Il dottor House e la religione: i rapporti indagati in due recenti volumi febbraio 8, 2010
Posted by donmo in Religioni, Scienza & Fede, spiritualità.Tags: dottor house, dr house, house, medicina, religione, spiritualità
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Pochi successi sono più longevi e universali di quello del dottor House, il burbero medico americano perennemente accompagnato dal fido bastone e dalle altrettanto fidate pasticche di Vicodin. E altrettanti personaggi sono (almeno ad uno sguardo superficiale) più lontani di lui dai temi riguardanti la religione, la fede e la spiritualità. Eppure, a ben guardare, i dialoghi del celebre diagnosta sono spesso infarciti di rimandi a tali tematiche, rimandi che spesso sono all’origine anche di polemiche e censure.
Visto che la sesta serie è da poco in onda anche nel nostro Paese, può essere utile sapere che i rapporti tra House e la religione sono stati indagati in due volumi, il primo uscito lo scorso anno e il secondo arrivato da poco nelle librerie. Nel primo caso si tratta di “Dr. House MD. Follia e fascino di un cult movie”, edito da Cantagalli, e le cui tesi sono riassunte in questo articolo da uno degli autori, Carlo Bellieni, medico pure lui. Bellieni sostiene tra l’altro che “il senso religioso di House è cercare la verità sapendo che una verità c’è e che non è tutto relativo e fatuo. E da questa inquietudine trapelano segni chiari del fatto religioso”.
Il secondo volume è invece opera di don Diego Goso, prete torinese titolare del blog Lo Spillo. Ecco cosa scrive tra l’altro l’autore nell’introduzione a “Il Vangelo secondo… dr. House”, questo il titolo del volume edito da Effatà: “Scrivere un libro sul Vangelo e il burbero Dr. House può sembrare come tentare di preparare un panino unendo formaggio fresco e crema di cioccolato.
Gregory House è infatti cinico, ateo dichiarato e spesso egoista: nulla insomma a che vedere con l’immagine del Protagonista del Vangelo che si commuove per le folle, pecore senza pastore, parla solo e con passione del Regno di Dio Padre e ci regala la sua vita perché l’alleanza tra Dio e gli uomini non venga meno. E di fatto non è con Cristo che proponiamo un confronto. Sarebbe irriverente e ingiusto verso la Grazia di Dio. Il punto di partenza invece è che Gregory House sia, per come è stato pensato dai suoi autori televisivi, un buon terreno dove la Fede può essere seminata e crescere con frutto, lontana dai luoghi comuni, dalle debolezze umane, dalla religione di ruolo e non di cuore che sono proprio i bersagli preferiti dalla serie medica più seguita al mondo. E allora facciamo la barba al disordinato dottore: vediamo cosa c’è sotto la sua maschera anarchica e scopriamo un ossessionato dalla verità, una persona capace di puntare all’essenziale della vita senza lasciarsi impigliare dai suoi fronzoli. Qualità che sono ottime per una natura in cerca della Grazia”.
Un personaggio mai banale, insomma, il celebre diagnosta, nemmeno quando parla di religione.
Islam, cristianesimo e l’acqua col dispenser (ma pur sempre umile et pretiosa) febbraio 5, 2010
Posted by donmo in Cattolicesimo, Cristianesimo, Islam, Le feste delle religioni, Società e religioni.Tags: Cattolicesimo, Cristianesimo, Islam, preghiere
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“Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Così cantava San Francesco nel Cantico delle Creature. Ed in effetti, la consapevolezza dell’importanza crescente del liquido elemento è andata crescendo sempre di più, come dimostrano anche le recenti polemiche in merito alla sua privatizzazione. Di questa crescente consapevolezza sono testimonianza tra l’altro un paio di invenzioni che vale la pena citare.
La prima riguarda l’Islam, in particolare il Wudu, l’abluzione rituale minore da compiersi obbligatoriamente prima di ognuna delle cinque preghiere giornaliere. Un’azienda malese ha infatti messo in commercio un’apparecchiatura che consentirà ai devoti musulmani che decideranno di utilizzarla la possibilità di evitare inutili sprechi tramite appositi sensori. È stato infatti calcolato che se tutti utilizzassero il nuovo dispositivo (che tra l’altro durante l’uso emette versetti del Corano) anche solo durante l’annuale pellegrinaggio alla Mecca, il risparmio sarebbe di circa 40 milioni di litri di acqua al giorno. Il dispositivo sarà disponibile nei prossimi sei mesi ad un prezzo che si aggirerà intorno ai 3 – 4 mila dollari.
Decisamente più abbordabile sarà invece il prezzo dell’altra invenzione in tema di acqua, e qui siamo nel campo del cristianesimo. Complici anche i timori per l’influenza suina, i titolari di un’azienda di Meda, nel milanese, hanno infatti messo in commercio un originale acquasantiera elettronica dotata di igienico dispenser. Particolare visibilità al prodotto verrà data dalla possibile installazione di alcuni esemplari nel Duomo di Milano, ma uno dei mercati più promettenti sembra essere quello cinese: «Lì c’è un boom del cattolicesimo – spiega uno dei titolari dell’azienda produttrice con 100 milioni di credenti stimati. Ci sono dunque ampie potenzialità: una mia vicina di casa cinese ha qui un ristorante, vuole smettere con gli involtini primavera e tornare lì a distribuire l’acquasantiera…».
Messa così sembra quasi blasfema, ma è pur sempre lei, “sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”
Pregate e perdonerete: parola di scienziati febbraio 3, 2010
Posted by donmo in Religioni, Scienza & Fede, spiritualità.Tags: medicina, preghiere, religione, scienza, spiritualità
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Pregare per gli altri aumenta la capacità di perdono nei loro confronti e inoltre migliora le relazioni di coppia. È la conclusione cui è arrivato lo studio di un’equipe della Florida State University guidata da Nathaniel Lambert. Prendendo spunto dalla constatazione che nove americani su dieci dicono di pregare con regolarità, Lambert e i suoi colleghi hanno deciso di testare scientificamente l’efficacia della preghiera tramite due esperimenti.
Nel primo, ad un gruppo di uomini e donne è stato chiesto di pregare per il proprio partner, mentre ad un altro gruppo (il cosidetto gruppo di controllo) di parlarne semplicemente davanti ad un microfono. Al termine, è stato misurato il perdono rilevato (definendo il medesimo come la diminuzione dei sentimenti negativi derivanti dall’aver subito un torto) e i risultati sono stati sorprendenti. Coloro che hanno pregato per il proprio partner, infatti, hanno mostrato nei confronti del medesimo meno pensieri di vendetta e meno emozioni negative rispetto al gruppo di controllo, quello che ne aveva semplicemente parlato davanti ad un microfono.
Visto che una semplice preghiera si era dimostrata capace di produrre differenze così di rilievo nei sentimenti, i ricercatori si sono quindi chiesti cosa sarebbe accaduto in caso di preghiere più prolungate. Il secondo esperimento ha così coinvolto un gruppo di uomini e donne chiamati a pregare ogni giorno per il proprio partner per un periodo di quattro settimane. Il gruppo di controllo, come nel primo esperimento, è stato chiamato semplicemente a riflettere sul rapporto con il proprio partner e ad avere nei suoi confronti pensieri positivi, ma senza pregare per esso. Anche in questo caso i risultati sono stati confortanti: il fatto di pregare per qualcuno ha sia l’effetto di aumentare gli atteggiamenti positivi nei suoi confronti (e questo era forse scontato) ma anche quello di aumentarli verso tutta quanta la collettività.
I ricercatori sono quindi giunti alla conclusione che la preghiera ha effetti positivi in quanto sposta il centro dell’attenzione da sé agli altri. Uno studio interessante e che farà certamente discutere, come tutto ciò che riguarda il rapporto scienza e spiritualità, ma che valeva senz’altro la pena citare
Moni Ovadia: un viaggio nella cucina ebraica tra cibo e spiritualità febbraio 1, 2010
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“La storia è nota a pochi.
A ogni elezione di un nuovo papa, una delegazione della comunità ebraica romana si recava nei sacri palazzi portando un’antica pergamena sigillata che, regolarmente, il sommo pontefice rifiutava di accettare. Finché, un giorno, il papa, d’accordo con il rabbino capo, decise di consultarne il contenuto. L’intestazione recitava: «Il conto dell’Ultima Cena». Non si sa con esattezza l’ammontare dell’importo richiesto per quel celebre pasto, anche perché, per risapute ragioni, gli apostoli e Gesú non riuscirono a onorare il debito”. Con questa simpatica storiella l’editore presenta l’ultimo libro di Moni Ovadia, in uscita domani per Einaudi. “Il conto dell’Ultima cena. Il cibo, lo spirito e l’umorismo ebraico”, questo il titolo dell’opera, è un riuscito tentativo di far risaltare i legami tra cibo e spiritualità alla stregua di quando fatto ad esempio da Enzo Bianchi con il suo pregevole “Il pane di ieri”.
Famiglia Cristiana, nel numero in edicola, anticipa un capitolo del libro, quello intitolato “Khad gadià, un capretto”. Sarà una curiosità per molti scoprire che la celeberrima “Alla fiera dell’Est”, portata al successo da Angelo Branduardi, è in origine un canto ebraico eseguito al termine della più solenne delle cene: quella pasquale (qui una struggente versione tratta da Free Zone di Amos Gitai). «Oscilliamo tra due estremi: da un lato il cibo inteso come sopravvivenza, dall’altro il delirio edonistico delle grandi cucine raffinate –afferma il popolare artista milanese- Ma ciò che dobbiamo recuperare è il valore spirituale del cibo: noi siamo un unicum, anima e corpo, indissolubili. Nutrire l’anima significa nutrire il corpo e viceversa. Gli ebrei ortodossi, ad esempio, dicono sempre una preghiera prima di portare del cibo alla bocca, per sottolineare l’atto spirituale del mangiare. La spiritualità è ciò che accomuna tutti gli uomini, di qualunque fede essi siano».
Martedì prossimo Moni Ovadia sarà ospite della trasmissione Fahreneit, in onda quotidianamente su Radio 3.
Sant’Agostino: la sua vita e la sua opera domenica e lunedì in prima serata gennaio 29, 2010
Posted by donmo in Cattolicesimo, Cristianesimo, Televisione.Tags: Cattolicesimo, Cristianesimo, filosofia, Rai, religione, sant'agostino, teologia
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Presso la basilica di Sant’Agostino in Roma (e dove, sennò?) è stata presentata la miniserie dedicata al santo di Ippona che Rai Uno proporrà al pubblico domenica e lunedì prossimi in prima serata. Impresa da far tremare i polsi quella di portare sul piccolo schermo la vita di colui che non è stato solo un grande santo, ma anche un filosofo e teologo che ha segnato il cammino del pensiero occidentale in maniera indelebile. La fiction è prodotta dalla Lux Vide, che ha un’indubbia esperienza nel settore, ed è interpretata da Alessandro Preziosi, il quale ha ammesso che l’interpretare il grande santo ha rappresentato per lui un’esperienza non solo professionale ma anche spirituale.
Già presentata al Papa in anteprima, la miniserie ha goduto di una recensione da parte dell’Osservatore Romano sostanzialmente positiva pur rilevando che “Agostino emerge da questa ricostruzione più nella sua dimensione di politico che di teologo, più in quella di uomo che di sacerdote. Un taglio coraggioso, ma basato sul presupposto che il grande pubblico già conosca gli aspetti più spirituali di questa figura così amata”.
Da rimarcare le parole dette durante la presentazione dall’agostiniano Padre Vittorino Grossi: “Come disse un grande storico su Sant’Agostino “la sua esperienza siamo tutti noi“. Ci ritroviamo un po’ tutti nella sua storia e non posso negare che quando nel finale della proiezione ho visto quella barca di profughi mi sono commosso e ho pensato a quello che accade oggigiorno nel nostro Paese. Sant’Agostino fu un grande portatore di pace, le sue gesta e le sue parole “le guerre non si vincono con le guerre ma al tavolo delle trattative” ne sono la testimonianza. Quella che ci ha insegnato Agostino è un lezione immensa di solidarietà che ha visto nell’umile ministero di un prete la parte più importante di un’esistenza dedicata al prossimo, alla sua gente che non ha mai abbandonato neanche nel momento più difficile. Ha incarnato l’immagine di una Chiesa che tutti noi sogniamo oggi, preti e vescovi che siano vicini alle persone in difficoltà, sempre e comunque.”.
Una miniserie da seguire, quindi, se non altro per farsi un’idea.
Alzheimer e vita spirituale: uno studio italiano stabilisce una correlazione gennaio 27, 2010
Posted by donmo in Società e religioni, spiritualità.Tags: alzheimer, spiritualità. medicina
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Cosa fare per combattere l’Alzheimer, in attesa che per la diffusa malattia venga trovata una cura? Certo, ci si può affidare anche in questo caso a Google, ma esiste una cosa dagli esiti molto più certi: coltivare un’intensa vita spirituale. Non si tratta di una boutade, bensì dei risultati cui sono giunti i ricercatori della Clinica geriatria dell’Università di Padova, dopo aver valutato i risultati dei test a cui sono stati sottoposti 64 pazienti nell’arco di 12 mesi. Il gruppo era diviso in due sottounità: la prima comprendeva gli ammalati con un basso grado di religiosità, la seconda riuniva invece quelli con un livello medio-alto di spiritualità.
Davvero interessanti i risultati cui è giunto lo studio, che conviene riportare letteralmente. “Per un anno i pazienti sono stati sottoposti a test per misurare il loro stato mentale e la loro funzionalità nelle attività quotidiane, sia quelle che permettono un primo grado di autosufficienza (vestirsi, lavarsi e mangiare da soli) sia quelle maggiormente complicate (come telefonare).
I malati del gruppo con basso livello di religiosità hanno avuto nell’anno una perdita delle capacità cognitive del 10% in più rispetto a quelli con un livello di religiosità medio-alto. Le malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer non sono guaribili, farmaci e condizioni particolari di vita possono solo rallentarne la progressione”.
Il professor Enzo Manzato. Direttore della clinica geriatrica dell’Università di Padova spiega che ”gli stimoli sensoriali provenienti da una normale vita sociale rallentano il decadimento cognitivo, ma nel caso dello studio riportato sembra essere proprio la religiosità interiore quella in grado di rallentare la perdita cognitiva Non si tratta quindi di una ritualità cui si associano determinati comportamenti sociali, bensì di una vera e propria tendenza a ”credere” in una entità spirituale”.
I risultati dello studio hanno un livello di scientificità tale che verranno pubblicati su «Current Alzheimer Research», una vera e propria “Bibbia” (una volta tanto il termine non è usato a sproposito) del settore.
Al via tre nuove interessanti iniziative sul Web: le segnalazioni gennaio 25, 2010
Posted by donmo in Cattolicesimo, Cristianesimo.Tags: Cattolicesimo, concilio, Cristianesimo, web
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La circostanza è certamente casuale, ma a distanza di poco tempo dall’esortazione papale ad una maggiore e più proficua presenza sul Web di cui parlavamo nel post precedente, sono nate alcune iniziative di cui vale la pena dar conto.
La prima è locale, essendo sorta nella diocesi di Crema, ma i contenuti del sito promettono di essere interessanti anche per chi opera fuori dalla diocesi lombarda. A occhi aperti (questo il nome dell’iniziativa) intende essere –secondo quanto dichiarato da Christian Albini, uno dei promotori dell’iniziativa- “uno spazio libero di espressione e di confronto ecclesiale, ma anche di dialogo con chi non appartiene al mondo cattolico”.
Altro sito che ha appena preso il via è Testimoni digitali, che si propone come supporto all’omonimo convegno che si terrà a Roma nel prossimo mese di aprile. Il sito permetterà tra l’altro di conoscere e seguire in maniera approfondita e aggiornata i lavori convegnistici nei luoghi indicati nell’apposito programma, oltre che a raccogliere materiali, interventi e riflessioni attorno al tema affrontato.
L’ultimo sito da segnalare vede la luce proprio oggi e la data non è stata scelta a caso. Era il 25 gennaio 1959, infatti, quando veniva data notizia dell’indizione del Concilio Vaticano II e proprio Viva il Concilio è il nome dato al nuovo sito, promosso da vari teologi (Giacomo Canobbio, Piero Coda, Severino Dianich, Massimo Nardello, Gilles Routhier, Marco Vergottini) con il Card. Carlo Maria Martini, il Card. Roberto Tucci e Mons. Luigi Bettazzi. Riguardo al nome, apparentemente sbarazzino, lo stesso Vergottini spiega: «Fin dall’inizio abbiamo pensato che si doveva optare per una formulazione fresca e un po’ intrigante, proprio per corrispondere al linguaggio del web. Il nome del sito può apparire a prima vista un pò audace e gagliardo. Tuttavia, nell’homepage spiegheremo che quel ‘viva’ è un’espressione di ringraziamento, una memoria da onorare e una scommessa promettente per l’oggi e per il futuro della nostra Chiesa».
Auguri quindi a tutte queste iniziative che personalmente seguiremo con interesse e partecipazione.
Update: è online da oggi anche il sito di Vito Mancuso (che tra l’altro è già ricco di materiale). Tanti auguri anche a lui.
Il Papa: via libera ai cyber-preti nella nuova era digitale gennaio 23, 2010
Posted by donmo in Cattolicesimo, Cristianesimo, Web-Tech.Tags: Cattolicesimo, Cristianesimo, Papa, vangelo, web
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Con un giorno di anticipo, è stato diffuso il messaggio papale per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, in programma per il prossimo mese di maggio. “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”: questo il titolo e il tema del messaggio che si contraddistingue per un’apertura di credito nei confronto dei nuovi media che era forse finora mancata.
“Con la loro diffusione – scrive Benedetto XVI – la responsabilità dell’annuncio non solo aumenta, ma si fa più impellente e reclama un impegno più motivato ed efficace. Al riguardo, il Sacerdote viene a trovarsi come all’inizio di una ’storia nuova’, perché, quanto più le moderne tecnologie creeranno relazioni sempre più intense e il mondo digitale amplierà i suoi confini, tanto più egli sarà chiamato a occuparsene pastoralmente, moltiplicando il proprio impegno, per porre i media al servizio della Parola”. Tra i nuovi media il Papa cita in particolare video, animazioni, blog e siti Web, attraverso i quali “il sacerdote potrà far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo, coniugando l’uso opportuno e competente di tali strumenti, acquisito anche nel periodo di formazione, con una solida preparazione teologica e una spiccata spiritualità sacerdotale”. Interessante anche il passo in cui si parla dei cosiddetti “lontani”: “Una pastorale nel mondo digitale è chiamata a tener conto anche di quanti non credono -scrive infatti Benedetto XVI- sono sfiduciati e hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non credenti e persone di ogni cultura”.
Insomma, per una volta tanto il Web viene promosso “senza se e senza ma”, anche se per arrivarci ci è voluto del tempo.
Chi è “spirituale” è più attraente: parola di studio inglese gennaio 22, 2010
Posted by donmo in Religioni, Società e religioni.Tags: Religioni
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Volete far colpo sull’altro sesso senza perdere tempo? Ora non serve più millantare di possedere la miglior collezione di francobolli dell’orbe terracqueo. Anche vantare di essere degli chef da far impallidire Vissani e tentare così di prendere il/la vostro/a partner per la gola, è roba da secolo scorso.
Quello che ora serve, è dichiarare di avere dei forti interessi in campo spirituale. Per l’esattezza, la cosa migliore da affermare è quella di essere “spirituali, ma non religiosi”. Non è un consiglio tratto dalla rubrica per cuori solitari di una rivista di quart’ordine, bensì il risultato ultimo di un serissimo studio condotto dal professor Constantine Sedikides, psicologo sociale dell’Università di Southampton e pubblicato sulla Personality and Social Psychology Review. Lo studio, condotto su 15.000 soggetti, ha stabilito un’evidenza fortissima tra convinzioni spirituali e attrattiva sociale. I motivi del fenomeno (diffuso soprattutto in America del Nord) non sono ancora completamente chiari. Gli esperti affermano comunque come sia probabile che chi afferma di avere forti convinzioni spirituali sia ritenuta una persona più fidata, capace di guardare oltre il proprio interesse personale e più incline della media alla monogamia.
Una considerazione a parte merita il fatto che sia meglio affermare di essere “spirituali”, piuttosto che “religiosi”. La ricerca mette in evidenza come, ai fini dell’attrattiva sociale, sia preferibile essere visti come “intrinsecamente religiosi” piuttosto che come “estrinsecamente religiosi”. D’altra parte, c’è pure il rischio di apparire come degli insopportabili dogmatici. Ecco che quindi il dichiarare di essere genericamente degli “spirituali”, può apparire un giusto equilibrio. Fatto sta che si tratta di una terminologia che sta entrando largamente in uso anche in ambienti religiosi conservatori.
E comunque, è sconsigliabile dichiarare di essere degli spirituali solo per “cuccare” di più. Anche perché si verrebbe scoperti in poco tempo.
Arvo Pärt: una rassegna romana per conoscere da vicino il grande musicista sacro gennaio 20, 2010
Posted by donmo in Cristianesimo, Musica.Tags: Arvo Pärt. musica, Cristianesimo
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“Diario dell’anima”: non poteva esserci titolo migliore per la rassegna che dal 23 gennaio al 2 febbraio l’Auditorium di Roma dedica ad Arvo Pärt , il musicista estone che sta conquistando fasce sempre più vaste di appassionati benché la sua musica sia tutt’altro che “facile” nel senso deteriore del termine. Eppure è una musica “semplice” nel senso più nobile, visto che Pärt, come tutti gli autentici uomini spirituali, ha proceduto nel corso degli anni per sottrazione.
Forse è esagerato definirlo, come fa il comunicato dell’Auditorium, “il compositore più amato dal pubblico”, ma non lo è certamente il definirlo il maggior autore vivente di musica sacra. “Potrei paragonare – ha dichiarato una volta- la mia musica alla luce bianca, che contiene tutti i colori. Solo un prisma può dividere tutti i colori e farli apparire; questo prisma potrebbe essere lo spirito dell’ascoltatore”. Tra le sue opere, impossibile non menzionare la Summa (meditazione sul Credo, del 1978), il De Profundis (1980), lo Stabat Mater (1985) e la Passione secondo Giovanni. Le serate romane saranno arricchite dalla sua presenza, fatto più unico che raro, visto che Pärt è quanto mai restio ad apparire in pubblico. Qui uno scritto che può costituire una buona base di partenza per la conoscenza del musicista, anche se la cosa migliore è ascoltare le sue note.

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