale della stessa Radio Vaticana, il primo inserzionista prescelto è l’Enel, il che fa presupporre che ci si trovi davanti ad una vera e propria pubblicità istituzionale, cosa ben diversa da quella che siamo abituati a conoscere.

E comunque, la pubblicità non è il diavolo e se ne sono accorti pure in Vaticano.

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2 Risposte

  1. Sì, spero che ne facciano buon uso e che col passare del tempo non vengano inglobati nello standard delle altre radio.
    Di una cosa son (quasi) certo; il fatto che non si sentiranno spot dementi e senza una logica come ascolto adesso 😀

  2. Beh, questo è poco ma sicuro!

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